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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Politica

“Immaginiamoci il possibile”

BRINDISI - Le dimissioni del sindaco Domenico Mennitti, l’inizio della gestione commissariale al Comune di Brindisi e l’avvio anticipato di una nuova campagna elettorale, riaccende, in prospettiva dell’appuntamento con il voto amministrativo fissato per la primavera 2012, il dibattito sulla città del futuro. Riceviamo e ospitiamo un intervento di Alessandra Amoruso, consigliera di Parità della Provincia di Brindisi.

BRINDISI - Le dimissioni del sindaco Domenico Mennitti, l?inizio della gestione commissariale al Comune di Brindisi e l?avvio anticipato di una nuova campagna elettorale, riaccende, in prospettiva dell?appuntamento con il voto amministrativo fissato per la primavera 2012, il dibattito sulla città del futuro. Riceviamo e ospitiamo un intervento di Alessandra Amoruso, consigliera di Parità della Provincia di Brindisi.

Immagino che la già aperta campagna elettorale cominci a raggruppare persone e interessi non solo attorno a nomi o volti di cui il Potere possa servirsi per portare avanti le sue logiche e i suoi utili, ma piuttosto intorno ad una nuova idea di città e della qualità delle relazioni fra cittadini: la Città che Vogliamo, e non solo dunque quella che ci proporranno.

Immagino che nel dialogo attorno allo sviluppo possano confrontarsi le università presenti nella nostra città, i politici e tutte le forze espressione della società civile (mi viene in mente a proposito l?approccio alla programmazione partecipata che aveva caratterizzato le fasi nascenti per esempio di Area Vasta) e in cui diagnosi  tecniche e relative  ipotesi di scenario possano essere usate dalla politica nella definizione della Città che Vogliamo.

Immagino che non si possa pensare alla programmazione della vita futura di questa città senza considerare la dimensione mediterranea di Brindisi e del suo porto ( o quella che dovrebbe essere) e la collocazione in un Sistema Salento dal quale rischiamo di rimanere per l?ennesima volta esclusi, in una dinamica in cui la logica della rivendicazione deve lasciare il posto a quella della integrazione, della condivisione, della promozione ma soprattutto della programmazione.

Immagino un territorio dove non solo si produce energia ma si studiano anche le tecnologie per la produzione  di energia  e che si possa arricchire dunque della ricaduta delle presenza di un vero e proprio polo scientifico. Immagino un piano di sviluppo in cui si riescano a coniugare le esigenze dell?industria, il rispetto forte e deciso del patrimonio ambientale,   la valorizzazione delle risorse artigianali, ancora presenti, e il recupero della costa.

Immagino che tutte le istituzioni (sindacati compresi) si muovano in una logica di concertazione che possa predisporre il territorio alle nuove sfide dell?economia globale e locale , dialogando ? a priori? sulla Città che Vogliamo.

Immagino che le donne di Brindisi si riaffezionino alla partecipazione alla vita politica e che in questo modo possano portare fuori dalle loro case,  mettere a servizio di una più ampia collettività, quali portatrici sane,  un modus vivendi ed operandi  diverso da quello che ha per decenni caratterizzato i comportamenti delle nostre classi dirigenti. E che possano esprimere consapevolezze e competenze in modo autonomo e libero. E immagino che le donne non si lascino più cooptare dalla lista di turno, che deve assolvere alle ?quote rosa? (stiamo assistendo al diffondersi di un fenomeno, in questa direzione,  e cioè quello delle ?quote rosa per forza? che ha in sé qualcosa di diverso dalla necessità vitale per la società di recuperare il contributo che un intero genere può dare, qualcosa che assomiglia troppo ad una tendenza, ad una moda  e rispetto alle quali proprio noi donne dobbiamo fare molta attenzione).

Immagino che ognuno di noi, nel tempo che ci separa dalle prossime elezioni, si faccia un?idea di quella che è la Città che Vogliamo e che nei prossimi mesi partecipi attivamente al confronto che determinerà la visione finale, prospettica, possibile.

Il possibile per esistere deve almeno essere immaginato. E se non sappiamo farlo noi chiediamolo a gran voce e con la forza del nostro diritto al voto agli uomini e alle donne che si candideranno nei prossimi giorni a rappresentarci, ma non rinunciamo.

Perché il possibile, ad averlo immaginato e a crederci, può accadere.

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