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Martedì, 18 Gennaio 2022
Politica

Intervento/ Mimmo M., Mimmo C., il flop cultura

BRINDISI - La domanda, su cui in questi giorni si è divisa l’opinione pubblica – e spaccata, ancor più, la politica – è la seguente: fu velleitario Mimmo Mennitti o è stato affrettato Mimmo Consales? Si può dire che entrambi hanno ragione. Ma anche torto.

I fatti sono noti. Brevissimamente: l'amministrazione Mennitti propone Brindisi quale Capitale Europea della Cultura per il 2019 (anno spettante a una città italiana); la subentrante amministrazione Consales ritira la candidatura di Brindisi sostenendo quella di Lecce. Ora, la domanda, su cui in questi giorni si è divisa l'opinione pubblica - e spaccata, ancor più, la politica - è la seguente: fu velleitario Mimmo Mennitti o è stato affrettato Mimmo Consales? Si può dire che entrambi hanno ragione. Ma anche torto.

Parrebbe un sofisma, ma occorre approfondire ulteriormente la questione per analizzare le ragioni e le logiche politiche che hanno indotto Mimmo M. e Mimmo C. a compiere una scelta, ciascuno da par suo, così forte e forse inopinata. Sin dalla notizia della candidatura proposta dall'amministrazione Mennitti, nessuno - forse neanche lo stesso sindaco - avrebbe scommesso sulla possibilità che Brindisi potesse vincere; del resto è difficile pure pensare che l'obiettivo fosse quello.

Ma ciò non significa affatto che l'idea, senz'altro ardita, fosse tout court peregrina o, come molti odierni detrattori ripetono, velleitaria. Dunque poteva, pur con una certa fatica, ritenersi condivisibile, e per diverse ragioni; a partire dalla volontà di svegliare una comunità da quel torpore, quell'indolenza e quell'inedia di marca culturale in cui era lentamente scivolata negli ultimi decenni.

La strategia in tal senso di Mimmo M. era chiara: premesso che - un po' per passione un po' per competenza un po' per presunzione - aveva subito avocato a sé lo specifico assessorato, in una prospettiva di lungo periodo egli puntava opportunamente al volano-cultura, con i suoi meccanismi virtuosi e il suo indotto, quale motore e fattore fondante di un riscatto e di un'emancipazione da tanto, e da tanti, invocati a più riprese.

E vi indirizzava una serie di iniziative (alcune epocali, come l'apertura di palazzo Nervegna e di altri spazi culturali, e la riapertura del teatro Verdi) tese a costituire quel carnet di eventi che, rimpinguato tempo per tempo, avrebbe contribuito a "fare punteggio" in funzione della candidatura per il 2019.

Tale attività, articolatasi essenzialmente sul duplice livello degli eventi espositivi e delle conferenze/presentazioni di libri, ha innervato la politica e la vita culturale cittadina di quegli anni, non senza una qualche efficacia che però si limitava essenzialmente al consenso da parte di un pubblico da lungo tempo privato della possibilità di goderne - almeno nella propria città.

Non è questa la sede per approfondire il dato qualitativo e l'opportunità di alcune scelte; nondimeno va sottolineato, per inciso, che qualità e spessore delle iniziative, unitamente alla capacità di produrre autonomamente modelli ed eventi esportabili/emulabili (anziché il contrario, come si deve mestamente constatare, con buona pace dellevalide professionalità ed esperienze presenti sul territorio) sono ingredienti imprescindibili per la crescita culturale, nonché socio-economica di una collettività: spesso sono mancati.

Quella mennittiana poteva dunque essere una strategia vincente, stanti le sue prerogative. Ma si è trattato di un potenziale inespresso, a causa di evidenti limiti, sia in termini di merito sia sul piano del metodo. Eccone alcuni:

? la mancanza di una pianificazione di lungo periodo - o almeno, il concatenarsi e l'estemporaneità degli eventi non ne lasciavano percepire l'inclusione in un programma organico;

? l'assenza di una visione omogenea e di uno o più temi forti che improntassero la politica socio-culturale messa in atto;

? l'incapacità, come detto, di elaborare progettualità innovative/creative, la cui validità le rendesse proponibili e diffondibili in una dimensione europea, quindi al di fuori degli angusti limiti provinciali, e ciò malgrado la presenza di intelligenze e competenze di assoluto valore cui far ricorso;

? la mancata dotazione di una struttura tecnica e organizzativa ad hoc adeguataa una sfida così ambiziosa;

? non aver sviluppato - o almeno abbozzato, nello spirito del programma Cec (Capitale Europea della Cultura), "un progetto equilibrato che valorizzasse gli aspetti specifici della città, così come gli elementi di diversità culturale europea, risultando attrattivo a livello internazionale e interessante ed entusiasmante a livello della popolazione tanto locale quanto esterna."

L'amministrazione Consales ha fatto il resto. Sulla scorta di ben altre (a parer suo più realistiche) considerazioni, spiazzando tutti Mimmo C. ha ritenuto opportuno ritirare l'autocandidatura di Brindisi a Cec 2019, attirando su di sé sia le prevedibili, inevitabili e immediate invettive dei suoi avversari (che lo avevano preceduto nel governo della città), sia le critiche di esponenti della politica e dell'opinione pubblica cittadina.

Non è ovviamente mancato il duro attacco di Mauro D'Attis, vicesindaco mennittiano, che lo ha accusato in sostanza di aver sprecato una grande occasione e dissipato i frutti di un lungo lavoro, con l'onta aggiuntiva dell'asservimento di Brindisi alle esigenze programmatiche dei "concorrenti" leccesi. Per poi aggiungere - con una buona dose di fantasia - che "avevamo tutte le carte in regola per vincere"; è appena il caso di notare, in proposito, che tra le altre candidate ci sono: Torino e provincia, Palermo, Ravenna, Perugia -Assisi, Siena, Urbino e L'Aquila, per dire.

Sorge tuttavia il sospetto, a onor del vero, che Paolo Perrone, sindaco di Lecce, incartando l'entrata di Brindisi nel comitato organizzatore per Lecce 2019, quando parla di sinergia e di collaborazione mirata al conseguimento di un obiettivo comune, pensi essenzialmente a sfruttare le nostre due preziosissime infrastrutture: porto e aeroporto.

Una decisione frettolosa e deferente, dunque, quella di Consales? Probabilmente sì. Sarà stata dettata da un certo pragmatismo e da un altissimo tasso di realismo, ma è l'effetto di una politica culturaleinadeguata, improvvisata e su molti piani carente. Inoltre, temiamo possa provocare un disimpegno amministrativo in termini di pianificazione, di formulazione di progetti culturali e, coerentemente, di impiego di risorse in quella direzione.

Anche Mimmo Consales, come Mimmo Mennitti, ha assunto la delega assessorile alla cultura, ma non ha sinora saputo esprimere le capacità relazionali e le competenze del suo predecessore (sospendiamo il giudizio sul passo falso "Culturamiamo"). A un anno dall'insediamento, ad ogni modo, qualsiasi valutazione è comunque prematura e rischia di essere parziale. Si attendono ora gli esiti del bando (tecnicamente "Manifestazione di interesse") per la programmazione degli eventi nell'anno in corso, con l'auspicio che l'amministrazione possa trarne spunti e ipotesi progettuali foriere di una ripresa.

Quanto al ritiro della candidatura, stante la situazione (frutto dell'inadeguatezza della politica mennittiana di cui si è detto), Consales aveva davanti a sé un'alternativa spinosa: imprimere una spinta all'iter procedurale e rilanciare un'attività culturale sinora debole e fallace, ma ciò avrebbe richiesto, nonché coraggio e un impegno immane, notevoli risorse economiche in un periodo di magra; oppure, cosa che ha fatto, ricondurre l'atto di Mennitti nell'alveo del fattibile, con la possibilità (comunque tutta da verificare) di fruire dei benefici eventualmente derivanti dalle strategie che a Lecce metteranno in atto con il nostro concorso.

Comunque la si pensi, una certa amarezza resta. C'è la consolazione del riconoscimento di Brindisi "Città Europea dello Sport2014", ma questa è un'altra storia ?

 

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