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Revisori e consuntivo 2014, adesso il caso passa al Ministero dell’Interno

Il prefetto scrive a Roma dopo la richiesta di proroga del sindaco. La risposta non prima di domani. Intanto vertice di maggioranza

BRINDISI – Il caso del parere dei revisori che non c’è sembra essere diventato nazionale: il prefetto ha scritto al Ministero dell’Interno per sapere se è possibile concedere al Comune di Brindisi una proroga per l’approvazione del conto consuntivo, dopo la diffida che scade il 29 maggio prossimo e che porterebbe allo scioglimento del consiglio nel caso in cui non si dovesse arrivare prima di quella data.

Per sapere se effettivamente il salvagente last minute, sotto forma di proroga, ossia di ulteriore tempo per tornare in consiglio e adottare il bilancio del 2014, ci sarà bisognerà aspettare domani (almeno) perché prima dal ministero non è possibile avere risposta. E allora resta il punto interrogativo sulle sorti dell’amministrazione e rimane la domanda relativa al perché si sia arrivati a questo punto. Per quale motivo cioè i revisori non si sono espressi sul consuntivo?

Avrebbero potuto redigere un parere negativo oppure positivo con prescrizioni, tenuto conto dell’ormai noto sforamento del patto di stabilità. Parere negativo nel caso di non condivisione o peggio di anomalie, positivo con una serie di condizioni che avrebbero ingessato il bilancio di previsione. Invece niente. Al Comune se lo chiedono tutti, dal sindaco ai consiglieri, passando per gli assessori e i dirigenti.

Il primo cittadino questo pomeriggio alle 16,30 ha cercato di uscire dall’empasse rivolgendosi al prefetto Nicola Prete per sapere se fosse possibile ottenere altri venti giorni di tempo per respirare e cercare di dialogare con i componenti del collegio e capire, quindi, quali siano le motivazioni che impediscono la stesura del parere. Anche perché in occasione dell’ultima riunione, quella di sabato scorso, sembrava questione di ore: i componenti si sarebbero dati appuntamento al lunedì successivo. Ma quest’oggi nessuno si è visto e sembra che non siano arrivate neppure comunicazioni a titolo di giustifica.

Ha spiegato tutto Consales al prefetto, ma la risposta che sperava di portare a casa non c’è stata perché anche per il massimo rappresentante del governo sul territorio, quello che sta avvenendo al Comune di Brindisi ha tutti i requisiti per diventare un “caso”. Precedenti, vale a dire situazioni analoghe, non sembrano essere emerse, per lo meno da una rapida verifica. Da qui la necessità di girare l’interrogativo al ministero, più esattamente all’Ufficio affari elettorali competente per materia. E di informare subito i consiglieri comunali.

Uscito dalla Prefettura, Consales ha chiamato a raccolta i “suoi” di centrosinistra: vertice di maggioranza, ma nessuna conclusione, se non il ritornello secondo cui “bisogna aspettare”. Cosa potrebbe succedere? Nel caso in cui il parere non dovesse arrivare per domani mattina (anche se il termine ultimo dei venti giorni scadeva oggi) e qualora la risposta alla domanda di proroga dovesse essere negativa, il centrosinistra sembra pronto ad andare in consiglio per adottare il conto consuntivo. I numeri ci sono. Il punto è che si correrebbe il rischio di portare al voto una delibera illegittima in quanto monca di un atto obbligatorio, qual è il parere dei revisori, sebbene non vincolante.

L’altra ipotesi, fermo restando l’impossibilità della proroga e l’assenza della pronuncia del collegio, punta alla pronuncia di altri revisori, ossia quelli che nel frattempo sono stati estratti dalla Prefettura come nuovi componenti dell’organo di controllo interno del Comune di Brindisi, stando alle nuove disposizioni di legge. Va detto, infatti, che Vittorio Dell’Atti, presidente, Massimo Mangiameli e Rita Saracino sono in regime di prorogatio. E va anche ricordato che nel caso in cui i tre componenti fossero stati in carica regolarmente, la mancata pronuncia avrebbe comportato la sanzione immediata della decadenza.

La questione, quindi, è a dir poco ingarbugliata. Sullo sfondo del nodo restano le domande dei consiglieri di opposizione, guidati da Giampiero Pennetta, in qualità di presidente della Commissione Bilancio: “Siamo arrivati all’indecenza, purtroppo”, dice dopo aver appreso del tentativo del sindaco di ottenere una proroga dal prefetto. “Siamo di fronte a balletti o danze indiane che non giovano a questo Comune. Mi chiedo che credibilità ha un’amministrazione che arriva a tanto”.

Dall’opposizione, la colpa è della politica. Non potrebbe essere diversamente stando al gioco delle parti. E infatti, Pennetta aggiunge: “Se i revisori non si sono espressi, evidentemente hanno riscontrato qualche difficoltà, per cui mi chiedo anche se i conti non siano taroccati, come lo è stato il patto di stabilità, sul quale il sindaco è stato costretto ad ammettere lo sforamento giustificandolo con la necessità di salvare la Multiservizi, la società partecipata. Anche quella è stata un’acrobazia, come lo è la storia dei residui attivi duplicati per cinque milioni di euro”.

“Mi riferisco alla voce delle entrate tributarie, contabilizzata come crediti, per i quali c’è stato uno stralcio per insussistenza e altro”, continua. “Cosa vuol dire?”. Mentre Pennetta attende risposte, sale la tensione al Comune: mai come ora è stato vicino lo scioglimento del consiglio che vuol dire commissariamento per almeno un anno. A meno che non arrivi la ciambella di salvataggio.

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