Giovedì, 21 Ottobre 2021
Politica

Riflessioni su nostalgie e uomini di sinistra: quelli bravi, e quelli che fanno sbadigliare

Confesso che quello che sta accadendo oggi nel Pd brindisino, non mi appassiona. Sono ormai troppo distante, non solo anagraficamente e per scelte di vita, che la sola idea di partecipare oggi alla vita di un partito organizzato, la riterrei una imperdonabile stravaganza senile. La nostalgia però è un’altra cosa, è pericolosa e altamente infettiva

Confesso che quello che sta accadendo oggi nel Pd brindisino, non mi appassiona. Sono ormai troppo distante, non solo anagraficamente e per scelte di vita, che la sola idea di partecipare oggi alla vita di un partito organizzato, la riterrei una imperdonabile stravaganza senile. La nostalgia però è un’altra cosa, è pericolosa e altamente infettiva. Quella provocatami prima dall’ultimo intervento di Carmine Dipietrangelo, e dopo da quello di Peppino Caldarola, addirittura contagiosa. Tutti sanno il legame, umano e culturale (recentemente anche quello per la campagna), che mi lega a Carmine, il “comunista di Mesagne”.

Scherzando, lo definisco mio fratello, ma sottolineo: non siamese. Ed è per questo che pur condividendo tante sue idee, e tante sue battaglie, non ho mai voluto aderire al Pd, partito che ritengo ormai geneticamente distante dai valori e dalla tradizione della sinistra. Ed io invece sono, da sempre, un uomo di sinistra. Per me la coerenza, come la schiena dritta, è ragione di vita, un valore non contrattabile. Meglio un dignitoso silenzio, che morire democristiano.

Ho molto discusso e, a modo nostro molto litigato, con Carmine per questo suo ultimo intervento. Non per i suoi contenuti, per le analisi, lucide e brillanti anche nei ricordi. Condivido tutto, ma io non l’avrei fatto per evitare il rischio che si anteponesse la nostalgia, quella dolce e a volte perniciosa, all’obbiettivo politico, culturale e morale del suo intervento.

Carmine Dipietrangelo e Carmelo GrassiDipietrangelo parla ad un popolo che non esiste più, e quello a cui si rivolge oggi –salvo le dovute eccezioni, che quando però sono chiamate a raccolta hanno “altro da fare”- o è farisaicamente integrato nel potere (possibile che nella nostra lunga attività abbiamo partorito solo voltagabbana?) oppure, i più, hanno maturato valori e principi distanti anni luce da quelli, anche etici, della sinistra a cui noi siamo stati formati sin da quando eravamo ragazzi.

Vent’anni di berlusconismo, altrettanti di folle rincorsa della sinistra a fare ciò che non le era geneticamente compatibile, non avere capito che portare la politica fuori dai partiti e alla cosiddetta “società civile”, spostandola esclusivamente nelle istituzioni sarebbe stato un disastro, un suicidio, e tanto altro ancora. Oggi è cambiato tutto, anche il linguaggio e la platea a cui il politico deve rivolgersi. Oggi conti solo se regni nelle comparsate televisive e non se hai buone idee e validi progetti.

Per me, richiamarsi oggi a come eravamo noi, a parte che non è un modello più attuabile (o che abbia dato risultati impeccabili, visto come si è ridotti oggi) ma è come abbaiare alla luna. Anzi, per me che l’ho conosciuto sin da quando militava nel Psi, l’ultima cosa che vorrei che mi accadesse è fare la fine di Beppe Patrono, che diceva cose sacrosante e colte, ma parlava ad una piazza vuota o ad un’aula consiliare che non lo stava neanche ad ascoltare. Mi chiedo quanto ne valga la pena.

Non ricordo (forse Jim Morrison?) chi ammoniva a non ritornare mai nei luoghi dove sei stato felice, potresti rimanere deluso. Anche per questa ragione non ho mai accettato i periodici richiami di vecchie puttane del socialismo italiano a rimpatriate. Cadavere più cadavere non fa che cimitero. E lì purtroppo ci andrò non per mia scelta.

Dipietrangelo ritiene che il mio silenzio sia il classico frutto dell’antica pigrizia brindisina, al massimo, per dargli un valore etico, è nichilismo, forse senilità. Non so quanto abbia ragione, e se ne ha. Apprezzo e invidio invece la sua freschezza intellettuale, la competenza sui problemi che nessun altro politico brindisino oggi possiede.

Lui, vecchia scuola dell’apparato comunista, legge, studia e si aggiorna. Non c’è nel ceto politico ed istituzionale a cui oggi sono affidati i destini della provincia e della città di Brindisi, uno bravo quanto lui. Per questo, in questo periodo di crisi nera, andrebbe  ascoltato, invece è odiato e sopportato. Si mettano l’anima in pace “lor signori”, Dipietrangelo continuerà nel suo impegno.

Il sindaco Consales e l'assessore Luperti l termine dell'incontro con Aimeri-2In ultimo, anche se non mi appassiona, voglio dire qualcosa sul Pd. Diceva Boskov, il grande allenatore della Sampdoria, che “se tu sposi puttana…” eccetera eccetera. Per verificarlo basterebbe la storia, personale e politica, di chi oggi rappresenta ai vari livelli il partito. Consales, ad esempio, appartiene alla cultura e alla storia della sinistra, come io sono marziano. Forse non aveva neanche la tessera nel 2012, e fu candidato solo perché amico di Tomaselli, Romano e alla lobby della Cna.

 Luperti, già consigliere comunale con una lista autonoma, e da sempre figlio del Luperti padre, la sera prima di candidarsi con il Pd aveva l’intesa (qualcuno dice che avesse addirittura già sottoscritto l’adesione) con la lista di Giovanni Brigante. Dov’era il Pd comunale, provinciale e regionale quando si sono formate le liste? E dov’erano in questi due tre anni di amministrazione durante i quali Consales ha cambiato giunte e maggioranze con la disinvoltura di un prestigiatore, senza produrre nessun risultato degno di considerazione (meno la routine del completamento di vecchie opere)?

Quando i Tomaselli, i Romano e le loro corti dei miracoli, invece di rispondere a queste semplici domande, pontificano sulla stampa genuflessa, certo che il loro sfratto è ormai segnato, mi viene solo un gran sbadiglio.       

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