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Pino De Luca

Pino De Luca

Intervento/ Perchè Grillo ha ragione sulla stampa

La libertà di stampa è uno dei cardini della democrazia. Chiunque non stappi una bottiglia quando un qualunque giornale apre i battenti e non osservi un giorno di lutto quando li chiude scarseggia in sentimenti di libertà.

La libertà di stampa è uno dei cardini della democrazia. Chiunque non stappi una bottiglia quando un qualunque giornale apre i battenti e non osservi un giorno di lutto quando li chiude scarseggia in sentimenti di libertà. La libertà di stampa ha dei confini: diffamazione, calunnia, pessimo gusto e stalking sono delle estremizzazioni assolutamente censurabili per le quali, per parte mia, la galera può anche esser poco. Ma questi confini vanno tracciati precisamente, in maniera indelebile e circondati con il filo spinato, fuori da essi non è possibile tracimare ma nemmeno l'osmosi inversa deve essere possibile.

Il dentro e il fuori devono essere distinti e distinguibili. All'interno ciascuno può esprimere le proprie opinioni e la propria versione dei fatti. Ma vi è anche un altro modo di attentare alla libertà di stampa: vivere dentro esprimendo le altrui opinioni e contrabbandando per fatti delle caricature della realtà. Nel caso del M5S si è passati dalla simpatia folkloristica fino a quando l'ambasciatore americano ha dichiarato positivo e "rinfrescante" il ruolo del M5S per passare al vero e proprio killeraggio quando un funzionario di Goldmann & Sachs ha dichiarato Grillo un "pericolo".

Una torma di pseudo-giornalisti che fanno la "bocca del padrone" si è precipitata a prender le difese dei vincitori rispettando l'italico coraggioso costume. Il "tengo famiglia", "sono precario", "non mi fanno più lavorare" ha fatto presto dimenticare quel monito di Ciampi: "tenete la schiena dritta" che strappò applausi fragorosi e prolungati. Come li ha strappati il discorso di Napolitano ai grandi elettori, commossi dalla recita e tanto bravi da sembrare veri. Lasciali dire, basta che ti fanno fare (o non fare).

Non devo esser io a difendere Grillo, lo sa fare da solo e non sono nemmeno del M5S. Ma se fossi disposto a morire perché chiunque sia libero di esprimere le proprie idee varrebbe anche per Grillo, non solo per Berlusconi o per Letta (zio e nipote). E io sono stato disposto, poi mi sono accorto che la gran parte dei fruitori della libertà l' ha usata per impedirmi di parlare, e allora ognuno muoia per sé se ne ha il coraggio.

Ma una sola cosa voglio aggiungere: dei miei amici giornalisti che hanno scoperto la "borsa di Carlo Alberto Dalla Chiesa" conservata nei caveau della Procura di Palermo mi aspetto una ricostruzione storica su chi furono i primi ad arrivare a via Isidoro Carini e chi fu che lasciò solo il Generale nonostante l'annuncio che "L'operazione Carlo Alberto era quasi, dico quasi, conclusa" ?.

Essa fu dichiarata conclusa con la morte di Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo e forse con quelle carte della borsa che avevano a che fare con Catania, con Milano e magari anche con Brindisi, in questo intrigo inestricato ma non inestricabile che mette insieme la Storia d'Italia dalla Liberazione ad oggi passando da una sequenza di morti assassinati e targati con: Brigate Rosse, Brigate Nere, Mafie o Serial Killer molto singolari ?

E carte che scompaiono e carriere che rifulgono guidate più dal ricatto che dal merito. Ma questa è una storia che non si racconta, si vive o si ignora. Nel primo caso mordendosi le labbra e nel secondo per tranquillità ed anche per occupare qualche comodo divano. E mi vergogno perché le mie labbra sanguinano, ma chi è che vuol sapere la verità?

 

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