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Brexit? Da uomo della strada mi dico: erano già fuori dall'inizio

Il voto nel Regno Unito ha sancito il suo verdetto: l’UK è fuori  dall’Europa dei 28. Da una parte all’altra dell’Oceano (quasi) tutti i governanti si stanno stracciando le vesti per il “dramma” del Brexit. Ma io, da uomo della strada quale sono, mi chiedo ma perché?

Il voto nel Regno Unito ha sancito il suo verdetto: l’UK è fuori  dall’Europa dei 28. Da una parte all’altra dell’Oceano (quasi) tutti i governanti si stanno stracciando le vesti per il “dramma” del Brexit. Ma io, da uomo della strada quale sono, mi chiedo ma perché? E, soprattutto, ma quando mai il Regno Unito è stato in Europa? Sì, è vero che lo UK fa, dal 1973, ufficialmente parte dell’allora CEE (quando, in pochissimi anni dal ’73, appunto, all’80, l’Europa comunitaria “dei 6”, diventò “l’Europa dei 12”) ma, insisto, quando mai – al di fuori dei pezzi di carta – lo UK è stato in Europa?

Sì perché, lo UK, del mercato europeo, ha sempre colto i cospicui vantaggi, senza mai doverne pagare il prezzo, fino ad oggi, almeno. Non è nella “moneta unica”, non è mai stato dentro gli “accordi di Schengen”; dal suo ingresso nella Comunità, ha sempre portato avanti  – nei fatti – una politica anti-europea e filo USA, soprattutto ostacolando qualsiasi tentativo di “federazione europea” o, come auspicava il nostro Altiero Spinelli nel suo “Manifesto di Ventotene” – scritto in carcere nel 1941 con Ernesto Rossi ed Ursula Hirschmann – gli “Stati Uniti d’Europa”.

Certo, perché un’Europa unita, coesa, economicamente forte e fortemente presente sul mercato, non faceva comodo ai cugini d’oltre oceano a cui, al di là delle dichiarazioni di facciata, erano contentissimi della guerra economica che noi, “stateruncoli” europei, ci facevamo (e ci facciamo ancora, purtroppo). Inoltre l’allargamento della UE a 28, altro non è stato che un favore agli USA che – non avendo mai abbandonato la guerra fredda nei confronti della Russia – temevano che gli Stati ex Sovietici, entrati in Europa con “l’allargamento” – potessero ritornare sotto la sfera di influenza di Mosca (in questo aiutati anche dalla NATO, Ente inutile che, dopo i primi anni ’90, non ha più ragione di esistere). 

Ovviamente, noi “stateruncoli” perennemente in guerra (economica e non solo) tra di noi, li abbiamo molto aiutati e, forti degli egoismi e degli etnocentrismi di molti Stati (Germania e Francia su tutti, ma anche di alcuni Stati dell’est europeo) stiamo continuando ad aiutarli. Stiamo, soprattutto, continuando ad aiutare la finanza internazionale che, sulle nostre beghe e sulle nostre carenze di controlli efficaci (connivenze?), fa le sue fortune. Un esempio del condizionamento della Finanza Internazionale sui mercati lo abbiamo avuto proprio nelle scorse 24/48 ore quando, i “segretissimi” sondaggi commissionati dalle Agenzie di Rating  davano lo UK “In”, con il 52/54% delle preferenze.

Stranamente, questi “segretissimi sondaggi”, ieri sono apparsi sui media ed, improvvisamente, le borse hanno consentito sostanziosi guadagni (per esempio, ieri il nostro Indice MIB era balzato a +3,71, mentre oggi dopo che si sono conosciuti i risultati del referendum – con la Brexit, che stabilivano che gli “In” non erano al 52/54 % come ventilato, ma solo al 48,1 % – quindi il “No” all’Europa  aveva vinto – oggi l’indice MIB, trascinato dai titoli bancari, è precipitato a –10,22%).

Si, certo, i sondaggi possono sbagliare, non c’è dubbio ma non così tanto, di 1 o 2 punti percentuali, non di 6/8 punti. È evidente (almeno per il “complottista” che c’è in me) che si sia trattato di numeri “pilotati” con lo scopo di “muovere” le contrattazioni di borsa e realizzare cospicui guadagni. Inoltre, come è stato possibile, per esempio, pensare che fosse realizzabile “l’unione monetaria” senza fare contestualmente (almeno)  “l’unione fiscale”? Se questo è ovvio per “l’uomo della strada”, perché non è stato fatto? Non sarà che, ancora una volta l’egoismo delle Nazioni europee ha prevalso?

Basta guardare, per esempio, le aliquote Iva: sebbene l’UE abbia fatto un  tentativo di armonizzarle, vi sono Stati che continuano ad applicare aliquote più basse della media europea (Lussemburgo 15%, Malta 18%, Germania 19%), per non parlare poi, delle tasse sul lavoro che, sempre per fare un esempio, in Olanda sono di circa il 50% più basse che qui da noi; e questo non può che generare squilibri, differenze ed una “competizione controproducente” tra gli Stati della UE.

Tra la ridda di commenti che si accavallano sui media mi piace riccordarne alcuni particolarmente significativi (dal mio punto di vista, ovviamente): quello del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che dice: "Questo voto è una sveglia per l'Europa, un'occasione per il rilancio della politica comune di crescita, difesa e immigrazione. L'Italia ci crede"; ed anche quello del senatore Luigi Zanda, capogruppo PD al Senato: “Aprire immediatamente il cantiere dell’unificazione politica del nostro Continente. Soltanto una federazione di Stati che, nel mantenere i propri valori, costituiscano democraticamente una vera unità politica può permetterci di rafforzarci crescere e competere a livello mondiale”.

Più criptico l’intervento dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che, invece, lancia un "appello affinché tutte le forze sociali e politiche e le persone di responsabilità ripensino i propri atteggiamenti e ne assumano tali da rafforzare le istituzioni, perché non prevalga il vuoto"; quindi? come diceva un comico, qualche anno fa, “non capisco, ma mi adeguo”. Apprezzabile anche il commento apparso ieri sul blog di Beppe Grillo che diceva che l’Unione Europea deve essere cambiata ma, dall’interno.

Ci sono poi i commenti di coloro che non si sforzano nemmeno di capire quale sia la situazione, forti della loro “non–cultura”,  tra i molti, quello di Matteo Salvini che dice: “ora tocca a noi”; tocca a noi cosa? uscire? e poi? dopo che siamo usciti, che facciamo, emigriamo? Perché è certo che un Italia fuori dall’Europa (anche da questa Europa) avrebbe le ore contate.

Personalmente mi auguro che questo referendum britannico sia, come dice Gentiloni, una sveglia per l’intero Continente europeo e che i nostri Leader europei capiscano che se perseverano su questa via, l’unica soluzione sarà la fine del sogno di Spinelli e degli altri europeisti sognatori come lui. L’Europa deve cessare di essere “l’Europa dei Governi”– dove i nostri rappresentanti eletti al Parlamento Europeo contano zero (o quasi zero) – e diventare “l’Europa dei Popoli”, in modo che il sogno federale dei padri fondatori dell’Europa, possa avverarsi garantendo così ai nostri figli e nipoti, un mondo migliore di questo.

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