Giovedì, 21 Ottobre 2021
Politica

Carbonella: “Il rimpasto numero cinque al Comune? Un’altra frittata”

"Multiservizi, bomba con la miccia". E sulle regionali: "Un errore andare ognuno per conto suo". "Ho sostenuto Mimmo Consales all'epoca, anche se qualcuno ha detto che non è vero, invece l'ho scelto io per cui mi assumo la responsabilità di quella scelta"

BRINDISI – “I rimpasti in giunta proprio non mi appassionano perché si finisce col fare una frittata, come è successo l’altra volta quando entrarono i tecnici”. Giovanni Carbonella, ex deputato della Margherita, attuale componente dell’assemblea nazionale del Pd e del direttivo cittadino, osserva e – alla fine -  commenta mentre sale la temperatura nelle stanze di Palazzo Nervegna in vista del vertice di maggioranza sul rimescolamento in giunta, il numero cinque, in programma per oggi pomeriggio (8 giugno). Anche se la risposta del sindaco non arriverà, se non dopo la regata velica Brindisi-Corfù, visto che anche Consales partirà mercoledì.

Giovanni CarbonellaE’ vero che Carbonella da qualche tempo ha scelto di dedicarsi ai nipoti, ma l’essere nonno non gli impedisce di seguire le vicende politico-amministrative del Comune. Certo, avrebbe preferito restare in silenzio, però la passione politica è quella. Mica la si può frenare, se stuzzicata. Anche perché il sindaco Mimmo Consales è una “sua” creatura: fu lui a pensare al giornalista all’epoca nella squadra di Telenorba e dell’Ansa, per rilanciare il Pd, dopo che i centristi con Massimo Ferrarese dissero no di fronte all’ipotesi Carbonella primo cittadino di Brindisi.

E’ andata come sappiamo. Adesso lei in che rapporti è con Consales?

“No comment”.

Come sarebbe?

“Guardi io sto alla finestra, questo non vuol dire che non mi interessano le questioni della mia città: io vivo qui, qui ci sono i miei figli e i nipoti, ma non decido io, nel senso che non posso intervenire. Quello che posso fare è mettere la mia esperienza a disposizione come consiglio, sempre che ci sia qualcuno che lo voglia”.

E non c’è nessuno che l’ha interpellata? Non credo proprio: il suo nome circola come una sorta di eminenza grigia del Pd, la mente dietro le quinte.

Sorride e risponde: “E’ successo che abbia dato suggerimenti a chi me li ha chiesti ed è accaduto che altre volte non siano stati neppure ascoltati”.

Si riferisce a quanto accaduto in occasione delle ultime elezioni regionali?

“Il Pd ha vinto diverse battaglie e non sono io a dirlo, ma i risultati. E lo ha fatto potendo contare su un gruppo unito, anzi granitico perché oltremodo compatto. Poi si è arrivati alle regionali e ognuno è andato per la sua strada”.

In altre parole ognuno ha sostenuto un candidato differente, con il risultato che il Pd di Brindisi ha perso peso e voce sul piano regionale.

“Esattamente. Dissi per tempo che sarebbe stato necessario vedersi per stabilire chi votare tutti assieme, altrimenti ci saremmo trovati in una situazione che non avrebbe portato giovamento a nessuno: quando ero piccolo io si giocava a ‘libera fratelli’, con questo voglio dire che uno è andato di qua, un altro di là, un altro ancora si è perso. Il Partito democratico si è sfaldato e non doveva essere così”.

Che sia un Pd diviso è sotto gli occhi di tutti: la domanda è per quale motivo si è arrivati a questo punto?

“Perché ognuno ha ragionato per sé, non per il partito. Più volte ho detto vediamo e parliamone, ma niente”.

Forse perché sapevano che lei un nome in mente ce l’aveva: Fabiano Amati di Fasano, già assessore regionale ai Lavori Pubblici. E che non avrebbe rinunciato.

“E’ vero che sono legato ad Amati, anche in considerazione della provenienza politica, essendo entrambi della Margherita, e che lo apprezzo come politico tenuto conto di quello che ha fatto per Brindisi, anche se spesso non è stato apprezzato il suo lavoro per un difetto di comunicazione. Ma questo non vuol dire che non si potesse aprire un tavolo e che il Pd non potesse arrivare a una soluzione condivisa. Invece ci siamo trovati davanti a un gruppo disarticolato, con il sindaco che dice di aver sostenuto Pino Romano (di San Pietro Vernotico, capogruppo uscente del Pd in Consiglio regionale, ndr), Vito Camassa con Antonella Vincenti (di San Donaci, coordinatrice regionale delle donne del Pd, ndr), altri che hanno votato per Giovanni Epifani (di Ostuni, consigliere regionale uscente, ndr). Quanto a Romano, una cosa vorrei dirla a titolo di precisazione: lui il suo consenso ce l’ha a prescindere. Tra l’altro mi pare che anche l’assessore Antonio Monetti abbia votato per lui”.

Se c’è stata questa dispersione, il motivo è legato al fatto che Brindisi città si è trovata senza un proprio candidato nella lista del Pd. E la colpa di altri non può essere se non dello stesso Pd.

“Ammetto che noi, intendo noi del Partito democratico, non abbiamo certamente brillato per intelligenza politica. Anzi. Il conflitto interno ha massacrato il Pd, facendo ovviamente il gioco degli altri. Bisognava sapere o quanto meno mettere in preventivo la circostanza che i tre consiglieri uscenti, Romano, Amati ed Epifani, si ricandidassero. Il che è avvenuto e Michele Emiliano è stato anche piuttosto chiaro. Non è che ci volesse un mago per capirlo. Ma a Brindisi sono stati distratti dalle proprie aspirazioni e alla fine hanno bruciato anche l’ultima carta rimasta, quella di vedere in lista una donna della città”.

E adesso che succederà nel Pd, tenuto conto del fatto che si mette in discussione il segretario cittadino? Si parla di una richiesta di commissariamento.

“L’ho sentita questa cosa, ma non c’è da commissariare un bel niente, né tanto meno da sfiduciare nessuno perché non è facendo altre guerre intestine che ne veniamo fuori. Io dico: vediamoci, parliamone, scontriamoci pure, ma usciamo insieme dal dibattito, uniti. Ripeto: le divisioni non giovano a nessuno e si è visto, per cui è inutile perseverare. Confrontiamoci anche in maniera dura, ma no alla faide. Assolutamente no. Anche perché bisogna pensare alle prossime amministrative”.

Prima di pensare al futuro prossimo, c’è il presente da affrontare con i problemi legati all’attuale maggioranza al Comune di Brindisi. Immagino ne avrà parlato con qualcuno, Consales a parte.

“Guardi, chiariamo una cosa: io ho sostenuto Mimmo Consales all’epoca, anche se qualcuno ha detto che non è vero, invece l’ho scelto io per cui mi assumo la responsabilità di quella scelta. Le dico anche che quando ci sono state delle difficoltà, ci siamo sentiti e ho detto la mia opinione. Ma lui non ha bisogno di padri putativi, né tanto meno io di essere in prima linea. A me interessano i problemi di Brindisi”.

Di problemi ce ne sono parecchi: intanto Giuseppe Marchionna ha detto basta e ha lasciato la giunta. Come possono essere affrontate le criticità se c’è una squadra di governo claudicante perché mancano l’assessore alla programmazione economica e il vice sindaco? Senza contare il fatto che si contesta, sempre dall’interno del centrosinistra, il titolare della delega ai Servizi sociali?

“Mi dispiace parecchio che Giuseppe Marchionna abbia deciso di lasciare la giunta: era ed è una persona di spessore, per cui non vedo nell’immediato orizzonte una possibilità di sostituzione. Non credo sia facile. Neppure un Maradona della politica riuscirebbe a colmare il vuoto. Sul perché sia andato via, mi attengo alla spiegazione ufficiale ossia alle motivazioni di lavoro, ma non escluso altro”.

A cosa si riferisce? Marchionna ha usato un’espressione forte: torno alla mia attività che è la mia isola felice prima che il potere cambi me.

“Presumibilmente, per come la vedo io, la scelta è stata sofferta e lascia intravvedere problematiche interne. Non devo certo essere io a ricordare lo sforamento del patto di stabilità e il caso Multiservizi”.

Grane autentiche per chi amministra. Non potevano essere in qualche nodo previste? In altri termini, secondo lei, sono stati commessi errori di valutazione?

“Parlare di errori secondo me non ha senso adesso. Posso rispondere che ne sono stati fatti tanti oppure nessuno, non è questo il punto. E’ la situazione generale che mi pare precaria”.

E quindi?

“Quindi secondo il mio parere, diverse cose meritavano una certa attenzione non da oggi, ma da tempo, per cui si è arrivati al punto in cui siamo, quando è stato presentato il conto”.

Multiservizi, innanzitutto.

“Sì. La partecipata era già da anni una bomba con miccia accesa a tempo, pronta a scoppiare. E questo a prescindere dall’attuale sindaco Mimmo Consales. Non era così che era stata concepita: lo dico perché la nascita l’ho seguita ai tempi della Cisl (quando era segretario generale, ndr). Ricordo che feci una battaglia sindacale, andai a Roma, parlai con i dirigenti della Gepi che era una società che si occupa delle realtà in crisi e infatti quando vennero i funzionari Gepi la gestione andò bene. Dal punto di vista politico, fu l’allora sindaco Michele Errico a mostrare sensibilità sull’argomento”.

C’è un futuro per la Multiservizi?

“L’errore è stato fatto quando è diventata ed è stata considerata un serbatoio clientelare. Lei mi dirà: ormai il danno è fatto, guardiamo avanti. Giusto. Ci sono quasi cento lavoratori e altrettante famiglie da tutelare, per cui io mi concentrerei sull’aspetto imprenditoriale, sulla gestione appunto, che deve essere manageriale, improntata agli utili e sulla ricerca di capitali che possono arrivare da soci terzi, per cui si potrebbe studiare una soluzione mista, con la parte pubblica che resta per dare l’input”.

Scusi, le rifaccio una domanda: capisco gli impegni da nonno, ma possibile che nessuno l’abbia chiamata per avere un consiglio visto tutto quello che sta avvenendo al Comune? Tra qualche ora c’è la riunione di maggioranza.

“Lo so. Però a me i discorsi sui rimpasti di giunta proprio non mi appassionano”.

Non so quanti le crederanno.

“E’ così e sa perché? Perché si finisce per fare una frittata, come quella che è stata presentata tempo fa, quando al Comune di Brindisi sono arrivati i tecnici, professionisti che sono diventati assessori, per accontentare tizio o caio. Non è questo il discorso da fare. Sono i partiti che devono dialogare tra loro e poi trovare una sintesi sulle persone. Io ragiono così, senza litigare con nessuno. Mi piace parlare”.

Questo si era capito. Altro che fuori dalla politica. Dietro le quinte, quello sì.

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