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La nota di Caldarola/ Le frasi reazionarie del nuovo linguaggio renziano

Mi stupisce sempre più il linguaggio renziano: “rottamazione”, gufi, lanciafiamme. Tutti questi termini, e altri, sono destinati ai suoi oppositori interni. Sembra una colpa avere un’età avanzata e una storia politica, sembra una colpa non condividere le idee del fiorentino

Mi stupisce sempre più il linguaggio renziano: “rottamazione”, gufi, lanciafiamme. Tutti questi termini, e altri, sono  destinati ai suoi oppositori interni. Sembra una colpa avere un’età avanzata e una storia politica, sembra una colpa non condividere le idee del fiorentino, sembra una colpa da estirpare con il fuoco contrapporsi a lui. Non tiro in ballo l’Isis e compagnia bella perché mi rendo conto che Renzi parla per immagini ma non sa neppure come si usa un lanciafiamme.

Resto però sconvolto dal linguaggio. Qui c’è un vero salto di qualità. Sarebbe normale accusare la minoranza di qualunque cosa, persino della propria incapacità a governare, a fare le liste e a prendere voti. Invece non è normale porsi l’obiettivo di annichilirla. L’annichilimento della minoranza  fa parte di una cultura guerresca che non ha alcun tratto democratico. I vecchi partiti erano severi con i dissenzienti e nei casi più gravi li espellevano. Pochi, però, venivano espulsi.

Chi si metteva fuori linea o era in contrasto con la linea prevalente era spesso messo ai margini ma restava un interlocutore politico, spesso aveva incarichi fuori o dentro il partito, non era mai considerato un irrecuperabile. In una parola poteva campare, anche materialmente se era funzionario di partito.

Fra queste due concezioni, entrambe autoritarie, c’è una differenza di fondo. La prima era severa come una Chiesa ma  sapeva che di mezzo c’era sempre una persona. La seconda, severa come una setta, della persona non si occupa, deve farla semplicemente sparire.

Io difendo Renzi dall’accusa di essere un aspirante dittatore perché mi pare una discussione che non porta da alcuna parte. Non lo è, un dittatore, e non potrebbe esserlo neppure se lo volesse. Di lui mi colpisce, invece, la capacità di farsi nemici. Quando sei in ascesa questa violenza anche verbale crea un’atmosfera “rivoluzionaria” che guadagna consensi. Nella fase successiva è solo prova di fanciullaggine e di incapacità di fare politica.

La politica è una delle attività umane più alte e serve a risolvere i problemi di una comunità attraverso personalità che con la comunità dialogano e che da essa vengono elette, il tema è il confronto anche duro, il dialogo e il compromesso, se è possibile. Mai il tema è la distruzione del dissenziente. Quando ci si mette su questa strada si fa una guerra, anche civile, ma non si fa più politica. E’ l’abc.

Anche i partiti comunisti del dopoguerra avevano imparato questa elementare lezione al punto che cercavano alleati sociali e alleati politici, spesso lontani dall’idea del socialismo o ad esso assolutamente contrari. Oggi il renzismo non divide le persone sulla base di idee, visioni, concetti ma su quella stramba idea che al manovratore non si parla.

Tornano così in campo frasi reazionarie: se le cose non vanno è colpa della minoranza, se le cose non vanno è colpa di quelli che non interpretano bene il pensiero del leader, ovvero il capo non lo sa ma se sapesse! Se qualcuno dirà: taci il nemico ti ascolta, saremo alla frutta (avvelenata).

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