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Domenica, 16 Gennaio 2022
Politica

Il Corriere: "Il miracolo dei voti di Curto". Lui risponde: "Tutto regolare"

FRANCAVILLA FONTANA - E l’ex senatore finisce un’altra volta, a piè pari, in un giallo di caratura nazionale. Lo scrive Sergio Rizzo, la caustica penna del Corriere, associando Euprepio Curto nientemeno che al Cetto di Antonio Albanese, eroe in celluloide di Qualunquemente. Dopo lo scandalo dei parenti assunti al Comune e quello del finto russo che gli è costato il posto in Parlamento (tutti e due archiviati dalla procura brindisina, per amore di verità è debito specificare), l’ennesimo sospetto arriva direttamente dalla capitale meneghina, precisamente da via Solferino. Secondo Rizzo, ma forse anche secondo qualche legale più vicino a queste latitudini, l’ennesima vicenda vedrebbe Curto protagonista – se non autore – di una bizzarra moltiplicazione di voti: 651 le schede valide al seggio numero 19 di Francavilla Fontana, nel quale il numero dei votanti sarebbe però pari a 619.

FRANCAVILLA FONTANA - E l'ex senatore finisce un'altra volta, a piè pari, in un giallo di caratura nazionale. Lo scrive Sergio Rizzo, la caustica penna del Corriere, associando Euprepio Curto nientemeno che al Cetto di Antonio Albanese, eroe in celluloide di Qualunquemente. Dopo lo scandalo dei parenti assunti al Comune e quello del finto russo che gli è costato il posto in Parlamento (tutti e due archiviati dalla procura brindisina, per amore di verità è debito specificare), l'ennesimo sospetto arriva direttamente dalla capitale meneghina, precisamente da via Solferino. Secondo Rizzo, ma forse anche secondo qualche legale più vicino a queste latitudini, l'ennesima vicenda vedrebbe Curto protagonista - se non autore - di una bizzarra moltiplicazione di voti: 651 le schede valide al seggio numero 19 di Francavilla Fontana, nel quale il numero dei votanti sarebbe però pari a 619.

Conti che non tornano nemmeno ad Antonio Scalera, il collega dell'Udc di Taranto defenestrato dal consiglio regionale per effetto del riconteggio, il primo di una lunga serie. Proprio qualche giorno addietro, Scalera aveva incassato il due a zero di Curto, per effetto del pronunciamento del Consiglio di Stato, che aveva respinto al mittente la richiesta di sospensiva della prima sentenza del Tar secondo cui il francavillese deve restare al proprio posto in via Capruzzi. Pronunciamento tutt'altro che definitivo, l'ultima parola della giustizia amministrativa, deve ancora arrivare. Ma a sei giorni esatti dall'atto in questione, ecco comparire il pezzo senza sconti del Rizzo nazionale.

Il riepilogo della vicenda, è fedele, l'autore de La Casta insieme a Gian Antonio Stella scrive: "A fine marzo del 2010 Curto risulta eletto per una manciata di preferenze. Ma un suo collega di partito, tale Antonio Scalera, non ci sta. Dice che in un seggio di Taranto gli hanno conteggiato per sbaglio meno voti di quanti ne ha realmente avuti e fa ricorso al Tar. I giudici confermano l'errore materiale: Scalera ha ottenuto 22 preferenze in più ed è a lui che spetta la poltrona occupata da Curto. Il quale però non la vuole mollare e fa a sua volta ricorso con la stessa motivazione. Pure a lui gli elettori avrebbero dato un numero di consensi maggiore di quello registrato. In particolare, nel seggio numero 19 di Francavilla Fontana. Dove la verifica dà risultati incredibili. Tolte le schede bianche e nulle (34), e quelle su cui c'è il solo nome del presidente (74), nei verbali c'è scritto che i singoli partiti hanno racimolato 619 voti. L'Udc di Curto ne ha avuti 104. Ma il verbale delle preferenze ai singoli candidati dà una versione differente. E cioè che Curto avrebbe avuto 127 voti individuali, addirittura 23 in più del suo partito. Il che è già impossibile: o è sbagliato il verbale dei voti di lista o quello delle preferenze".

"E non è finita qui - continua Rizzo - Quando gli emissari della prefettura aprono il contenitore delle schede, si accorgono che non sono com'è normale in un plico sigillato, ma in un fagotto informe tenuto insieme con lo scotch senza apposizione di bolli di sezione e di firme sui lembi di chiusura'. E non è l'unica sorpresa. Perché dal riconteggio delle schede si scopre che i voti di Curto sono diventati addirittura 132, più altri quattro per il suo partito. Totale: 136. Così, siccome i voti in più non vengono sottratti alle altre liste, nel seggio 19 di Francavilla Fontana il numero delle schede valide è maggiore di quello degli elettori che le hanno deposte nell'urna. Cioè 651 contro 619?. Fine della storia, anzi no.

Il finale numero due, che azzera ogni ipotesi di giallo, lo scrive il senatore (ex) di suo pugno. E riepiloga, daccapo, pareggiando i conti: "Nel corso dell'ultima campagna elettorale regionale in alcuni seggi della provincia di Brindisi e della provincia di Taranto è stato commesso un clamoroso errore: non si è tenuto conto della legge elettorale pugliese che prevede che tutti i voti di preferenza attribuiti ad un candidato debbano essere contestualmente attribuiti alla lista di cui egli fa parte, anche se sulla scheda elettorale risulti votata altra lista o, addirittura, non sia stata votata alcuna lista. In conseguenza è avvenuto che, specificamente nella sezione 19 di Francavilla Fontana, mi sono stati attribuiti 127 voti di preferenza, mentre, incomprensibilmente, alla lista Udc sono andati solo 104 voti di lista. Pertanto il mio ricorso, e anche quello dello stesso Scalera, che ha lamentato la stessa anomalia nella provincia di Taranto, hanno avuto pacifico accoglimento, con l'unica differenza che i voti recuperati dall'Udc brindisina sono stati superiori rispetto a quelli recuperati dall'Udc di Taranto".

"Da qui - prosegue Curto - il maggiore coefficiente per Brindisi, e la mia elezione. E' stato posto poi il problema che, seguendo questa tesi, si sarebbe giunti ad un numero di voti attribuiti alle liste comunque superiore rispetto al numero dei votanti. In effetti è così. Ma tutto ciò avviene non perché sia stata posta in essere una qualche manovra poco chiara, ma solo perché, essendo oggetto del giudizio solo la comparazione tra i voti di lista Udc di Brindisi e Taranto, e non essendoci, invece, una domanda giudiziale che portasse alla sottrazione di voti alle liste a cui erano stati attribuiti illegittimamente, a queste liste sono rimasti confermati i voti originari".

Ma il dubbio, a questo punto è: le liste in questione, non essendo stati loro sottratti voti, non hanno fatto ricorso, quindi Curto si è comunque trovato la strada spianata, dovendo fare i conti davanti al Tar solo con il suo alter ego, e non con altri quattro o cinque potenziali ricorrenti di altri partiti (magari un candidato di Luigi Vitali). Il finale numero tre, quello vero, lo scriverà la magistratura. Quella amministrativa, per mano del Consiglio di Stato, che dovrà pronunciarsi sulla battaglia tutta uddicina Curto-Scalera. Quella penale se i dubbi sollevati da Rizzo dovessero sfociare in inchiesta (come, fino ad oggi non risulta).

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