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Intervento/ Primarie e legittimazione popolare

Domenica 8 dicembre il Partito Democratico sceglierà il suo nuovo segretario nazionale. Sarà una giornata storica per in quanto verrà sancito il definitivo passaggio di consegne tra una vecchia classe dirigente o ed una nuova generazione.

Domenica 8 dicembre il Partito Democratico sceglierà il suo nuovo segretario nazionale. Sarà una giornata storica per in quanto verrà sancito il definitivo passaggio di consegne tra una vecchia classe dirigente reduce dalle battaglie ideologiche del secolo scorso e fiaccata da venti anni di sterile lotta al berlusconismo ed una nuova generazione desiderosa di modernizzare il partito e la nazione. In lizza ci sono tre belle figure, tutte animate da autentica passione e meritevoli di stima ed apprezzamento, che testimoniano come esistano ancora in questo martoriato paese forze politiche capaci di guardarsi intorno e di scegliere democraticamente il meglio, senza affidarsi all'uomo della provvidenza di turno.

Purtroppo anziché sostenere lo sforzo collettivo di rinnovamento assistiamo in questi giorni a numerosi interventi di parte tesi a stigmatizzare se non addirittura a "demonizzare" gli altri candidati alla segreteria, quasi ci si trovasse di fronte ad acerrimi avversari anziché a compagni dello stesso partito. A nostro giudizio invece le differenze tra Renzi, Cuperlo e Civati stanno nelle sfumature perché il quadro d'insieme che prospettano è sostanzialmente lo stesso. Tutti vogliono favorire l'occupazione lottando contro la precarietà e la povertà. Tutti sono europeisti ma contrari all'austerità ottusa e senza prospettive di sviluppo imposta in primo luogo dalla Germania. Tutti sono favorevoli al cambiamento dell'attuale legge elettorale. Si tratta di decidere per il futuro del Pd e della nazione chi tra di loro abbia maggiori competenze e capacità di governo e migliori potenzialità di coinvolgimento dell'elettorato.

Personalmente siamo convinti e non da oggi che Renzi abbia tra tutti le migliori frecce al suo arco. Ma la sua auspicabile vittoria, o quella di chiunque altro, sarebbe a nostro giudizio ridimensionata da una scarsa partecipazione popolare. E' necessario pertanto invogliare il nostro elettorato ad andare alle urne scegliendo di "non stare a guardare la vita dal balcone ma di scendere per strada ed impegnarsi in prima persona" come ha detto di recente in un suo intervento una delle personalità più a sinistra del momento qual è papa Francesco.

L'elettorato del Pd pur se fiaccato dalle larghe intese, dai mercatini delle tessere, dalle aspre conflittualità interne, dalle imboscate e dai tradimenti inaspettati (quale quello perpetuato dai 101 parlamentari ai danni di Prodi), dagli incidenti di percorso in cui sono incappate tante amministrazioni compresa la nostra deve dare un forte segnale di presenza e di cambiamento .

Il Partito Democratico è ad un passo dal costruire una credibile alternativa tra un vecchio deprecabile modo di fare politica ed una nuova antipolitica cialtrona e populistica. Un'affluenza numerosa alle urne sarà un importante segnale di speranza per un paese desideroso di risollevarsi e di credere fermamente che con qualche comprensibile sacrificio le cose potranno finalmente cambiare in meglio per tutti.

 

 

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