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Imu

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"La fiera delle illusioni prima del voto"

Il problema dell'Italia è tagliare o abolire alcune imposte in maniera indiscriminata e senza considerazione della differenza di redditi, oppure è quello di reperire risorse per lo sviluppo e modificare il peso della pressione fiscale su imprese e lavoro? A questo proposito, riceviamo e pubblichiamo un intervento dell'ex senatore Michele Miraglia.

Il problema dell'Italia è tagliare o abolire alcune imposte in maniera indiscriminata e senza considerazione della differenza di redditi, oppure è quello di reperire risorse per lo sviluppo e modificare il peso della pressione fiscale su imprese e lavoro? A questo proposito, riceviamo e pubblichiamo un intervento dell'ex senatore Michele Miraglia.

"Se si riflette che da alcuni giorni il dibattito politico alla vigilia del voto si è impelagato nel dilemma Imu sì oppure Imu no, è proprio vero che "la moneta cattiva scaccia la buona". Come se in prospettiva il problema principale del paese, nella fase di grave crisi che attraversa, fosse quello di distribuire risorse e non quello di reperirle a sufficienza per avviare un processo di crescita con la creazione di nuovi posti di lavoro, dopo anni di recessione economica e conseguente diffusa disoccupazione.

Abbiamo un debito pubblico a livelli stratosferici, influenzato dall'andamento dello "spread", un restringimento della base produttiva, dovuto al venir meno sempre più numeroso di imprese commerciali ed industriali, che si ritirano dall'attività ed una nuova generazione condannata all'inoccupazione od al precariato continuo, tagliata fuori, com'è, da ogni possibilità di stabile e soddisfacente inserimento nel processo produttivo: tutto ciò significa che il nostro paese non ha un futuro e che nell'arco di qualche decennio sarà completamente marginalizzato nel contesto internazionale.

Non concentrare l'attenzione ed il dibattito su questi aspetti della crisi, indicando le strade per uscirne ( strumenti e risorse ), lanciando, invece da parte di Berlusconi, proposte fantasiose ed ingannevoli, come quella della restituzione dell'Imugià pagata, con l'abolizione per il futuro dell'Imu per la prima casa, indistintamente sia per il possessore di un piccolo che di un grande appartamento, senza graduare la tassazione, esentando i bassi redditi, è non solo fuorviante e demagogico, ma addirittura irresponsabile.

Incline alle sparate propagandistiche, sappiamo i motivi che hanno indotto il Cavaliere ad avanzare quella proposta: acquisire sul libero mercato i voti degli elettori disponibili promettendo i versamenti dell'importo dell'Imu, già pagata, in contanti o su c/c entro un mese, qualora vincesse le elezioni; usare la trovata della restituzione e dell'abolizione dell'Imu come diversivo per sfuggire al confronto ed alla proposta su come affrontare in concreto i nodi cruciali della crisi in atto, dopo anni di governo fallimentari; infine, per ingraziarsi , specie con l'altra proposta del condono tombale, la parte più retriva del paese, i furbi che evadono le tasse e che esportano i capitali all'estero, il mondo diffuso dell'illegalità.

I vari sondaggi preelettorali indicano una rimonta del partito di Berlusconi e molti osservatori, dopo anni di malgoverno, esprimono meraviglia per tale ripresa, attribuendola alla dabbenaggine degli italiani. Certo, gran parte dell'elettorato del Cavaliere è influenzato dalle sue trovate demagogiche e dalla propaganda in suo favore diffusa a piene mani dalla televisione, principale strumento di informazione degli italiani, gravitante in gran parte intorno alla sua figura. Tuttavia, non va dimenticato che l'Italia è anche il paese delle corporazioni, dei mille particolarismi, delle rendite diffuse e dei localismi più ostinati, come quelli propugnati dalla Lega Nord, principale alleato di Berlusconi.

Esiste, cioè, insieme alla maggioranza degli italiani che soffre per la crisi imperante e che vive senza prospettive, una parte consistente e molto influente, non interessata al mutamento dello "status quo" e che in futuro teme di perdere i privilegi acquisiti. Ebbene, è questa parte rilevante dell'elettorato che in vista del voto esce dall'anonimato e dall'indecisione e si schiera apertamente per Berlusconi, ritenendolo, a ragione, sicuro difensore degli interessi delle diverse "caste", in base alle ripetute prove ricevute in passato dal Cavaliere.

Del resto, nessuna personalità politica di rilievo nel nostro paese è in grado di offrire a tali categorie maggiori garanzie e coperture rispetto a Berlusconi, espressione più significativa ed incomparabile della rendita monopolistica e del privilegio, a causa dell'irrisolto conflitto di interessi, e, pertanto, più strenuo oppositore di ogni politica di cambiamento.

Altro che non esiste la destra e la sinistra in Italia, che tali etichette sono ormai superate e che, perciò, "questa e quella per me pari sono", come va cianciando il Grillo parlante. La realtà è ben diversa e le prossime elezioni decideranno se l'Italia rimarrà ferma, prigioniera degli interessi costituiti, rischiando di affondare, oppure, se imboccherà finalmente la strada del riscatto e del rinnovamento, ritrovando fiducia in se stessa e nel proprio futuro. (Michele Miraglia)

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