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La sindaca, la parità di genere e la regola del sette di denari

Le opposizioni si rassegnino: a Brindisi la parità di genere è come una partita a scopa. Conta soprattutto il sette di denari. Una sindaca con tot deleghe da sola, o al limite con un’assessora, copre il famoso minino del 40 per cento della quota femminile

Le opposizioni si rassegnino: a Brindisi la parità di genere è come una partita a scopa. Conta soprattutto il sette di denari. Una sindaca con tot deleghe da sola, o al limite con un’assessora, copre il famoso minino del 40 per cento della quota femminile in giunta prevista dalla normativa. Non conta il numero delle donne con deleghe nell’amministrazione comunale, bensì la loro qualità e la qualità dell’incarico, par di capire.

Peccato che questa interpretazione della norma sia valida solo per le donne, appunto, e non per il resto delle presenze in giunta, e soprattutto che non venga applicata quando si spartiscono gli incarichi tra forze politiche della maggioranza. Immaginate la faccia di uno degli attuali leader politici che il destino ci ha appioppato, se si sentisse dire in una delle fumose (non famose) riunioni post-elettorali: “Bello mio, a te solo un assessore non tre o quattro: tra i nomi che proponi ce n’è uno così bravo, ma così bravo che copre da solo tutta la quota che ti spetta”.

Ma, a giudicare dal fatto che nessun partito di questa maggioranza ha accettato l’onore di farsi rappresentare da un solo super-assessore (noi cittadini risparmieremmo pure), la regola del sette di denari serve, come sospettiamo solo per togliersi dagli stivali quei seccatori della minoranza, ma anche le donne, soprattutto quelle affatto disposte a mandare giù ogni genere di minestra. Scusate, ma certe volte uno si chiede in che diavolo di città è finito, o ha vissuto sino ad ora.

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