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"Non necessariamente militanti, ma attenti alla politica sì"

Alcuni amici mi hanno chiesto perché abbia scelto di impegnarmi in politica, perché perdessi tanto tempo invece di dedicarlo ad altre passioni, alla famiglia

Alcuni amici mi hanno chiesto perché abbia scelto di impegnarmi in politica, perché perdessi tanto tempo invece di dedicarlo ad altre passioni, alla famiglia. Altri (colleghi) mi dicono che per loro è da folli perdere tempo in politica sottraendolo all’attività professionale. E a ognuno di loro ho raccontato una storiella, sempre la stessa. Ho raccontato come sono diventato un militante impegnato con passione (da semplice elettore di sinistra). Lavoravo per “l’amministrazione Antonino”, quella del ribaltone, assunto con un contratto come “portaborse”, così in gergo venivano definiti i contratti di natura “politica”.

In realtà ero stato assunto per sviluppare i business plan a corredo dei progetti per la richiesta di finanziamento a valere sui bandi che via via venivano pubblicati e per i quali il Comune si candidava. Tanto per intendersi mi sono occupato della programmazione economico-finanziaria di progetti come “I due Parchi “ (Di Giulio e Cillarese) e “Waterfront” (che Mennitti cambiò in “Brindisi città d’acqua” cercando di attribuirsene la paternità), giusto per citare quelli più noti. Il lavoro era impegnativo e mi aveva costretto ad abbandonare la più remunerativa attività professionale perché superavo abbondantemente gli orari canonici d’ufficio. Ma il lavoro era entusiasmante e non pesava affatto, anzi; alla mia famiglia pesavano le mie assenze.

Poi nel 2003 venne arrestato Antonino, insieme ad altri cinque fra assessori e consiglieri comunali di centrosinistra e di Forza Italia, con accuse di concussione, corruzione e truffa. Ovviamente decadde la giunta e terminò anche il mio contratto; e con amarezza e tristezza la possibilità di continuare a fare qualcosa di utile per la mia città. L’amarezza, però, ha quasi subito lasciato il posto ad un grande giramento di palle. Mi son chiesto perché la città dovesse essere lasciata nelle mani dei “soliti noti”, capaci di esprimere solo interessi personali e poco propensi al bene della città.

Avrei potuto lamentarmi come i più rimanendo in un angolo a guardare e sentenziare, ma ho preferito finalizzare il gran giramento di palle e così ho sottoscritto per la prima volta la tessera di un partito, i Democratici di Sinistra, e per quel partito mi candidai come consigliere comunale. Non feci neanche i “santini” e nonostante tutto poco meno di un centinaio di amici mi votarono; non certo un risultato “vincente”. Tuttavia ero contento di aver dato un contributo ad un progetto politico come semplice “portatore d’acqua”.

Era iniziato il mio impegno politico ed una nuova passione civica.  Da allora sono trascorsi quindici anni e la passione non è scemata; anzi è via via cresciuta a dispetto di tante delusioni. Ma paradossalmente quelle delusioni mi hanno convinto che non ci sono per Brindisi alternative diverse dall’impegno politico e civico. Sto pippone per arrivare ad un coccetto facile facile: ogni passo indietro che si compie perché preoccupati o peggio disgustati da politicanti spregiudicati ed incapaci permetterà a questi stessi di farne 10 in avanti, a danno nostro ed a danno di Brindisi, città violentata da pressappochismo ed incapacità di personaggi mediocri.

Certo non mi aspetto che tutti i cittadini disgustati diventino militanti appassionati ma credo che ognuno di noi dovrebbe “candidarsi” a dare a Brindisi una nuova primavera di rinascita, ognuno secondo le proprie possibilità, i propri impegni quotidiani, i propri valori. Spero che il voto “familiare o amicale” che favorisce la creazione di liste falsamente civiche la cui unica funzione è quella di raccattare voti a destra ed a manca, tra parenti ed amici, senza un progetto politico, senza una visione della città, diventi voto consapevole e ponderato per scegliere il progetto politico proposto che meglio aderisce alla propria idea di città.

E magari quel voto consapevole servirà per cancellare quel passato che ancora tenta di tornare sotto le mentite spoglie del nuovismo elettorale per uccidere definitivamente una città ormai esanime. Spero nell’impegno dei ragazzi, quelli che ritengono di appartenere ad una generazione senza opportunità e senza un futuro lavorativo; spero che scelgano di diventare attori e non spettatori di uno spettacolo indegno di un paese civile e che abbiamo messo in scena noi (mi ci metto anch’io ma lasciatemi il beneficio della buona fede). Segnali positivi in tal senso non mancano sperando che i soliti vecchi volponi non tentino di approfittare del loro entusiasmo giovanile come è loro costume. Ad maiora.

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