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Massimo Ferrarese all'ultimo consiglio

Massimo Ferrarese all'ultimo consiglio

Il funerale del Laboratorio Ferrarese

BRINDISI – Ciò che doveva essere detto prima, molto prima, è venuto a galla solo oggi pomeriggio nell’ultima seduta del consiglio di una Provincia che naviga verso lo scioglimento e che perde prematuramente i suoi organi amministrativi e deliberativi. Le dimissioni di Massimo Ferrarese non sono state altro che l’ultimo calcio ad una baracca traballante, in cui il capogruppo del Pd, Damiano Franco – sempre coerente con questa posizione - ha denunciato apertamente di essere sempre stato “a disagio”.

BRINDISI - Ciò che doveva essere detto prima, molto prima, è venuto a galla solo oggi pomeriggio nell'ultima seduta del consiglio di una Provincia che naviga verso lo scioglimento e che perde prematuramente i suoi organi amministrativi e deliberativi. Le dimissioni di Massimo Ferrarese non sono state altro che l'ultimo calcio ad una baracca traballante, in cui il capogruppo del Pd, Damiano Franco - sempre coerente con questa posizione - ha denunciato apertamente di essere sempre stato "a disagio".

Non era Ferrarese l'uomo su cui costruire in un territorio cruciale della Puglia una esperienza di governo avanzata tra sinistre e moderati, che aveva bisogno soprattutto di idee nuove, di politiche innovatrici concrete, di promozione e sostegno all'innovazione e alla formazione avanzata dei giovani, di autorevolezza e non di rissosità nei confronti degli interlocutori esterni (Regione, grandi interlocutori industriali) e di culto della personalità. Autorevolezza non vuol dire sottomissione.

Adesso Ferrarese lascia Palazzo De Leo e parecchi problemi aperti alle sue spalle. Se li ritroverà sulla scrivania il commissario che sarà inviato a pilotare l'ente sino alla fusione con la provincia di Taranto. Sarà quella, forse, una finestra obiettiva sull'era dell'ex presidente di Confindustria Brindisi che adesso punta le sue carte su un seggio al Parlamento, dopo le macerie di oggi e quelle nuove che paventa per bocca del coordinatore provinciale dell'Udc, Ciro Argese, che in consiglio ha annunciato l'apertura di verifiche in tutti i Comuni e gli enti dove esiste un'alleanza tra il suo partito, il movimento di Ferrarese, Noi Centro, e la sinistra (dopo aver però messo al sicuro stamani alle 8 la nuova nomina dell'amico Marcello Rollo alla presidenza dell'Asi).

Francesco Fistetti di Sel ha definito l'ultima seduta del consiglio provinciale di Brindisi come "il funerale di prima classe riservato da Massimo Ferrarese al suo laboratorio". Di prima classe, ma segnato da insinuazioni e sospetti scagliati come al solito da Ferrarese contro i suoi avversari. L'ultimo presidente della Provincia di Brindisi oggi è andato in aula per contestare una relazione, quella della commissione consiliare di indagine su Cittadella della Ricerca, che ha smontato con 18 audizioni di amministratori, revisori, consulenti, l'esame dei bilanci e di altre carte la macchina da guerra che egli aveva costruito contro gli uomini e i settori del Pd, o semplicemente a lui invisi, che non gli avevano lasciato il passo, e contro le scelte della precedente amministrazione, quella di Michele Errico.

Una macchina da guerra che aveva inondato le pagine di una parte dei giornali con l'esistenza di presunte voragini di bilancio, presunta malafede, incapacità gestionali, sino alle ultime gravi affermazioni sui retroscena dell'incendio doloso di domenica mattina negli uffici di Cittadella, che ha distrutto una grande mole di documenti. Invece, i commissari alla fine della relazione (che alleghiamo integralmente in calce a questo articolo), scrivono: "L'audizione di tutti i soggetti interessati nelle attività della cittadella, ha posto comunque in essere casi gestionali che vanno dal tardivo o mancato recupero di crediti, all'assenza di libri acquistati ed inventariati per 30.000,00 euro sino alla transazione con Enea, all'acquisto di azioni di altre società, alla stipula di contratti che appaiono ingiustificatamente onerosi, ecc. Tali casi non sembrano essere improntati alla logica della buona amministrazione ed hanno evidenziato un deficit di controlli contabili e politici che se allertati in tempi precedenti avrebbero potuto ridurre notevolmente le perdite di esercizio".

La maggior parte di questi rilievi - come si evince dalla relazione - ricadono sulla gestione tra la seconda metà del 2009 e la messa in liquidazione (quindi nel corso della gestione parallela all'amministrazione Ferrarese) giudicata tutt'altro che ineluttabile: "In conclusione, si rappresenta che il superamento dello stato di impasse finanziaria sopra descritto, in alternativa alla liquidazione della società, avrebbe richiesto ai vari management, secondo i comuni principi di economia aziendale, di porre in essere una azione energica tesa ad iniziare da una politica di risanamento finanziario e recupero crediti che sembra non esserci stata, aumentare l'efficienza e l'efficacia della struttura aziendale sia con riferimento a costi e ricavi (momento economico) che a pagamenti ed incassi (momento finanziario)", nella consapevolezza del ruolo di volano di sviluppo che Cittadella era chiamata a svolgere.

Queste sono le conclusioni che oggi Ferrarese ha provato ad esorcizzare cercando di maltrattare gli ex alleati, invitando il capogruppo del Pd a prendere posto tra i banchi del centrodestra solo perché non era d'accordo con lui, esortazione cui Damiano Franco ha risposto dicendo che piuttosto è la storia personale di Ferrarese che non c'entra affatto con il centrosinistra. Francesco Fistetti è stato accusato di aver chiesto allo stesso Ferrarese di essere nominato presidente di Cittadella della Ricerca, e il professore universitario gli ha risposto che non gli è mai venuto in mente di aggregarsi alla "corte" del presidente della Provincia.

E altro accadrà e si dirà. Ma c'è un vantaggio: tutto ciò che Ferrarese era riuscito a trasformare in una statua di sale può tornare in vita. Se le convenienze elettorali non avranno la prevalenza sui doveri della politica che oggi ha il compito non solo di salvare Cittadella e l'Università, ma di pensare ai nuovi assetti del territorio brindisino, al lavoro, all'ambiente, alla ricerca recuperando il terreno perduto in questi anni.

Relazione su Cittadella

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