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Il dibattito sugli attentati? Per il segretario del Pd è politica ammuffita

Tutti gli interventi apparsi in questi giorni sui quotidiani di Brindisi a proposito degli episodi di violenza e di intimidazione a danno del sindaco e di altri politici, per il segretario cittadino del Pd sarebbero considerazioni ammuffite ed inutili

BRINDISI - Tutti gli interventi apparsi in questi giorni sui quotidiani di Brindisi a proposito degli episodi di violenza e di intimidazione a danno del sindaco e di altri politici, per il segretario cittadino del Pd sarebbero considerazioni ammuffite ed inutili. Antonio Elefante non dice con chi ce l'ha (nel migliore stile della politica "nuova" di questi ultimi tempi), limitandosi a sostenere che la politica del passato è responsabile dei danni del presente, e che solo la "nuova politica", a questo punto, avrebbe il diritto di affrontare i problemi e di governare. Sarebbe in effetti interessante poter verificare, ma ci vorrebbe una macchina del tempo, se Elefante "nel passato" sarebbe riuscito a diventare consigliere comunale e segretario cittadino di un partito. Ecco l'intervento integrale di Elefante (al quale, ricordiamo, il 23 novembre 2013 è stata bruciata l'auto come avvenuto poi per altri amministratori comunali).

In riferimento agli interventi – “passarelle”-  di politici ed ex politici di questi giorni che,  attraverso  "più o meno profonde analisi sociologiche" ci hanno emozionato  commentando gli episodi che hanno tanto turbato la nostra città nell'ultimo periodo, il Segretario Cittadino del PD di Brindisi ritiene paradossale come la malattia -  la causa dei problemi ereditati dal passato – abbia oggi la presunzione di ergersi a quel  dottore che - oltre a fare la diagnosi  tra l’altro sbagliata – prescriva una improbabile cura.

A chi evidenzia oggi come una serie di pregiudicati siano continuamente presenti a Palazzo di Città in quanto chiamati , invitati o attesi da qualcuno , sembra opportuno ricordare come questi personaggi  siano evidentemente stati abituati male e certe “cattive” abitudini  - questa si che è regola sociologica - siano state ereditate dal passato;  ingombranti presenze che hanno  permesso a questi fantomatici personaggi   – e mi riferisco sempre al passato - di ottenere velocemente un posto di lavoro poi perso per una condotta personale mai del tutto cambiata.

Senza presunzione alcuna di fare filosofia di sinistra, ribadisco convintamente il concetto per cui anche chi abbia  sbagliato – appartenente alla categoria dei così detti ultimi- vada comunque, attraverso un graduale e lento recupero sociale,  reintegrato anche attraverso un posto di lavoro che possa restituire la dignità persa per strada. Altrettanto evidente  però  - in particolare agli occhi di noi politici di nuova generazione – come  in alcuni settori del lavoro pubblico ci sia stato in passato una invasione esagerata di assunzioni clientelari e  “socialmente mirate”.

Quando questo non è  parte integrante di un sistema più generale di società e lo sostituisce in pieno, vuol dire che in passato qualcosa di sbagliato è stato fatto, vuol dire che “una certa politica” ha evidentemente fallito, ammalando di fatto alcuni settori specifici. Questo avvicinamento pericoloso alla politica ha generato abitudini pericolose , una mentalità deviata che - pian piano nel  passato - si è prepotentemente imposta.

 Oggi, nonostante gli errori di valutazione politica che tutti quanti possiamo commettere,  “sistematicamente” abbiamo posto all’attenzione di tutti (nessuno escluso) questo grave fenomeno sociale, riportando al centro nei  discorsi e nelle azioni  valori come l’uguaglianza e il merito anche - e soprattutto - nei confronti di chi un posto di lavoro lo cerca ancora. 

Consapevoli del fatto che ragionando in questi termini la strada  sarà più lunga e difficile (e per i tanti anche incomprensibile), il PD di Brindisi proverà comunque a percorrerla testardamente affinché ritorni la  fiducia dei cittadini nei confronti della politica , per alimentare la  speranza dei tanti giovani nei confronti di una città che non vuole mollare e per lasciare –  attraverso l’impegno quotidiano a  commettere meno errori rispetto al passato - una società migliore alla classe dirigente del futuro. Antonio Elefante

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