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L'astrattismo della politica a Brindisi, con "artisti" innamorati di se stessi

Dispiace immensamente utilizzare il genio di Cézanne e Bonnard per raccontare le cronache che si sviluppano tra Paradiso e La Rosa, da Piazza Matteotti sino alle vie periferiche

BRINDISI - Gli scenari locali sono quasi sempre fedele rappresentazione di dinamiche politiche nazionali e spetta ai cittadini decidere se prenderne pregi o difetti. E' lampante che nel capoluogo messapico ci sia una naturale, ma non infinita, predisposizione a cedere alle debolezze ed alle distorsioni della cultura italiana e di un meccanismo democratico a cui non sempre siamo grati.

La confusione vigente a Roma, e che a distanza di un mese e mezzo regala ancora un'imbarazzante impasse istituzionale, amplifica il caos pre-elettorale brindisino. Nell'ardua impresa di eleggere il terzo sindaco in sette anni, i cittadini si trovano ad assistere ad una nuova fase di promiscuità dove persone, liste e proclami cercano un ritratto in cerca d'autore.

Se dovessimo superficialmente trovare una corrente artistica che rispecchi l'attuale fase politica, potremmo identificare nell'Astrattismo i segni della perdita di tutti i riferimenti reali. Dispiace immensamente utilizzare il genio di Cézanne e Bonnard per raccontare le cronache che si sviluppano tra Paradiso e La Rosa, da Piazza Matteotti sino alle vie periferiche per Lecce, Taranto e Bari.

Eppure, come nell’Astrattismo, anche nel nostro territorio si assiste al libero sviluppo di immagini, colori e forme politiche distanti anni luce dalla realtà di estrema crisi e dalle risposte oneste che la città ricerca da anni. Osserviamo passivamente coalizioni politiche prendere forme fuggenti, angoli concavi diventare convessi, rotondità convergenti trasformate in spigoli dopo pochi istanti.

Puro Astrattismo. Vien da chiedersi cosa sia la politica e cosa vorremmo diventasse: Arte povera o Rinascimento? In una città accalappiata da politiche industriali vetuste, seducenti all'epoca e ciniche, senza scrupoli oggi, schiava di retaggi passati e nostalgie post belliche … dove sono i programmi? Il vasto spazio a sud del nostro splendido Seno di Levante sarà ancora territorio stuprato o la città vorrà riprendersi terre e coste svendute?

Il centro cittadino verrà valorizzato o sarà il solito caotico contenitore di improvvisazioni e cattive abitudini inquinanti, dure a morire? Le periferie verranno ricordate per essere un grande serbatoio di voti di elezione in elezione o verranno reintegrate e rese protagoniste di una nuova pagina storica?

Dove sono gli elementi primari del nostro dipinto? Di certo l’improvvisazione di alcuni porterà le sue sgradevoli conseguenze nel nostro futuro. Con rare eccezioni, non conosciamo ancora candidati sindaco, elementi programmatici e visioni future. Sappiamo però che, come nel vestito di Arlecchino, a breve la città sarà invasa da santini elettorali colorati, esponenti candidati riempi lista, coraggiose meteore ed impavidi arrivisti.

Da qualche settimana si è levato il coraggioso grido di protesta di trecento ragazzi brindisini, stufi di dover guardare i propri coetanei pugliesi più fortunati.  Nelle loro voci traspare la genuinità di speranze giovani, il desiderio di aria concettuale e non di cerimoniali barocchi che avviluppano la città in trame già note.

Starà alle loro menti verdi l’ardua sfida di sopravvivere in una scena ricca di disegni suadenti ma di scarsa qualità ed un Realismo con un quarto Stato di Pellizza da Volpedo stato più odierno che mai. La linea che tracceremo potrà essere un tratto di alto profilo o uno sporco scarabocchio: riusciremo a difendere Brindisi dai soliti “artisti” innamorati solamente della propria immagine?

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