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"Democrazia partecipata? Brindisi gestita come un club privato"

Le primarie di coalizione svoltesi in aprile per restituire ai brindisini il diritto di autodeterminare il proprio futuro, in antitesi con chi, dall’altra parte, si faceva imporre il candidato sindaco e le conseguenti scelte da Bari

Le primarie di coalizione svoltesi in aprile per restituire ai brindisini il diritto di autodeterminare il proprio futuro, in antitesi con chi, dall’altra parte, si faceva imporre il candidato sindaco e le conseguenti scelte da Bari; una campagna elettorale al grido di “Brindisi ai brindisini”, vissuta quotidianamente a contatto con gli abitanti delle periferie, con la volontà di governare secondo i principi di quella “democrazia partecipata” che tanto è in voga ai giorni nostri; la scelta di comporre una giunta con almeno una donna per partito, perché è risaputo che le donne, in politica, sono generalmente più oneste e sensibili.

Ebbene, come spesso accade le premesse (e promesse) vengono puntualmente disattese una volta raggiunto l’obiettivo prefissato, anche se, onestamente, a memoria non si ricorda un periodo più buio per la nostra comunità. Il fatto accaduto due giorni fa, allorquando il portavoce della Sindaca ha pubblicato sulla pagina ufficiale del Comune di Brindisi un avvenimento di cronaca, riportando l’articolo del suo giornale “Senzacolonne”, fornisce semplicemente la conferma che Brindisi, oramai, è gestita come fosse un club privato.

Il fatto, in sé già grave di suo, arriva a cappello di una sfilza incredibile di situazioni che vanno verso la stessa direzione “autoritaristica”. Chi gestisce la comunicazione per conto dell’amministrazione, infatti, è spesso incappato in queste situazioni equivoche, impedendo ad esempio allo scrivente di poter commentare gli articoli sulla pagina del suo giornale e privando (a sentire le lamentele che viaggiano sulla rete) altri cittadini “con la mente critica” della possibilità di poter commentare sulla pagina della sindaca Carluccio.

 Strane coincidenze? Non crediamo, ma saremmo felici di essere rimaste vittime di “errori della tecnologia”. Questo modus operandi quasi “regimistico” non è altro che la trasposizione, a livello comunicativo, di quello che sta accadendo in ambito amministrativo, dove, sin dall’inizio, la sindaca (o chi per lei) sta assumendo decisioni esiziali in splendida autonomia, senza consultare nemmanco i suoi partner di coalizione.

Ciò è avvenuto sin dal primo giorno in cui la sindaca si è insediata, quando ha nominato suo consigliere speciale il notaio Michele Errico, investendolo impropriamente (se non proprio illegittimamente) di pieni poteri; quando ha provveduto in autonomia alla rotazione di alcuni dirigenti, scatenando le ira di Carmelo Palazzo, che da quel momento ha deciso di rompere con i compagni di coalizione; quando, nella vicenda Grimaldi, ha deciso di non presenziare alla discussione e votazione tenutasi durante la seduta del Comitato Portuale.

Quando ha scelto capoticamente di presentare nel bando per le periferie il progetto dei capannoni in prossimità del Cillarese, senza ascoltare le rimostranze delle opposizioni, le quali hanno fatto presente che quell’area è soggetta ad un elevato rischio di dissesto idrogeologico; quando è andata a parlare con il sindaco di Taranto per concordare un accorpamento con il porto ionico, senza una preventiva e ineludibile discussione in consiglio comunale, disattendendo la volontà di una grossa fetta della cittadinanza, assolutamente contraria a questa decisione di vitale importanza per il futuro della città.

E’ questa, dunque, la città aperta, democratica, inclusiva a cui lei (o chi per lei) aveva pensato? E’ questa l’amministrazione che avrebbe restituito alla comunità brindisina la possibilità di autodeterminarsi, senza eterodirezioni di sorta? Ferrarese e Fitto sono forse di Brindisi? Eppure non pare stiano recitando un ruolo secondario in questa partita. Che dire, poi, dello svilimento perpetrato verso la figura della donna, sacrificata sull’altare di un imperante maschilismo che ha portato le rappresentanti di questa amministrazione ad assumere un mero ruolo di facciata, ancillare alle esigenze dei maschietti.

Come altro valutare, altrimenti, il ruolo della sindaca, visibilmente spaesata ed in balia di un mare abitato da banchi di pescecani pronti a spolpare ciò che è rimasto, o quello dell’assessore Miggiano, la quale non è stata informata del rischio idrogeologico insistente su quell’area e che, probabilmente, sarà sostituita da Raffaele De Maria, in virtù dei soliti giochetti di rimpasti atti a mantenere gli equilibri di potere, o, infine, il ruolo che sta assumendo Marika Rollo, utilizzata come pedina strumentale al braccio di ferro in corso tra i Coerenti per Brindisi capeggiati da Luperti e la sindaca (espressione dei centristi).  

Termometro dello scarso coinvolgimento delle donne in questa amministrazione è stato il consiglio comunale del 7 settembre scorso, dove non si è registrato alcun intervento da parte delle rappresentanti del gentil sesso. Si può allora considerare “civile” una comunità mortificata da tali vicende, soggiogata dalle lobbies, dove la cultura e lo sport, pilastri dello sviluppo della socialità, sono diventati un privilegio per gente agiata (agli esosi costi dei ticket per l’utilizzo degli impianti sportivi, si è aggiunta la richiesta di un pedaggio che le associazioni no profit dovranno pagare per poter usufruire delle stanze espositive comunali), dove gli spettacoli culturali sono da ricercare con il lanternino e l’unica eccellenza in tale settore, ovvero il Teatro Verdi, non aprirà i suoi cancelli alla cittadinanza per la penuria di risorse destinategli?

Diceva Guido Ceronetti: “Un’assuefazione perfetta alla vita urbana odierna è segno di gravissimo squilibrio. È sano soltanto chi ne soffre.” Iniziamo a prenderne contezza.
 

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