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Il ballottaggio delle primarie a Brindisi

Il ballottaggio delle primarie a Brindisi

Troppe ambizioni sul taxi per Roma

Trovo la scelta del Pd di non puntare su alcun candidato della città capoluogo sbagliata strategicamente, e frutto di logiche che poco hanno a che vedere con la nuova stagione politica che l’elettorato delle primarie chiede apertamente. L’impressione molto netta è che si sia voluto in realtà evitare di fare ombra a qualcun altro, che incasserà invece l’appoggio dell’attuale gruppo dirigente cittadino , lo stesso che ha già avuto nei mesi scorsi mano libera nell’indicazione del candidato sindaco.

Trovo la scelta del Pd di non puntare su alcun candidato della città capoluogo sbagliata strategicamente, e frutto di logiche che poco hanno a che vedere con la nuova stagione politica che l'elettorato delle primarie chiede apertamente. L'impressione molto netta è che si sia voluto in realtà evitare di fare ombra a qualcun altro, che incasserà invece l'appoggio dell'attuale gruppo dirigente cittadino , lo stesso che ha già avuto nei mesi scorsi mano libera nell'indicazione del candidato sindaco.

Questo Pd brindisino non ha alcuna voglia di cogliere le novità che emergono dalla grande partecipazione alle primarie, né in provincia e neppure nel capoluogo. Quanti fiumi di parole vacue sulla difesa del diritto di questa città a restare capoluogo, poi non le si offre la possibilità di eleggere un deputato o un senatore. Brindisi in passato è stata rappresentata in Parlamento da persone che hanno lasciato un segno importante a favore di questo territorio.

Voglio ricordare l'avvocato Livio Stefanelli e la sua passione e coerenza di deputato e avvocato difensore dei coloni, ma anche di cittadino brindisino che opponendosi alla costruzione della centrale di Cerano, preferì rinunciare alla vita politica. Uomo che peraltro disciplinatamente lasciò il suo posto alla Camera dopo due legislature, come si usava allora nel Pci eccezion fatta per quella categoria di dirigenti di elevatissimo livello ricordata dall'articolo di Peppino Caldarola in questa stessa rubrica.

Ma cito volentieri personaggi come Mario Marino Guadalupi e Clemente Manco, persone che seppero infiammare passioni e riempire le piazze. Prima e dopo di loro, altri, tra i quali Michele Miraglia, che senatore del Pci lavorò a lungo e attivamente nella Commissione agricoltura. Domenico Mennitti che è stato anche sindaco per due legislature, il passaggio breve dell'avvocato Ennio Masiello, e oggi voglio anche dire che avrei voluto vedere al Senato della Repubblica ( fu candidato indipendente, e gli mancò una manciata di voti) il mio direttore per tanti anni a Quotidiano di Brindisi, Vittorio Bruno Stamerra, che di capacità di interpretare i bisogni di questa città e di difenderne la dignità da fenomeni corrosivi interni ed esterni, ne dimostra in quantità anche oggi.

Caldarola ha ragione quando dice che fuori dell'uscio dei partiti c'è il mondo intero di cui occuparsi: come appassionati e praticanti della buona politica, nel volontariato, nelle associazioni, nei movimenti, nel sindacato, imparando a portare i gradi di soldato semplice. Troppi oggi crescono tra le mura dei partiti, e ne escono solo quando passa l'autobus giusto per Roma o Bari. Ne vedo alcuni nella lista per le Parlamentarie varata oggi dal Partito democratico. Ma se oggi a nessuno viene chiesto quanti anni di organizzatore sindacale, o di movimento (come si diceva una volta), o di eccellenza nella scuola, nell'azienda, nella professione ha alle spalle per aspirare all'elezione al Parlamento o al consiglio regionale, la colpa non è certo solo del Pd di Brindisi.

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