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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Politica

Intervento/ Tre perplessità su Renzi

Mi è capitato nei giorni scorsi di descrivere qualcuno dei motivi che mi spingono a sostenere la candidatura di Gianni Cuperlo alla segreteria nazionale del Pd. Ho tratto ulteriori buoni motivi a supporto della mia scelta seguendo in tv sabato scorso l'intervento di Matteo Renzi a Bari.

Mi è capitato nei giorni scorsi di descrivere qualcuno dei motivi che mi spingono a sostenere la candidatura di Gianni Cuperlo alla segreteria nazionale del Pd. Ho tratto ulteriori buoni motivi a supporto della mia scelta seguendo in tv sabato scorso l'intervento di Matteo Renzi a Bari, che mi ha fatto riflettere in questi giorni su tre punti.Una frase, un tema e un simbolo. La frase. Tra le altre mi ha colpito una sua affermazione: "Basta con il partito della nomenclatura, che pensa solo alle auto blu, ai rimborsi dei taxi." Bene, ho pensato, sono del tutto d'accordo e sono convinto che Renzi sia in buona fede e che lo pensi davvero.

Poi leggo su vari giornali il lungo elenco di personalità che erano in platea a Bari impegnate da lunghi anni in politica e nelle istituzioni nazionali e locali, parlamentari, consiglieri regionali, amministratori, imprenditori legati a triplo filo alla politica, e mi sorge un dubbio: erano lì per caso o quel che dice "Matteo" riguarda pure loro? Ovviamente, del tutto legittima la loro presenza ed il loro sostegno a Renzi.

Un minimo di coerenza (che in politica dovrebbe essere una virtù e non un difetto, specie con riguardo al rapporto tra parole e comportamenti) vorrebbe, però, che tutti costoro, alcuni dei quali, per usare parole sensibili al rottamatore, "campano di politica" direttamente o indirettamente da sempre, cominciassero ad essere in sintonia davvero con il sindaco di Firenze, rinunciando a qualcosa: ai tanti benefit di una lunga vita nella "casta", alle auto blu con autista, alle plurime candidature, magari agli affari che si mischiano con la politica.

Oppure dimostrassero di non essere stati parte di quell'establishment, traendone un qualche vantaggio, che in questi venti anni ha fatto poco o nulla per l'Italia, a sentire sempre Renzi.

Insomma se la sfida è davvero il rinnovamento, bè che valga per tutti in modo coerente, trasparente e verificabile dai cittadini, specie dal primo giorno in cui si assumono incarichi pubblici, come già facciamo in tanti. E sono certo che, essendo Renzi migliore di tanti suoi supporter della prima e, soprattutto, della seconda ora, egli non mancherà di rivolgere le domande, che qui io sommessamente mi sono posto, anche alla nomenclatura e all'apparato che in massa sabato affollavano le prime file della sala alla Fiera del Levante e che magari non avrà nemmeno notato, vista la sala buia e le luci concentrate solo su di lui.

Il tema. Del tutto assente nel suo lungo intervento: il Mezzogiorno. Nelle scorse ore ho avuto la possibilità dapprima di partecipare ad un incontro tra Gianni Cuperlo e alcuni parlamentari democratici del Mezzogiorno e, a seguire, alla presentazione del rapporto Svimez 2013. Quest'ultimo ha fotografato con il consueto rigore l'aggravamento del divario tra il Centro-nord ed il Mezzogiorno d'Italia che va avanti ormai da circa dieci anni.

Recupero solo due dati: il livello di occupazione al Sud nel 2012 torna a quello del 1977, con soli sei milioni di posti di lavoro...un salto indietro di ben 35 anni. Altro dato allarmante è quello del Pil nel Mezzogiorno, che dal 2007 al 2012 è crollato del 10%, quasi il doppio del Centro-Nord che si attesta intorno al -5,8%. A ciò si aggiunga l'allarme sulla "desertificazione industriale" in atto in tanta parte delle regioni meridionali che la stessa Svimez aveva già denunciato lo scorso anno.

Si avvertiva nel leggere i principali dati del rapporto, così come nel confronto che abbiamo avuto con Cuperlo il senso di una drammatica regressione non solo economica ma anche sociale e civile di una parte così grande del nostro paese da troppi anni in attesa di politiche di rilancio concrete, solide e lungimiranti. Il dualismo territoriale più antico e grave dell'Europa intera, che anziché ridursi continua ad allargarsi progressivamente. Tema enorme su cui dovremo tornare.

Mi chiedo, però, come sia stato possibile che un candidato (peraltro, il favorito) alla segreteria nazionale del più grande partito italiano venga a Bari per iniziare la sua campagna congressuale e "dimentichi" di parlare di Mezzogiorno!? Solo superficialità e banale propaganda?

Infine, il simbolo. Quello che a Bari non c'era sui manifesti e che non c'è né sul sito né sui materiali che accompagnano Renzi: il simbolo del partito alla cui leadership egli si candida. Non so in quanti ci abbiano fatto caso, ma non mi pare che anche qui si possa parlare di dimenticanza. C'è, evidentemente, una scelta esplicita volta quasi ad annullare ogni riferimento al luogo collettivo, il partito, per concentrare l'attenzione del messaggio mediatico tutta sul "one man show".

Trovo tutto ciò grave e inaccettabile non solo dal punto di vista politico ma vorrei dire anche dal punto di vista culturale e morale: una vera e propria evaporazione dello strumento partito che si vuole declassare verso un campo politico sempre più indistinto e vago, caratterizzato solo dalla leadership come elemento unificante, altro che valori e programmi. Come interpretare altrimenti la scelta mediatica, immagino voluta, di eliminare il simbolo del Pd dalla propria campagna congressuale?

 

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