Martedì, 18 Maggio 2021
Politica

La sinistra, la memoria del passato e una strada che comincia al Sud

Sono stato quattro giorni a Londra. Capisco che la notizia è troppo privata per suscitare l’interesse dei lettori di “BrindisiReport” né voglio annoiarli con la mia vita privata. Lo scrivo sia per giustificarmi per aver “saltato “ il pezzo dello scorso fine settimana sia perché, alla vigilia dei settanta anni e dopo altri viaggi a Londra, questa volta ho sentito il bisogno fisico e emotivo di andare per la prima volta nel cimitero in cui riposa Carlo Marx

Sono stato quattro giorni a Londra. Capisco che la notizia è troppo privata per suscitare l’interesse dei lettori di “BrindisiReport” né voglio annoiarli con la mia vita privata. Lo scrivo sia per giustificarmi per aver “saltato “ il pezzo dello scorso fine settimana sia perché, alla vigilia dei settanta anni e dopo altri viaggi a Londra, questa volta ho sentito il bisogno fisico e emotivo di andare per la prima volta nel cimitero in cui riposa Carlo Marx.

Prima di arrivare ad Highgate ho scritto scherzosamente un sms a mia figlia chiedendogli se dovevo dire qualcosa a nome suo al vecchio Karl e lei mi ha riposto: “Digli di pregare per noi”. Gli ho ricordato che il nostro precursore era ateo e lei mi ha detto che una buona parola può sempre mettercela. Questo dialoghetto padre-figlia serve a dire che molti di noi a sinistra, ormai apolidi dopo una vita da anarco-comunisti, sentono una nostalgia fottuta di tornare a fare famiglia.

Nei giorni del trionfo della Le Pen, infatti, la sinistra si guarda attorno e vede molte macerie e molti che sono indaffarati attorno ad esse proclamandosi eredi della sinistra che fu, suoi sostituti avendone ormai decretato non la morte temporanea ma quella definitiva. C’è del vero. La sinistra per come l’abbiamo conosciuta non tornerà per lungo tempo.

Non tornerà la sinistra che aveva un progetto di società, non immaginando che sarebbe diventato quella mostruosità creata dai comunismi dell’Est, che credeva che gli uomini potessero migliorare le loro condizioni di lavoro e di vita, che l’eguaglianza non fosse un disvalore, che la mutualità e la vita in associazioni politiche legate da un ethos comune era la miglior cosa che potessimo augurarci.

Sciopero generale, Il corteo degli studenti-2Lo era soprattutto per noi meridionali, e per noi meridionali di città. Vivevamo in realtà urbane dominate da una Dc  prepotente e oltranzista e con destre fasciste molto aggressive. A sinistra si stava per anticonformismo e per coraggio. Poi il mondo si aprì, cercammo gli operai e trovammo soprattutto la gente che aveva lavorato la terra anche se poi era diventata classe operaia.

Trovammo amici, alcuni rimasti ancora, demmo e ricevemmo solidarietà, facemmo battaglie epiche contro le gabbie salariali, per il Sud, contro i “boia chi molla” quando sembrò che dopo Reggio Calabria e L’Aquila  quel movimento eversivo avrebbe sommerso l’intero Mezzogiorno, fummo diretti da uomini severi che avevano fatto poche scuole e poi arrivammo noi a prendere in mano questo mondo.

E’ andata come è andata, una grande storia che a un certo punto si è interrotta e non siamo stati più in grado non solo di riconnettere i fili con il passato ma spesso neppure di mantenere la connessione sentimentale con i simboli e le persone che di quel passato sono state protagoniste. Sento che la nostalgia può essere un sentimento politico vitale, ma capisco che bisogna guardare freddamente alle cose di oggi senza pregiudizi. Anche ai leader di oggi.

A me non piace nessuno. Talvolta ho preso le difese di Emiliano, spesso ho polemizzato con la sinistra Pd per lo schematismo con cui si è opposta a Renzi. Ma non è da loro che verrà il futuro. Non sono la malattia ma i sintomi di essa. Perché c’è qualcosa che andrebbe ricostruito: la memoria del passato dicendo basta alle autocritiche (abbiamo già dato!), l’idea che un partito politico è non una fredda organizzazione elettorale ma un modo di stare assieme per “servire il popolo”, che la leadership è una responsabilità non la fiera del narcisismo.

Da dove cominciare? Dal Sud ovviamente. La panna montata di questi anni ci consegna allo status quo ante. C’è un Sud che ce la fa e va avanti e un altro che va indietro. C’è un Nord grilllizzato e salvinizzato che cerca di trovare i propri ascari nel ceto medio e nei poveri del Sud. Questo perché manca la sinistra. Ecco il problema.

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