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La morte di Gianroberto Casaleggio e le ripercussioni a Brindisi

La notizia della scomparsa di Gianroberto Casaleggio ha caratterizzato le prime pagine di tutti i siti internet di testate giornalistiche e non, a pochi mesi da un appuntamento elettorale in cui la scena politica italiana attendeva con una certa attenzione le scelte che sarebbero state fatte dal suo movimento

La notizia della scomparsa di Gianroberto Casaleggio ha caratterizzato le prime pagine di tutti i siti internet di testate giornalistiche e non, a pochi mesi da un appuntamento elettorale in cui la scena politica italiana attendeva con una certa attenzione le scelte che sarebbero state fatte dal suo movimento.

Il cofondatore del partito 5 stelle aveva alle spalle una certa conoscenza del mondo imprenditoriale che gli ha permesso di utilizzare la rete come strumento d’innovazione su cui caratterizzare uno dei elementi contraddistintivi del movimento creato insieme a Beppe Grillo.

La sua ascesa politica era già iniziata timidamente una decina di anni fa, con risultati poco incoraggianti finché, grazie alla sua collaborazione con Antonio di Pietro, nel 2007 e nel 2008 ricoprì gratuitamente l'incarico di consigliere del Ministro delle Infrastrutture  per lo studio delle attività inerenti alla comunicazione istituzionale nel Governo Prodi II.

Il clamore intorno a questa figura “borderline” della politica e dell’imprenditoria sul web, conosce il suo apice in seguito all’esplosione elettorale del movimento 5MS, clamore che si concentra anche sulle modalità con cui vengono stabilite le condotte da adottare all’interno del movimento, da alcuni ritenute poco democratiche.

Aldilà della visione soggettiva di ciascuno, pochi potranno obiettare sull’importanza ricoperta da Casaleggio nel formare un movimento che ha destabilizzato un sistema politico orfano delle certezze, ma non dei vizi, della Prima Repubblica e che faceva del bipolarismo l’elemento cardine della propria sopravvivenza aldilà dei contenuti.

Il dissolvimento della politica chiusa nei suoi palazzi, in un clima quasi mistico di segreti impenetrabili, era prevedibile soprattutto in una fase in cui l’Italia, con il suo atavico ritardo, ha capito che il web, se correttamente utilizzato, può rendere l’informazione molto più democratica ed accessibile a tutti.

Del resto, la rincorsa alle parole chiave e agli hashtag è solo l’ultima frontiera della semplificazione (e banalizzazione) dei contenuti politici. Nella nostra città la notizia della scomparsa della mente del Movimento 5 Stelle apre una serie di interrogativi, dal momento che in uno scenario “work in progress” la variabile costituita dai grillini può cambiare gli equilibri in gioco.

Per la Democrazia e la partecipazione di tutti i cittadini al proprio diritto di voto, è sempre una perdita la scomparsa di una voce capace di catalizzare una grande fascia di elettori, fenomeno di cui a Brindisi si dovrà tenere conto, soprattutto in un contesto sociale ancora scottato dall’ennesima amministrazione passata agli altari della cronaca per notizie sconfortanti.

L’insegnamento più saggio che la storia politica brindisina tratteggia nei sui corsi e ricorsi, e con cui può esser letta la scomparsa di Casaleggio e di tanti altri leader, è che la gestione della res publica è proiettata al fallimento quando viene affidata a pochi personaggi circondati dall’aura del salvatore. Gli archetipi e i guru sono figure destinate ad aver vita propria e perenne nei saggi di antologia o di psicologia piuttosto che nella vita reale. Nei nostri respiri e nelle nostre speranze c’è una componente olistica che trascende il mito, il tifo o l’egoismo personale. Condizione che spesso a Brindisi dimentichiamo.

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