Giovedì, 28 Ottobre 2021
Politica

Intervento/ Le liti di una politica irresponsabile sui lavoratori di Santa Teresa

Un tempo la politica era l’arte della mediazione, del confronto, del dibattito, dello scontro, ma alla fine di qualsiasi percorso si giungeva ad una sintesi, ad una soluzione giusta o sbagliata ma ad una soluzione con chiare assunzioni di responsabilità

Un tempo la politica era l’arte della mediazione, del confronto, del dibattito, dello scontro, ma alla fine di qualsiasi percorso si giungeva ad una sintesi, ad una soluzione giusta o sbagliata ma ad una soluzione con chiare assunzioni di responsabilità. Oggi, pare di assistere ad un dibattito in un pollaio dove ciascuno suona o meglio emette suoni incomprensibili, staccati dalla realtà, lontano dalla gente e dai suoi problemi.

Il dramma più profondo è quando ciò accade tra livelli istituzionali, dove invece del confronto per dare soluzioni alle problematiche di un territorio, si attua la vecchia ed obsoleta operazione dello “scarica barile”, per non assumersi le proprie responsabilità. E’ quanto sta accadendo alla Provincia di Brindisi e alla Regione Puglia per la risoluzione delle problematiche del riordino dell’Ente Provincia, così come previsto per legge.

I maggiori danneggiati da questa politica new age, vuota e inconcludente sono i dipendenti che brancolano nel buio e hanno una paura enorme per il loro futuro. A questi vanno aggiunti i lavoratori della Santa Teresa, società interamente partecipata dalla Provincia, dove i dipendenti, oltre 100, vedono il loro futuro nero, con la concreta possibilità di perdere il proprio posto di lavoro. Di tutto questo l’atteggiamento degli Enti interessati, o meglio delle forze politiche che li governano rispettivamente è “la colpa è tua che non hai presentato i piani nel tempo stabilito”, e dall’altra parte “la colpa è tua perché non dai atti di indirizzo chiari rifuggendo il confronto intorno ad un tavolo istituzionale”.

Dichiarazioni di una gravità assoluta, non solo per la dimostrazione da chi siamo governati, ma soprattutto di come sia lontana questa politica di palazzo, dai reali problemi del territorio e della gente. Molti politici, attuali amministratori, dovrebbero studiare a fondo e capire come e perché si sono create alcune realtà occupazionali sul territorio, dovrebbero studiare e capire come si è giunti alla costituzione del cosiddette partecipate, avrebbero maggiori frecce nell’arco, per il dibattito e confronto istituzionale con altri enti e finanche con il governo.

Quei lavoratori della Santa Teresa vengono da lontano, sono figli delle politiche del lavoro e sociali degli ultimi 20 anni, molti di loro ex Lavoratori socialmente utili, transitati nei famosi Piani di impresa ed infine dipendenti di una partecipata, con un unico obiettivo sia della destra sia della sinistra, sia del sindacato di garantirgli un livello occupazionale. Per arrivare alla partecipata, lo Stato, la Provincia, la Regione hanno investito diversi milioni di euro, nei vari passaggi per garantire i livelli occupazionali e la riqualificazione professionale.

Ora tutte quelle risorse spese, rivenienti dalle tasche dei cittadini, vengono buttate alle ortiche, per una politica miope e irresponsabile, ma soprattutto superficiale. Oltre al dramma umano immane, c’è da aggiungere uno spreco di risorse pubbliche di cui qualcuno dovrà rispondere agli organismi preposti, un aumento di criticità occupazionale su un territorio devastato dalla crisi di investimenti, dalla mancanza di certezze e dalla capotica ed assurda politica di frantumazione istituzionale, che allontana risorse ed investitori.

Un tempo, si criticavano i grigi e rigidi apparati burocratici ora c’è da aggiungere una grigia e triste politica, buona solo a gestire l’ordinario senza nessuna programmazione, senza nessuna assunzione di responsabilità. Il territorio ormai stanco, chiede a tutti i rappresentanti presenti nelle istituzioni e dei vari partiti di sedersi intorno ad un tavolo, pur nelle loro diversità, per fare quadrato e per difendere il territorio, le imprese, i lavoratori i posti lavoro e per programmare un rilancio magari anche diversificato delle vocazioni territoriali che sia però fattibile e reale.

Bisogna investire il Governo centrale, bisogna far sentire la voce di tutti coloro che sono sul territorio, che vivono una emergenza drammatica, bisogna dare risposte certe, bisogna dare certezze ai potenziali investitori, superando le barriere ideologiche, solo così potremmo iniziare un percorso di risalita.

Chi ha responsabilità, ha l’obbligo di combattere per difendere anche un solo posto di lavoro, che questo territorio non può permettersi di perdere. Leggo in questi giorni che per l’ennesima volta la Provincia di Brindisi è stata penalizzata con la nuova legge elettorale regionale, essendo la provincia più piccola, e che il meccanismo approvato porterà alla regione una sparuta rappresentanza istituzionale, se ci va bene 4 consiglieri regionali due di maggioranza e due di opposizione, di cui la metà rivenienti dopo i calcoli nel collegio unico regionale, questo è il risultato di chi essendo a Bari in rappresentanza del nostro territorio non è riuscito a fare quadrato per evitare una così evidente penalizzazione.

Penso quindi, come sarà sempre più difficile cercare di difendere e tutelare la nostra provincia non avendo più un peso specifico di rappresentanza e politico, saremo la cenerentola della regione. Concludo, auspicando uno scatto di orgoglio, da parte di tutti, per evitare non solo una irrefrenabile deriva, ma anche il dato già preoccupante dell’astensionismo, che potrebbe raggiungere a Brindisi e provincia percentuali paurose.

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