Giovedì, 21 Ottobre 2021
Politica

La questione D'Alema e quella della politica non finanziata dallo Stato

Ho sempre pensato che sarebbe stato necessario fondare un’associazione, un club, una onlus per difendere D’Alema . Da se stesso. Oggi sono convinto ancora che questa iniziativa abbia un senso ma per difendere D’Alema dagli altri. Non voglio qui discutere meriti e colpe dell’ex premier. E’ tutto squadernato alla luce del sole e quindi ciascuno si sarà fatto, o si può fare, un’opinione

Ho sempre pensato che sarebbe stato necessario fondare un’associazione, un club, una onlus per difendere D’Alema . Da se stesso. Oggi sono convinto ancora che questa iniziativa abbia un senso ma per difendere D’Alema dagli altri. Non voglio qui discutere meriti e colpe dell’ex premier. E’ tutto squadernato alla luce del sole e quindi ciascuno si sarà fatto, o si può fare, un’opinione.

So che D’Alema è stato tanta parte della nostra vita di militanti e dirigenti soprattutto dopo la morte di Enrico Berlinguer. Lo abbiamo amato, seguito, ci ha irritato, deluso ecc. Tuttavia c’è, nell’ultimo episodio in cui è stato coinvolto, un sapore di “complotto” che francamente va smascherato.

Il pm di Napoli che ha messo il  nome di D’Alema agli atti di un processo che ha altri imputati spesso non ha visto le sue inchieste finire bene. E’ uno che sta sempre sui giornali. E’ uno che dovunque “amministra”, si fa per dire, la giustizia riesce sempre a trovare lo scandalo nazionale per far parlare di sé. Mi fermo qui perché non voglio querele, ma se mi leggeste nel pensiero scoprireste quello che vorrei dire.

D’Alema è un boccone prelibato per chi vuol far decollare un’inchiesta, fare un titolo sui giornali (le sue reazioni infuriate, le testimonianze dei Lothar, ora le frasi della moglie Linda sono oggetto di interviste e di “pezzi” di colore). Insomma questo D’Alema che viene coinvolto incolpevolmente nell’inchiesta dà da mangiare a tanti del circuito mediatico-giudiziario più che da bere.

La questione che l’affaire D’Alema propone è ricca di suggestioni. La prima è questa: se la politica non è finanziata dallo Stato può essere finanziata, in forme legali, dai privati con la sponsorizzazione dei convegni, l’acquisto di libri, le sottoscrizioni? Se non si può fare e la politica la possono fare solo i magistrati, spesso fallendo, allora ditelo che scappiamo in Francia.

La seconda è questa: un politico che è fuori dai giochi ma conserva un suo prestigio che cosa deve fare? Se si inventa un altro mestiere, magari il vignaiuolo, è inseguito, allora che gli resta da fare? Scomparire? Solo in Italia questa pensieri fascistoidi hanno seguaci nelle procure e nei giornali giustizialisti. Nelle democrazie occidentali no.

La terza questione riguarda D’Alema medesimo. Comprendo che sia incazzato. Che voglia mandare al diavolo questo mondo e quell’altro ma lui continua a non capire che il sistema dei media si auto-alimenta e si si va sopra le righe lo si invita a nozze. Silenzio, ci vuole. Alla fine si stancano.

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