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Interessi personali, litigiosità, inconcludenza e autoreferenzialità: Brindisi non ne può più

L'effimero, la volgarità, la litigiosità, la permalosità e la inconcludenza sembrano che siano diventati i fondamentali della parte che, ahimè,dovrebbe rappresentare politicamente e istituzionalmente i brindisini. Lo scontro pubblico tra i due più importanti esponenti del Pd e una stucchevole reazione, con tanto di penosa iniziativa legale, ad una simpatica satira, hanno contraddistinto, in questi giorni,la "emotività" e il livello della politica brindisina e di alcuni suoi autorevoli rappresentanti

L'effimero, la volgarità, la litigiosità, la permalosità e la inconcludenza sembrano che siano diventati i fondamentali della parte che, ahimè,dovrebbe rappresentare politicamente e istituzionalmente i brindisini. Lo scontro pubblico tra i due più importanti esponenti del Pd e una stucchevole reazione, con tanto di penosa iniziativa legale, ad una simpatica satira, hanno contraddistinto, in questi giorni,la "emotività" e il livello della politica brindisina e di alcuni suoi autorevoli rappresentanti.

Mentre la città vive con disagio crescente il suo presente, si sta assistendo ad un vero e proprio imbarbarimento dei rapporti politici e,purtroppo, anche personali,che mettono in discussione la stessa serenità oltreché l'affidabilità degli amministratori. Un disagio che pregiudica qualsiasi serio confronto sullo stato della città e sul suo futuro. Non c'è più un luogo dove si possa costruire un confronto di idee e di proposte.

Il consiglio comunale che dovrebbe essere il luogo più rappresentativo della città per confrontarsi e costruire, partendo dall'amministrazione, idee per far vivere meglio i brindisini, da tempo è diventato un luogo di insulti e di mercanteggiamenti di cose e di uomini, quest'ultimi utili solo per procrastinare la propria esistenza istituzionale e la propria funzione. Servono anche per dare un pò di ossigeno ad una maggioranza, priva di condivisione politica, fatta di indistinti, e che fa fatica sempre più ad andare avanti. 

In questo guazzabuglio è impossibile trovare un filo per tenere assieme i problemi dell'emergenza quotidiana con quelli della prospettiva e del futuro  di Brindisi.  pure i problemi non mancano e sono seri e rilevanti. Il lavoro  si riduce e continua a mancare, facendo di Brindisi il comune con uno dei tassi della disoccupazione più elevati. La città si sta impoverendo dell'intelligenza  e della preparazione dei suoi giovani che sono costretti a mendicare un lavoro purchessia, ad emigrare o a rimanere nei luoghi dove hanno studiato.

L'incertezza e l'esaurimento di una parte dell'apparato industriale con il suo persistente e difficile rapporto di sostenibilità ambientale,continuano ad essere sottovalutati. Il porto,che arranca e che si mantiene, per quasi l'80% dei traffici, grazie al carbone, al gas e ai prodotti petroliferi, è diventato stucchevole argomento di convegni e di rimpallo di responsabilità per la mancata valorizzazione delle sue potenzialità. 

La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, per i quali i brindisini pagano tributi alquanto elevati, non sono né organizzati decentemente e né garantiti, riducendo la città in una discarica a cielo aperto; una situazione che ha creato l'emergenza di questi giorni e che ha determinato il commissariamento dell'organo di gestione. Bandi di gara sbagliati, e non si capisce se per volontà o per incompetenza! Opere annunciate e mai partite come le bonifiche o il collegamento con l'aereoporto. Patto di stabilità non rispettato con conseguenze sull'ordinaria operatività amministrativa e contabile. 

Uno strumento urbanistico impostato 5 anni fa è naufragato in un ennesimo contenzioso giudiziario e in una caccia alle streghe o a presunti interessi che ne hanno bloccato l'iter. L'elenco potrebbe continuare ma non servirebbe. Non è sufficiente la denuncia,come non basta la indignazione. Ma quella che ho chiamato in altre occasioni "una sconcertante rassegnazione collettiva" può essere combattuta e da chi?  La sinistra dovrebbe essere in prima fila e comunque dovrebbe tentarci. Left Brindisi, nei limiti delle sue capacità e dell'essere una associazione culturale,sta cercando di fare la sua parte.

Il Partito democratico che in città ha la maggioranza relativa non sembra in grado di dare alcun contributo,anzi sta diventando "il problema". Questo partito esprime il sindaco che risulta, per le sue vicende giudiziarie, autosospeso e poco gradito ai vertici regionali e provinciali. Una situazione che sta creando imbarazzo e nervosismo in molti e penso innanzitutto allo stesso sindaco. Una situazione che si riverbera sulla città,sul suo governo e su quella parte della società ancora disponibile a prestare attenzione all'agire e al bene comune. 

Il Pd, in attesa di una permanente resa dei conti interna sembra galleggiare nel vuoto, non promuove alcuna iniziativa, non crea nessun luogo di riflessione e di elaborazione. In questo deserto non cresce nessun progetto di respiro come non cresce nessuna nuova classe dirigente. SI afferma solo un ceto politico spregiudicato e subalterno ai piccoli come ai grandi interessi che si aggirano dalle parti del Comune.

Nasce di qua la perdita di interesse per la politica e la sconcertante rassegnazione collettiva a favore, bisogna saperlo, dell'accaparramento e consolidamento del potere dei singoli. Una situazione che viene poi utilizzata anche in maniera alquanto spregiudicata da parte di professionisti "benpensanti" che ricevono incarichi pubblici o che sperano di ottenerli, lucrando sulle disgrazie che questo ceto politico riversa sulla città. 

Mentre nelle altre città pugliesi si fa quadrato per fronteggiare le emergenze e si pensa a come riorganizzare i territori, a riprogettare il futuro delle proprie comunità alla luce delle stesse reforme istituzionali del governo Renzi (abolizione delle Province, riforma delle autorità portuali,superamento dell'attuale bicameralismo e legge elettorale, accorpamento delle Prefetture e delle Camere di Commercio, ecc.), a Brindisi si assiste ad uno spettacolo che qualcuno dovrebbe interrompere. Non se ne può più.

Lo scontro tra il sindaco e il segretario del Pd non può essere più tollerato. Si trovi una soluzione politica,si ricostruiscano le condizioni per una agibilità e una civiltà politica. E se servano azzeramenti,si proceda, prima che sia troppo tardi. Nel frattempo si dia spazio a quella politica seria, intesa come passione e religione civica. Sarebbe questa anche, da sinistra, una risposta a chi, pavoneggiandosi nella sua autoreferenzialità, aspetta la fine di uno spettacolo che nella realtà lascerà solo macerie. Ma non siamo a teatro, purtroppo.

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