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"Il Pd non è mai stato chiamato a decidere. Congresso subito"

E' bene chiarire che il PD, inteso come l’insieme dei componenti dei suoi organismi dirigenti locali e provinciali e dei suoi rappresentanti istituzionali, non ha fatto proprio alcuna scelta, per il semplice motivo che non è stato convocato per esprimersi su nulla

Sempre a proposito dell'accordo tra Pd e Forza Italia per il rinnovo del consiglio provinciale, riceviamo e pubblichiamo questa critica di Corrado Tarantino, ex segretario provinciale del Pd, all'attuale segretario Maurizio Bruno e alla sua gestione del partito.

Apprendo dai mezzi di informazione che in queste ore si stanno presentando le liste per le elezioni del prossimo Consiglio Provinciale, elezioni alle quali il PD si presenterebbe componendo una lista insieme, tra gli altri, a FI. Vedremo come andrà a finire, tuttavia, siccome ormai le notizie in merito alle scelte del PD Provinciale le apprendiamo esclusivamente dai giornali, mi vedo costretto a scrivere alla stampa per esprimere un mio modesto parere e una mia riflessione.

Allora è bene chiarire che il PD, inteso come l’insieme dei componenti dei suoi organismi dirigenti locali e provinciali e dei suoi rappresentanti istituzionali, non ha fatto proprio alcuna scelta, per il semplice motivo che non è stato convocato per esprimersi su nulla. Allora è più opportuno dire che Bruno ha deciso. E qui la prima riflessione. Quanto possiamo ancora immaginare di andare avanti in questo modo? Questo è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi e di scelte, anche importanti per il territorio (ad esempio ASI), in cui il Partito subisce decisioni monocratiche e fatte non si sa bene dove e da chi.

Ricordo che questo problema fu sollevato ufficialmente solo pochi mesi fa, quando la maggioranza dei componenti dell’assemblea provinciale produssero un documento con il quale si chiedeva proprio il ripristino dei più banali meccanismi di discussione e di decisione democratica nel Partito, segnalando che fosse giunto il momento in cui si affrontava il problema della incompatibilità, statutaria e politica, di Bruno che non poteva svolgere tre ruoli contemporaneamente.

Da quel documento scaturì la riunione della assemblea provinciale (l’unica in tre anni!), che alla presenza del segretario regionale La Carra, decise la nomina di un comitato di reggenza plurale che esautorava dalle funzioni di segretario Bruno e che avrebbe governato il partito provinciale e lo avrebbe portato a Congresso. Evidentemente Bruno ha immaginato che con quella decisione lui fosse salvo, infatti ha proseguito come se nulla fosse, facendo nomine e assumendo decisione in nome e per conto del partito, senza convocare e discutere in nessun organismo, neanche nel suddetto comitato reggenza che non è stato mai convocato.

Penso che a questa situazione bisogna mettere la parola fine, e che sia opportuno che nella nostra provincia si vada al più presto a congresso per eleggere un segretario nelle sue piene funzioni e che rimetta in piedi un partito ormai sfibrato e inconsistente. Nel merito della questione, pensiamo per davvero che il nostro partito, che oggi ha sulle spalle il peso del governo della Provincia, della Regione e del Paese, non avrebbe dovuto usare questa occasione per fare una discussione collettiva e capire come immaginare il futuro di questo Ente che il 4 dicembre i cittadini con il loro No alla Riforma Costituzionale hanno deciso di mantenere in vita?

Ci si rende conto che quel voto ha cambiato anche la prospettiva con la quale dobbiamo guardare a questo Ente? Davvero si pensa che non sarebbe stato utile, prima di decidere con chi proporre una lista e chi candidare, discutere su questi due anni, delle problematiche che la Provincia sta affrontando (la vicenda Santa Teresa sembra poco?), e capire come poter dare una risposta collettiva e di Partito? A me pare di no, invece c’è chi ha pensato che il problema fosse chiudersi qualche accordicchio per galleggiare e nulla più!

In base a quale criterio si è scelto con chi fare una lista? Non sarebbe forse stato più logico proporre una lista, insieme ad alcune idee, riunendo i partiti, i movimenti, le civiche che si rifanno al Centrosinistra nel nostro territorio e provare a utilizzare questa occasione per riannodare il filo di un ragionamento spezzatosi da un po’ di tempo? Sinceramente penso che ormai la misura sia colma, c’è chi evidentemente la lezione del 4 dicembre non la vuole capire, se non si rimette in piedi una idea di partito, non c’è futuro e prospettiva per nessuno, e non ci saranno accordicchi e galleggiamenti che reggeranno.

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