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La perigliosa strada solitaria imboccata dal democristiano Raffaele Fitto

Il richiamo della foresta democristiana non poteva lasciare indifferente Raffaele Fitto. Nel grande revival della Balena Bianca con un dc di sinistra al Quirinale, due fanfaniani (Renzi e Boschi) al governo, Fitto ha scelto di essere un Forlani più muscolare

Il richiamo della foresta democristiana non poteva lasciare indifferente Raffaele Fitto. Nel grande revival della Balena Bianca con un dc di sinistra al Quirinale, due fanfaniani (Renzi e Boschi) al governo, Fitto ha scelto di essere un Forlani più muscolare. Punta l’ex governatore pugliese a fare il pieno dei voti dell’ex Forza Italia sognando di arginare Matteo Salvini ovvero di allearsi sciaguratamente con lui e con la Meloni. Non è una gran bella fine per uno che Berlusconi aveva definito la sua protesi, che D’Alema aveva corteggiato per un decennio, che era sembrato il giovane più dotato di Forza Italia pur privo di linguaggio televisivo.

Fitto ha capito prima di altri la crisi del suo partito. In verità ne ha capito la radice profonda che sta nel fatto che l’ex Cavaliere ha da tempo smesso di investire quattrini e sogni in Forza Italia sperando ormai di ottenere dalla politica, così come all’inizio della sua discesa in campo, quella protezione per le sue aziende di cui ha vitale bisogno. Berlusconi e Confalonieri sono due splendidi ottantenni. Dopo di loro c’è la tostissima Marina, l’indecifrabile Pier Silvio e poi i figli di Veronica Lario fra cui si segnala, per i disastri milanisti, quella “gnocca” di Barbara. Per il resto niente. Quindi tocca ai due vecchi, al patron e al suo amico Fidel, salvare la Ditta con l’aiuto della politica, ieri era Craxi, poi con la stagione lunga della discesa in campo, ora con l’accordo tira-e-molla con Matteo Renzi.

Fitto è troppo giovane e ambizioso per limitarsi a questi obiettivi aziendali e ormai gioca in proprio addirittura convocando per fine mese una kermesse che potrebbe segnare il distacco da Berlusconi. Maurizio Gasparri, che resta attaccato all’ex Cavaliere come una cozza anche perché non lo vuole nessuno, gli ha detto che rischia di fare la fine di Fini e di Alfano. Rischio più che probabile. Fitto ha una buona truppa parlamentare, ha ancora voti in Puglia ma non ha, pur essendo giovane, quel piglio rottamatore che ha assistito i due Matteo, Renzi e Salvini.

 Sarà perché lui viene da una Dc solo di governo, tutta pratiche e assistenza, e quegli altri sono stati movimentisti, Salvini addirittura è stato tra la nostra gente (accoglievamo “la qualunque”, un tempo). Sarà perché, come gli dico da tempo, comunica molto male e solo in politichese, sarà perché non gli riesce, e questo è un suo titolo di merito, di essere populista, resta il fatto che l’avventura solitaria di Raffaele Fitto è assai rischiosa.

Del resto solitaria dovrà essere. Non potrà, spero, imbarcare né Brunetta né Santanchè perché la vera differenza fra lui e gli altri della Casta berlusconiana è che costoro non hanno mai visto un voto e un elettore in vita loro, lui invece dalle sue/nostre parti i voti li ha contati a decine di migliaia. Nel frattempo forse gode Michele Emiliano perché con Fitto distratto dalle ambizioni nazionali, qui a fare il bello e il cattivo tempo resta solo lui. Che Dio ce la mandi buona.

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