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Il "conflitto" interno giunta-dirigenti, e le partite ancora aperte

Intanto, necessarie appaiono alcune brevi premesse ancor  prima di evidenziare lo stato di decozione finanziaria e politica in cui il Comune di Brindisi si trova anche dopo la mancata sfiducia nei confronti della sindaca 

Intanto, necessarie appaiono alcune brevi premesse ancor  prima di evidenziare lo stato di decozione finanziaria e politica in cui il Comune di Brindisi si trova anche dopo la mancata sfiducia nei confronti della sindaca  che, passata la tempesta, ha avvertito solo l’esigenza di chiedere, prioritariamente  alle forze di minoranza presenti in Consiglio, un momento di tranquillità al fine di poter “pensare” ai problemi della città.                                                                                                                         

E’ bene significare che concettualmente e di fatto la gestione di un Ente Locale, affidata  ad organi democratici elettivamente nominati, viene ritenuta di gran lunga migliore rispetto  a quella commissariale affidata con decreto governativo ad una sola persona. Che detto pensamento trovi  riscontro,  anche dall’esame  degli  atti gestionali  posti  in essere dal commissario prefettizio prima delle elezioni del decorso mese di giugno,  è di tutta evidenza con la sottolineatura che alcuni di questi  atti  produrranno effetti  negativi sull’aumento  del  capitolo dei debiti fuori bilancio.                                                                 

In verità, il risultato elettorale, superando a piè pari le diverse ed  approfondite analisi  già prodotte al riguardo, ha inconfutabilmente segnato, rispetto al passato, la presenza di consiglieri di prima nomina  con scarse conoscenze della particolare materia sugli Enti Locali e, quindi,  di  una classe politica-amministrativa  che mal si concilia con la costituzione degli Organi  preposti alla gestione del Comune.

Ed è per quanto appena rilevato che, invece di stabilizzare le responsabilità del commissario  per il periodo di gestione dell’ente, sindaca e giunta hanno ritenuto, in maniera confusionaria e certamente mal guidati,  avventurarsi sulla impervia strada della guida del Comune con la decisione addirittura di  “richiamare”, illegittimamente, ma con l’assenso  dell’organo amministrativo apicale  e di altri specifici settori  facenti parte della struttura comunale,  il  commissario prefettizio per la adozione della importante deliberazione relativa ai cosiddetti  equilibri di bilancio.

Ciò che poteva apparire una collaborativa intesa fra i due organi di programmazione (politico)il primo ed amministrativo (apparato burocratico)il secondo,  normativamente preposti alla gestione del Comune, si è riverberata ben presto una pia illusione rilevando sottili forme di  disparità di vedute dalle imprevedibili conseguenze.                                                                                    

Purtroppo, non vi è stata possibilità, nonostante le osservazioni  espresse, di fare intendere la opportunità  di una svolta vera nei rapporti di collaborazione  fra i due citati organi al fine di traguardare gli obiettivi programmatici  posti  per la comunità amministrata, anzi, la precipitosa decisione della sindaca di procedere motu proprio a nomine di dirigenti con contestuali assegnazioni di settori,  ha provocato non solo disappunto fra i componenti politici della maggioranza in consiglio, ma fra gli stessi  dirigenti.                                    

Orbene, al di là delle riconosciute capacità professionali  da altri attribuite alla classe dirigenziale ed  in particolare ai pochissimi conoscitori  della materia sugli Enti locali e sul funzionamento dell’apparato burocratico, si  potrebbe pensare, allo stato e  per le considerazioni che verranno di seguito espresse,  che la battaglia, pur non dichiarata, fra i due organi di gestione abbia avuto inizio e che lo scontro in essere, oltre a procurare danni alla comunità, sembra aver prodotto di già il coriaceo disegno della linea di difesa della struttura amministrativa comunale affidata ai rappresentanti del massimo livello.                                                                                                                                             Infatti, gli apprezzamenti ricevuti dalla sindaca per avere autonomamente deciso nell’esercizio del suo potere gestionale di disporre alcune verifiche di natura  amministrativa, al fine di accertare eventuali ipotesi di mala gestio,  hanno “costretto “, forse perché direttamente interessato, il  blasonato segretario  generale del Comune  che intervenendo  pubblicamente e ad  horas  ha voluto  assicurare l’adamantino  iter procedurale, al di là di liquidazioni prive degli allegati atti amministrativi accompagnatori, ricercati e non trovati da alcuni consiglieri di minoranza e pur in assenza di parere da parte del Collegio dei Revisori nei casi di  proposte transattive, nell’esecuzione di quanto richiesto dalla sindaca.

Ma il proclama di  ipse dixit, non pare sia stato ritenuto esaustivo tant’è che  la sindaca non ha inteso chiudere il caso che vedrebbe coinvolti più dirigenti. La decisione di cui sopra non costituisce, per quanto è dato sapere, provvedimento eccezionale da parte della sindaca da poiché  rientrante nella diversa linea di stravolgimento dei rapporti con l’organo amministrativo probabilmente in previsione di arrivi  di atti decisori da parte della Corte dei Conti.                                      

E’ verosimile che la magistratura contabile voglia chiedere conto  al Comune l’esito dei provvedimenti in sanatoria  alle numerose e gravi irregolarità rilevate con sentenze nn. 27/PRSP/2016 e 89/VSG /2016, come possibile  appare la ricerca  dei  responsabili che hanno omesso la trasmissione della delibera  n. 2 del 16 marzo 2016, adottata dal commissario prefettizio con i poteri del consiglio comunale ed inviata a tutti i dirigenti dell’Ente e non ai consiglieri comunali che pertanto non  conoscono la situazione economico-finanziaria del Comune e delle società partecipate evidenziate in detto provvedimento.                                                             Ma non basta. La sindaca, e non chi per lei, nel segno della continuità dell’azione  amministrativa dell’ente e con il coinvolgimento dell’organo giuntale, dovrà con immediatezza attenzionare l’organo apicale amministrativo per avere utili chiarimenti  con riferimento ad alcuni problemi  non ulteriormente rinviabili.

Si tratta, per esempio,  di  individuare le responsabilità per le mancate azioni di  recupero di somme impropriamente erogate al personale, di accertare l’esattezza della retribuzione sia del segretario generale con particolare riguardo  alle due voci  di calcolo (retribuzione di risultato e retribuzione di posizione)o con riferimento alla retribuzione di galleggiamento o del calcolo per la determinazione del salario accessorio, della giusta ripartizione delle somme incamerate per sanzioni al codice della strada, del recupero di somme per oneri liquidati irregolarmente (Iva e Cap) a seguito di sentenze di giudici di pace  e corrisposti ad  utenti non aventi  titolo. 

Ma ancor più di difficile interpretazione, sotto il profilo delle responsabilità , appaiono le verifiche di regolarità amministrativa relative agli anni dal 2013 e successivi  eseguite dall’Ufficio Controlli Interni del Comune  retto dal segretario generale: non possono non sapere i consiglieri comunali fatti rilevati ed eventualmente  riconducibili a danni erariali.

Meriterebbe, poi, una seduta monotematica di consiglio la preoccupante relazione di  ben 55 pagine(ma i consiglieri la conoscono?)  del segretario generale riguardante il piano anticorruzione al Comune: l’organo assembleare dell’Ente e per  esso la cittadinanza  non deve solo  conoscere le diverse  classi sociali che insistono sul territorio in cui vive, ma operare una concreta verifica per debellare eventuali  fenomeni  malavitosi  e di contrasto agli atti di corruttela, immaginando la creazione di uno sviluppo armonico di questa città  che deve marciare per essere considerata a misura d’uomo.                                                                                                                                                  Non si è inteso ritornare sulla grossa problematica più volte trattata e relativa alla società partecipata Brindisi Multiservizi  che resta senza soluzione anche dopo l’ultimo provvedimento consiliare adottato al riguardo, mentre si ritiene utile, a breve, argomentare sulla questione dei debiti fuori bilancio, dell’enorme contenzioso formatosi nel settore legale e delle responsabilità in capo agli organi comunali e consiglieri per le dovute segnalazioni in tema di danni erariali.                                                                                                        Dai fatti e considerazioni sopra esposte discendono naturale due conclusioni che è possibile circoscrivere sinteticamente: la attuale impossibilità di costruzione di una intesa collaborativa fra i due organi di gestione del Comune e  il rafforzamento della convinzione che utile sarebbe stato il ritorno, sia pure frettoloso , alle urne senza aspettare la cessazione di questa consigliatura che probabilmente avverrà fra non molto a causa degli irrisolti e gravi problemi che attanagliano questa città.  

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