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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Politica

Intervento/ Sulla sinistra e la previdenza

Decenni di invenzioni di false conflittualità perpetrate al solo scopo di mascherare quella vera, l’unica che abbia un senso e che, per davvero, può essere prodromo di evoluzione sociale oltre che economica.

Decenni di invenzioni di false conflittualità perpetrate al solo scopo di mascherare quella vera, l'unica che abbia un senso e che, per davvero, può essere prodromo di evoluzione sociale oltre che economica. Chi ha più anni sul dorso che sul petto e un qualche briciolo di memoria, chi ha una qualche allergia alle fanfaluche, raccontate come il più urgente dei rompicapo, sa riconoscere la differenza tra un vero problema collettivo e una esigenza, magari legittima, dettata dalla sensibilità d'animo di un gruppo sociale più o meno vasto, chi tra la macellazione di un agnello e la sopravvivenza di una famiglia di umani indigenti non si fa velo di scegliere la seconda, ha buona memoria e rammenta le mille e una invenzioni alle quali un potere logoro ha fatto ricorso per "distrarre" la pubblica opinione e inserire elementi di parcellizzazione della medesima al fine di ridurne l'impatto sulla conservazione del potere o renderla addirittura ininfluente.

Ebbene, veniamo alla questione relativa al "conflitto generazionale". È generoso, molto generoso Francesco Saponaro quando ne discetta sulle colonne di Brindisi Report come di una questione sulla quale si misura la "maturità" della sinistra. Il conflitto generazionale è, semplicemente, una invenzione nemmeno geniale di quella che si suole chiamare "razza padrona", ovvero quello stuolo di patriziato che, di riffa o di raffa, è abbarbicato al potere da sempre.

La "generazione che ha consumato l'avvenire dei figli" non è affatto una generazione. Si tratta di una scelta politica compiuta da una classe dominante ben precisa. Una caterva di mascalzoni matricolati che ha turlupinato il presente della gran parte dei cittadini e il futuro dei loro figli, disseminando di briciole i sentieri e di sogni irraggiungibili i cieli illudendo gli ignari "possessori di una cultura da seconda media" che a tutti era possibile ascendere all'olimpo.

Una operazione ideologica planetaria sulla quale sarebbe lungo discutere e sembrerebbe elusivo rispetto alla "questione previdenziale". Tutto cominciò con l'Arisio e con la scala mobile. Erano quelli i lacci che impedivano il progresso, poi le liberalizzazioni, e l'imprenditorialità diffusa. Basta con il lavoro ma è l'impresa che fa ricco un paese (che sciocchezza incommensurabile, come se una impresa potesse esistere senza lavoro) e via alla speculazione finanziaria chiamando azienda una serie di associazioni a delinquere che, utilizzando una matematica sofisticata per chi sa appena la tabellina del tre, hanno gonfiato il mondo di debiti che si sostengono solo sull'imbroglio temporale.

L'accumulo del debito pubblico di questo paese non è affatto dovuto alla previdenza come la, presunta, scarsa produttività non ha nulla a che vedere con l'articolo 18. Certo che c'è Giuliano Amato e similari che si sono aggiustato il piatto ed ora piangono lacrime di coccodrillo, che ci sono stati insegnanti in pensione con 15 anni, sei mesi e un giorno. Ma si possono fare due conti veri? Possiamo sapere quanto costava (e costa) la previdenza e quanto costava (e costa) l'assistenza?

Possiamo cominciare a fissare delle priorità e stabilire quanto debito ha prodotto (se lo ha prodotto) la gestione previdenziale, anche quella vecchia, e quanto ne ha prodotto la corruzione e il malaffare? Possiamo, noi che la tabellina del tre la conosciamo e anche qualche altra, dire con chiarezza che la produttività dei lavoratori italiani nel manifatturiero è pari o superiore a quella tedesca mentre il salario è poco più della metà?

Possiamo dire che, per decenni, le pensioni "giovani" dei braccianti con trentacinque anni di contributi per intenderci, sono state un ammortizzatore sociale, ed anche un piccolo risarcimento, per lo sfruttamento selvaggio di un mezzogiorno derubato di braccia, menti e produzioni? Possiamo dire che c'erano pensioni fasulle come fasulle erano dichiarate delle braccianti che non hanno mai visto un albero? Si che possiamo ma non basta. Bisogna anche dire chi, come e perché usava queste sconfinate clientele, magari per comprare il voto ed il consenso ?

Non va bene Francesco, che a sinistra si accettino come veri i presupposti che altri definiscono, in nome di non so quale complesso di inferiorità. Il conflitto generazionale lo si inventa provando continuamente a mettere i figli contro i padri, magari da parte di quei medesimi settori politici che osannano la "famiglia". Non c'è il conflitto generazionale, il conflitto è sempre il medesimo, tra chi possiede ricchezze immense e tende a conservarle e a ingrassarle e chi è alla canna del gas. E più grande è il numero di poveri più facile è comprarne il consenso a quattro soldi.

O la sinistra è in grado di smascherare gli imbroglioni, qualunque vestito provano ad indossare, magari anche quello di sinistra, oppure si troverà rincorrere continuamente gli specchietti che verranno buttati sul campo come "emergenze". Dalle pensioni all'art. 18, dall'Imu ai tornelli, dalla tessera del tifoso al microchip per i pappagalli.

La sinistra spieghi, molto semplicemente, che le pensioni, tutte le pensioni, devono avere un tetto massimo ed una base minima. Le nostre differenze sociali le viviamo in gioventù, ma la vecchiaia sia serena per tutti in un paese civile. Nessuno abbia una pensione minima inferiore alla soglia di povertà e nessuno la superi di cinque volte.

La sinistra spieghi semplicemente che va reintrodotta una tassa di successione altissima per chi possiede patrimoni altissimi. Misura bolscevica? Per nulla, misura prettamente capitalistica. Misura che reintroduce il merito nel progresso della propria fortuna. Altrimenti si ricomincia con l'aristocrazia, con coloro che occupano i gradini alti della società soltanto perché la scala la hanno costruita i nonni e non perché è capace di salire. Lo dico così, con franchezza e senza speranza. Magari un minimo di conservazione fa piacere anche a sinistra, magari anche a sinistra piace il "consolidamento della posizione", in fondo è l'area politica che ha inventato le carriere politiche a vita, indipendentemente dalla capacità di ottenere un successo. In punta di piedi.

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