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"Chissà se la coscienza dei brindisini prima o poi si risveglierà"

Gentilissimo direttore, ogni volta leggo con attenzione e grande piacere i suoi focus e le sue "ramanzine" per una città che ha un potenziale - oserei orgogliosamente dire- mostruoso, ma che molti hanno timore o (peggio) non sanno dirigere

Gentilissimo direttore, ogni volta leggo con attenzione e grande piacere i suoi focus e le sue "ramanzine" per una città che ha un potenziale - oserei orgogliosamente dire- mostruoso, ma che molti hanno timore o (peggio) non sanno dirigere. Da quando ho avuto modo, attraverso i miei viaggi, di espandere la mente a nuovi scenari di vita urbana, tra Lecce, Roma, Torino, Sondrio (per rimanere in Italia), ho sempre mantenuto un viscerale legame nei confronti di Brindisi, per orgoglio e desiderio di sviluppare le mie ambizioni nella mia città natale.  È una cosa sicuramente bellissima, che tanti concittadini vorrebbero, e che silenziosamente continuo a fantasticare e a programmare, con i miei tentativi creativi di rappresentare un ambiente cittadino evoluto.

Certamente non avremo la metropolitana, il tram o il filobus, ma in compenso da noi c'è il traghetto che fa spola tra la banchina del Casale e del Centro, un lungomare mozzafiato, o magari due, con via Amerigo Vespucci (se viene approvato il progetto urbano di evolvere anche questo, del Casale, a me tristemente noto per la perdita del mio caro cugino Andrea De Nigris), un waterfront degno delle migliori località turistiche internazionali, per non parlare del Centro storico, con i resti della antica Polis Brundusina Romanae, come ironicamente ironizzerebbe qualche storico di mia vecchia conoscenza.

Forte a Mare-6

E allora perché la città non va? Perché è cotanto sfortunata e cupa? Che legame ha Brindisi con la crisi? «“anni horribiles” per la città di Brindisi. Le speranze di un cambiamento percepibile, deciso, si sono spente pochi mesi dopo le elezioni, e ciò che era stato compromesso nel corso delle precedenti esperienze amministrative scivola sempre più velocemente verso scenari di crisi irreversibili» sostiene lei. Una cosa è certa: la responsabilità di questi "anni horribiles" è di noi cittadini di codesta urbe, che trascuriamo ciò che ci circonda e ci lamentiamo, vogliamo di più ed abbiamo timore delle innovazioni, sia quando mancano e sia quando vengono messe in atto.

Si bada sempre a problemi secondari, senza alcuna lungimiranza. E se si parla di lungimiranza, si parla di "andare fuori", perché chiaramente fuori c'è più lavoro, ci sono le università, le accademie, l'evoluzione della società (o pseudo tale, visto che tutto il mondo è paese). E Brindisi si spopola: i cervelli fuggono altrove e rimane solo chi combatte per accaparrarsi o mantenere il proprio angolo di privilegi, senza rendersi conto oppure (peggio) preoccuparsi della decadenza di una città che - va ricordato - è stata Capitale d'Italia per alcuni mesi nel 1943, e tutt'ora potrebbe essere un punto di riferimento importante per la Nazione, sia da un punto di vista commerciale e sia per il turismo.

Porto - Costa Morena Est-3

Sembra quasi un clima bipolare, in cui il cameratismo tra cittadini e rappresentanti istituzionali esce fuori quando vi sono le tornate elettorali o feste "a gratis", che comunque ricadono sempre sulla testa dei cittadini quando si tratta di mettere in atto servizi per la collettività o opere di manutenzione della cosa pubblica. Tutto viene rinviato per poi cedere la patata bollente al prossimo: armiamoci e partite. E poi si pretende di avere un tornaconto personale. Per aver fatto cosa? Ma il senno di poi arriva a bastonare tutti, anche chi si impegna senza preoccuparsi del ritorno per sé di ogni azione fatta e facendo tutto con amore e dedizione per cercare di migliorare la città, in quanto a pochi finora è seriamente interessato il benessere della città.

Chi può guidare il cambiamento deve essere qualcuno che abbia uno spiccato senso di umiltà a rinunciare a tale ruolo in caso di fallimento (cosa che attualmente non succederebbe) ed un rapporto sociale semplice, lontano da ogni ipocrisia, guardando prima di tutto ciò che bisogna fare per migliorare Brindisi e poi le proprie tasche (e la poltrona), che sappia fare marketing, invogliando imprese e commercianti locali ad investire sul territorio fornendo certezze, e, con esse, che sia capace a far tornare a Brindisi chi è stato costretto a fare le valigie e partire altrove, con non poca malinconia. Chissà se la coscienza si risveglierà. Grazie e buona giornata.

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