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Il referendum costituzionale, le libertà democratiche e la "ditta" di Bersani

Certo, la materia Costituzionale non può essere lasciata ai tifosi, "il merito deve prevalere sulla contingenza politica" o su qualsivoglia ragione che non siano le regole fondamentali dello Stato a base dell'essere Nazione

Certo, la materia Costituzionale non può essere lasciata ai tifosi, “il merito deve prevalere sulla contingenza politica” o su qualsivoglia ragione che non siano le regole fondamentali dello Stato a base dell’essere Nazione.  La Costituzione italiana scritta dai Padri fondatori dello Stato e più volte indicata come una tra le più belle ed efficaci Costituzioni nel mondo, è decisamente datata, avrebbe bisogno di qualche ritocco. Ciononostante questa Carta Costituzionale ha permesso la convivenza civile nel Paese.

Con qualche difficoltà ha permesso l’amministrazione della cosa pubblica e della giustizia, ha fatto in modo che il Paese attraversasse e superasse la fase della prima ricostruzione industriale, che accorciasse, anche se in maniera insufficiente, il divario Nord-Sud, che superasse i momenti bui degli anni 70 quando la Costituzione e lo Stato hanno corso un brutto pericolo.

La Costituzione ha 70 anni e durante questo lungo periodo si sono alternati 63 Governi. La Costituzione fu approvata dall’Assemblea Costituente con una maggioranza di 453 voti su un totale di 515 aventi diritto. Il 63esimo Governo, quello del giovane Matteo Renzi, ha deciso che era tempo di cambiare. Un Governo, quello di Matteo Renzi, nato dalla fiducia espressa da un Parlamento eletto con una legge elettorale successivamente dichiarata incostituzionale. Si cambiano 47 articoli della Costituzione, più di un terzo della stessa, per molti versi stravolgendola in maniera definitiva e modificandone spirito e capacità di unire.

Credo che le modifiche, nel loro complesso, vadano ad incidere in maniere sostanziale sull’art. 1 della Costituzione, lì dove si dice che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. La modifica sostanziale del Senato della Repubblica che viene azzerato nella parte elettiva e trasformato in Senato di 100 membri nominati da Regioni, Comuni e Presidente della Repubblica, continuerà ad essere una Assemblea abilitata a legiferare leggi ordinarie, nelle materie previste dalla riforma, con lo stesso identico sistema ora in vigore.

Ora non dico che il sistema della navetta tra Camera e Senato, in questo caso, rappresenti un problema, del resto non lo è stato negli ultimi 70 anni, ma aver tolto la facoltà ai cittadini di questo Paese di eleggere i propri rappresentanti nella Camera più alta, questo sì che inficia la sovranità popolare e la capacità di essere “elettorato attivo”. Su alcune di queste modifiche non si può non essere d’accordo. Il Cnel, per esempio, è già nato come ente inutile e tale è rimasto fino ad oggi. Da 70 anni è solo un centro di spesa, ma al di là di questo non ha fatto molti danni. Giusto abolirlo.

Deve essere chiaro che questo referendum confermativo non contempla la modifica dei singoli articoli della Costituzione. Non saremo chiamati a dire un sì o un no su ogni singolo articolo modificato ma su tutti e 47 gli articoli modificati. Per brevità, il sì o il no al referendum, sarà sulla riforma Boschi-Renzi tutta intera che prevede appunto la modifica dei 47 articoli della Costituzione. La morale, più correttamente, la mia morale mi dice che l’intera riforma va a stravolgere la Costituzione che ho conosciuto ed in cui mi sono profondamente riconosciuto.

Il mio sarà un no grande come una casa cercando di motivarlo essenzialmente con il merito delle questioni che la riforma pone in essere. Vorrei che i confronti riguardassero prevalentemente il merito ed attraverso questo far risalire alle ragioni del no. Avremo modo tempo ed occasioni per approfondire il merito della riforma Boschi-Renzi. I prossimi due mesi saranno contraddistinti da un profluvio di parole. Il merito sarà analizzato, articolo per articolo.

Il nuovo Senato della Repubblica, i cosiddetti “costi della politica”, la navetta tra Camera e Senato, la capacità elettiva e tutti gli altri aspetti. Ancora oggi non ho ben capito con che criterio saranno nominati nel Senato della Repubblica, i Rrappresentanti delle Regioni e soprattutto dei Comuni. Saranno rappresentate solo alcune città aree-metropolitane? Quelle più belle? Quelle di mare o di montagna? Le città con più glamour? Credo che ci siano scarse possibilità per il Comune dove voterò, quello delle Isole Tremiti, né per quello della mia città, Brindisi, di avere un rappresentante nell’ipotetico Senato del duo Boschi-Renzi. La questione che mi sento di porre è un’altra ed è tutta politica.

Il testo della Costituzione approvato nel dicembre del 1947, fu un testo difficile da comporre ma fu approvato da 453 costituendi su 515, quindi una larghissima maggioranza. Fu approvato da persone e partiti diversissimi tra loro. Quelle persone avevano la schiena dritta, avevano il senso dello Stato, si sentivano già Nazione, sgangherata a quel tempo, ma già Nazione. Quella Costituzione unì il Paese e dette a tutti, e per gli anni a venire, le regole della Democrazia.

La riforma Boschi-Renzi spacca il Paese a metà, non unisce ma divide. Da una parte il PD e qualche altro Partito dello zero virgola, dall’altra tutti gli altri Partiti. Credo profondamente che se la riforma del Governo dovesse prevalere, l’Italia non sarà ciò che è stato fino ad oggi e sicuramente non sarà come la vogliono dipingere i fautori del sì.

Credo che il referendum rappresenti una delle scelte fondamentali per il nostro futuro e per quello delle generazioni a venire. Ecco perché ritengo che la parte dirigente di questo Paese, politici, studiosi del diritto, economisti, intellettuali, tutti a vario titolo debbano dire la loro e contribuire a far sì che gli elettori vadano a votare in maniera informata e consapevole ma, devono dire la loro subito, non domani e possibilmente senza se e senza ma.

Al momento quasi tutto il quadro politico ha già preso posizione. Gli unici che ancora “cincischiano” sono quei dirigenti politici che fanno riferimento alla cosiddetta sinistra dem. Forse, caro on. Bersani, non è arrivato il momento di pensare meno alla “ditta” e più al Paese? Anche perché, se non se ne è accorto, la sua “ditta” non è più quella che lei ha contribuito a far nascere. È una cosa diversa e, con tutto il rispetto per il partito più grande, al momento, nel Paese, è per me una “cosa” di difficile decifrazione. Io personalmente aspetto un suo posizionamento sull’argomento, un posizionamento chiaro che non lasci dubbi,  ma ora,  non tra un mese.

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