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Intervento/ Crisi e speranze non sono di classe

La scorsa settimana, invitato da Carmine Dipietrangelo, ho seguito l'iniziativa della associazione Left. Si discuteva del futuro della sinistra e del Pd. Ho incontrato diversi amici che mi chiedevano, stupiti: "e tu che ci fai qui ?".

La scorsa settimana, invitato da Carmine Dipietrangelo, ho seguito l'iniziativa della associazione Left. Si discuteva del futuro della sinistra e del Pd. Ho incontrato diversi amici che mi chiedevano, stupiti: "e tu che ci fai qui ?". Niente di più vero! Sono vissuto in una famiglia dove mio zio, dipendente Inps, berlingueriano di ferro e mio padre imprenditore edile che aveva a cuore gli interessi di quelli che allora venivano inquadrati come "i padroni", davano luogo ad interminabili ed appassionate discussioni all'ultimo sangue. Un figlio non può che parteggiare per il proprio genitore.

Un giorno, da poco traslocati nella nuova casa, sarà stato il 1970, mi affacciai al balcone ed un mare di folla invadeva tutto Corso Umberto per applaudire Giorgio Almirante appena uscito dalla sede del Msi. Mi sono lasciato condizionare all'età di 7/8 anni. Non sono però mai stato iscritto ad un partito perché ho sempre avuto la sensazione che tale condizione limitasse la libertà di pensiero o di critica a favore di una logica di appartenenza, pur avendo sempre avuto simpatie per il Pli che era come una sorta di scialuppa di salvataggio per chi non era comunista ma non voleva essere considerato fascista ma nemmeno democristiano.

In sostanza in un tifo fra destra e sinistra propendevo sempre a destra, più per simpatia istintiva che per approfondimento. Ciò che invece ha sempre differenziato ai miei occhi destra e sinistra era la predisposizione, da parte di quest?ultima, ad approfondire i problemi, analizzarli, sviscerarli, a volte anche in modo eccessivo.

Condivise o no queste analisi evidenziavano comunque una ricerca, uno sforzo intellettuale, uno studio, insomma una fatica, superiore rispetto a quanto invece mi sembrava si facesse dall'altra parte della barricata ed anche questo, per un ragazzo affascinato, fra l'altro, più dal piacere di rincorrere una palla per metterla in rete o in un canestro che da altro, non deponeva a favore della sinistra.

Poi spesso i risultati di queste sfibranti analisi venivano letti solo in modo funzionale al proprio credo e questo era la conseguenza di una sovrapposizione dell'analisi politica alla logica ed alle necessità di partito. Parliamo comunque di un periodo in cui tutto era destra o sinistra, in cui le finanziarie le facevano la Dc andando a battere cassa negli Stati Uniti ed il Pci ricevendo denaro dalla Cccp ( mi piace ricordare così la Russia, come appariva sulle maglie degli sportivi). I blocchi erano due e bisognava solo sceglierne uno di essi, era semplice, si trattava di mettere insieme un ragionamento logico che giustificasse una scelta piuttosto che un'altra.

L'esplosione della globalizzazione ci ha fatto sentire tutti più vicini, più uniti e quindi più felici sino a quando non abbiamo iniziato a renderci conto di come tutta questa condivisione e vicinanza mettesse, giustamente, in discussione la nostra presunta superiorità rispetto all'altra parte del mondo e che tutto il di più, che prima pensavamo ci appartenesse di diritto avremmo dovuto condividerlo con altri e non solo, avremmo dovuto guadagnarci con sempre più fatica anche ciò che ormai consideravamo scontato.

Carmine Dipietrangelo sostiene che per sinistra deve intendersi quella parte vicina a chi è in difficoltà, a chi soffre. In un mondo diviso in due, padroni da una parte operai dall'altra, era facile capire a chi ci si riferisse, oggi non è più così. Coloro che soffrono, che sono in difficoltà, non possono più essere racchiusi in un?unica categoria. E poi, vicino a chi è in difficoltà ma a che distanza da noi?

Spesso quando si affrontava il problema della redistribuzione della ricchezza, inconsciamente o ipocritamente, ci si rapportava solo al mondo occidentale, dimenticando tutta quella

parte grazie alla quale la parte industrializzata, poteva permettersi un tenore di vita così elevato. Oggi, gioco forza, dobbiamo confrontarci con tutto il mondo e questo significa confrontarsi con culture diverse, visioni diverse, numeri diversi. Non è necessario buttare a mare o rinnegare i propri ideali o la propria storia anzi, le teorie marxiste, che hanno infiammato gli animi dei giovani negli anni ?70, tornano oggi ancora più attuali ma per valorizzarle bisogna provare a cambiare punto di osservazione.

La conservazione o il recupero dei valori della ?sinistra?, così come vengono definiti da Carmine Dipietrangelo, non devono essere l?obiettivo ma il mezzo sul quale viaggiare verso quell?Utopia di cui egli scrive. Sarà possibile costruire uno stato sociale attento al più debole solo quando capiremo che bisogna propendere verso il bene comune non per altruismo ma per egoismo, per poter star bene come singoli. Conseguentemente crescerà il senso civico di appartenenza di tutto ciò che è dello Stato, cioè nostro.

Utopica può dirsi un?idea impossibile da raggiungere ma che deve guidare delle azioni, tese comunque al raggiungimento della stessa. Racchiudere i valori, che Carmine Dipietrangelo definisce della sinistra, all?interno di un contenitore chiuso quale un partito, oggi più che mai, trasformerebbe quelle azioni in azioni demagogiche alla ricerca solo di consenso ma non portatrici di bene comune. Non bisogna illudersi né tantomeno illudere i giovani.

Se da un lato bisogna credere in quelle idee ed essere pronti a lottare per esse, dall'altro bisogna sapere che, in un mondo globalizzato, le certezze del proprio futuro, del proprio posto di lavoro, non possono essere garantite da nessuno se non, forse, dalla propria fatica e dal proprio impegno. Potremo, dovremo, fare di tutto per farci apprezzare, per risultare migliori degli altri nostri concorrenti. Sempre più, il merito e la competenza devono diventare condizioni necessarie non solo perché richieste dal mercato ma devono essere elemento di distinzione in una logica di formazione di uno stato sociale equo, tanto per le imprese quanto per i singoli lavoratori.

Non premiare il merito e la competenza individuale significa rapportarsi ancora con un mondo che poteva permettersi questi lussi sulle spalle di tutta quella stragrande maggioranza dei popoli della terra che oggi vogliono partecipare al gioco ed in più lo fanno con la rabbia derivante dalla miseria. Una sinistra, intesa come organizzazione di partito o sindacale, che si ostina a non valorizzare le eccellenze dei singoli, volendo difendere le categorie in quanto tali, non ha futuro.

Il 16 ottobre 1978 fu eletto Papa un certo Wojtyla, undici anni dopo, il 9 novembre 1989, cadeva il muro di Berlino. L'elezione di papa Francesco lascia presagire ulteriori elementi di novità. Pur non essendo credenti bisogna riconoscere lungimiranza alla chiesa che in più, a suo favore, non ha certamente penuria di competenze al suo interno. La stessa lungimiranza, pur non essendo di sinistra (forse!) vorrei poter riconoscere a chi ha comunque il merito di continuare ad interrogarsi e mettersi in discussione.

Sono certo del fatto che Carmine Dipietrangelo, con le iniziative di Left ed i suoi interventi personali, vada alla ricerca di una crescita e di una legittimazione, non di una parte o di un partito politico, ma di una Idea condivisa di Stato Sociale, con l?ambizione che questa Idea possa prendere forma e crescere nel suo territorio di origine e di formazione. Mi scuserà ma, pur non avendone titolo, ho approfittato dell'occasione da lui fornitami per esprimere il mio pensiero. Inoltre, purtroppo, dall'altra parte non avrei saputo a chi scrivere.

 

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