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Vitali da Nottingham: guai a ribelli, per loro niente posto in Parlamento

Qualcuno lo ha chiamato sceriffo, e lui subito ha girato l'epiteto a Michele Emiliano. Invece sì, sceriffo. Ma sceriffo come: con la Colt come nel West e come Clint Eastwood in "Impiccalo più in alto", o con il castello come quello di Nottingham, che sbatteva nelle segrete i sudditi ribelli del principe Giovanni?

Qualcuno lo ha chiamato sceriffo, e lui subito ha girato l’epiteto a Michele Emiliano. Invece sì, sceriffo. Ma sceriffo come: con la Colt come nel West e come Clint Eastwood in “Impiccalo più in alto”, o con il castello come quello di Nottingham, che sbatteva nelle segrete i sudditi ribelli del principe Giovanni? Scelta difficile, forse l’ultima figura calza meglio a Luigi Vitali, che sta costellando il suo tour da commissario regionale in Puglia di conflitti locali con i “ribelli” fittiani. Nella leggenda era una questione di tasse, qui di voti e tessere. E Raffaele Fitto, se non fosse per le sembianze da pacioccone, forse potrebbe anche essere il Robin Hood della situazione, che ha disseminato la foresta-Puglia di trappole per il proconsole di Berlusconi.

Vitali ha risparmiato tanta fatica a noi cronisti, inviando ogni giorno un pensiero, un resoconto, una valutazione, quasi stesse scrivendo le memorie di questa stagione drammatica di Forza Italia, e proprio nel cuore nevralgico dell’opposizione all’anziano e stanco Cavaliere. Vitali ha il piglio dell’uomo le cui stagioni politiche più felici erano ormai roba da racconti del caminetto, e che il capo ha improvvisamente richiamato, resuscitato, armato e mandato in campo al posto suo. E già, perché normalizzare il partito della Puglia era un affare da testa o croce tra i superstiti e malconci colonnelli di Berlusconi, e la “sola” gliela hanno appioppata alla fine a Vitali Luigi da Francavilla Fontana, già deputato e sottosegretario alla Giustizia.

E Vitali è partito, forse anche male con la faccenda del video di Merkel-Sarkozy   alla convention di Fitto a Roma. Lo avevano informato male, e lui aveva capito che la riproposizione di quelle immagini potesse essere uno scherno al cavaliere, alle spalle del quale i due capi di stato se la ridevano. “Ho però appreso che Fitto ha proiettato il video di Merkel e Sarkozy che deridono Berlusconi. Una scelta che non posso che giudicare come offensiva, sgradevole e inopportuna", aveva stigmatizzato il 21 febbraio. Ma poche ore dopo, il mea culpa: “"Purtroppo chi mi ha riferito del video con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy trasmesso da Raffaele Fitto sul palco della convention a Roma, mi ha lasciato intendere che l'intento dell'ex ministro fosse denigratorio. E preso dall'emozione del momento ho commentato quella scelta nei termini esatti con cui l'avrei commentata se fosse stato effettivamente quello l'obbiettivo”.

Ma per Luigi Vitali si è trattato solo di un po’ di polvere sulla corazza, rimossa rapidamente. Il 22 febbraio manda alla stampa una corposa sintesi del suo discorso d’investitura ripetuto a Taranto davanti all’assemblea dei dirigenti di Forza Italia: “"Si sono scandalizzati e dimessi in massa quando Berlusconi mi ha nominato commissario regionale. Dicono che le decisioni non possono più essere prese dall'alto. E dov'era la loro indignazione – accusava Vitali - quando negli ultimi 15 anni sono stati loro a essere nominati? È lo statuto del partito a prevedere che le principali cariche e candidature siano decise de Roma. Quando nel 2000 Berlusconi nominò Raffaele Fitto suo delfino e punto di riferimento in Puglia, io mi sono adeguato. E mi sono adeguato quando non sono stato ricandidato al Parlamento. E mi sono adeguato ancora quando Fitto si è candidato alle Europee e tutti, tutti assieme ci siamo impegnati a sostenerlo”.

E ancora tante accuse ai “ricostruttori”, anche quella di non finanziare il partito: “Parlano di democrazia, di partito dal basso, ma abbiamo una sede regionale a Bari sotto sfratto e a Foggia ho dovuto incontrare il sindaco nel suo ufficio. Buona parte dei parlamentari e dei consiglieri pugliesi che oggi chiedono la costruzione di un partito collegiale sono due anni che non versano un centesimo". Parole da sceriffo di Nottingham avevano aperto quell’incontro: “Sono venuto per la pace, ma sono pronto alla guerra", aveva avvertito Vitali, e poi ecco la lista degli assenti, la carboneria dei ricostruttori: “Presenti decine di sindaci, consiglieri, dirigenti e militanti giunti da ogni Comune. Ma come spesso accade a fare rumore sono stati soprattutto gli assenti. Fra questi il presidente della Provincia, Martino Tamburrano, il sindaco di Castellaneta, Giovanni Gugliotti e il deputato Gianfranco Chiarelli”, elencava il comunicato. Mica tre qualsiasi.

Ma la fronda non era limitata solo a quei tre. Vitali aveva già accusato alcuni ex coordinatori del partito della provincia di Bari di sabotare i suoi incontri con la base del partito a colpi di sms. Il 23 febbraio Vitali infila nei comunicati della giornata qualche calcio nel sedere ai deputati e senatori pugliesi: “Apprendo da Roma che il partito nazionale non è più in grado di garantire gli stipendi ai suoi dipendenti. All'eliminazione del finanziamento pubblico si aggiunge il mancato versamento del contributo mensile in capo ai parlamentari. In Puglia la situazione è ancora più perniciosa perché questo inadempimento riguarda il 90% dei parlamentari e dura da due anni”. E ancora: “Però si va in giro per l'Italia, con pullman messi a disposizione non si sa da chi e da chi pagati, portando in giro un'immagine dell'organizzazione territoriale e democratica del partito in Puglia che io, francamente, non ho riscontrato. Anzi”. Qualcuno bara, e ovviamente devono essere per forza fittiani.

L’inaugurazione però era toccata alla faccenda dello sceriffo, dove il commissario regionale di Forza Italia spiegava che chi non sta con lui non può sperare di essere rieletto. Un refrain che sarà poi riproposto altre volte: “Leggo sulla stampa che mi si dà dello 'sceriffo' per aver avvertito gli eletti pugliesi di Forza Italia che rischiano di non essere più ricandidati se si ostineranno a boicottare il loro partito, e in particolare i suoi organi statutari. Premesso che questo appellativo preferirei lasciarlo all'ex sindaco di Bari Michele Emiliano, per quel che mi riguarda ribadisco che non sono i miei personali umori a decidere chi debba essere ricandidato o meno. Io mi attengo ai fatti. E i fatti raccontano di continui boicottaggi e diserzioni. Se loro non si presentano alla riunione organizzata da Silvio Berlusconi, se loro non si presentano agli incontri organizzati dal commissario regionale, allora come possono pretendere di essere ricandidati da coloro che stanno continuamente e deliberatamente boicottando col loro atteggiamento? Qui le ritorsioni non c'entrano, qui c'entrano solo la logica e il buon senso”.

L’ultima botta del 23 febbraio tocca al senatore Lucio Rosario Filippo Tarquinio, quello che aveva detto che “a Foggia il pizzo non esiste”. Ma le opinabili convinzioni sulla delinquenza in Capitanata del parlamentare dal nome – questo sì – da proconsole romano non c’entrano con l’ira di Luigi Vitali. C’entra quello che ha detto a un giornalista del Mattino di Foggia, e cioè che Vitali a suo giudizio è un “patetico che parla solo per aprire bocca”. E subito il seggio in Parlamento di Tarquinio Il Superbo traballa: “Noto che il senatore Tarquinio vuole terminare qui la sua carriera politica, e in particolare quella di parlamentare. Non posso che prenderne atto", annota subito il plenipotenziario in Puglia di Silvio Berlusconi. Questi non sono parlamentari di Forza Italia, sono Apache: come ti giri ti piantano una freccia diciamo nella schiena.

L’ardito Tarquinio si era spinto anche più oltre, in verità, vantando “la sua abitudine di non parlare mai male di nessuno. Salvo smentirsi pochi minuti dopo definendo il consigliere di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, un cooptato che dovrebbe farci il piacere di tacere”. E che dire della ribelle Taranto? Ecco l’ultimo comunicato, proprio di oggi: “Sono venuto a conoscenza del fatto che l’onorevole Gianfranco Chiarelli, deputato tarantino del mio stesso partito, sta da alcuni giorni lavorando nell’ombra – scrive Vitali - per convincere quanti più amministratori pugliesi possibile, a firmare un documento contro la mia persona e il ruolo di commissario regionale che ricopro per volontà del presidente Silvio Berlusconi”.

Anche per Chiarelli la sentenza è, ci si perdoni il gioco di parole, chiara: “Sapevo già da domenica di queste pressioni perché il sindaco di Ginosa era stato chiamato dallo stesso Chiarelli, per invitarlo se così possiamo dire a non presentarsi al mio incontro con gli eletti. Ora mi sono giunte conferme di questo documento. Io non so se sia vero o meno, ma so per certo che se un parlamentare di Forza Italia nominato da Forza Italia, si affanna per far firmare un documento contro il suo commissario regionale, allora questo deputato non può che considerarsi fuori da Forza Italia. E con lui tutti coloro che, per convinzione o soggezione, pongono la propria firma in calce”. E tanti saluti a tutti: se i sondaggi sono veri, e votando la prossima volta senza Senato, la barca di Forza Italia sarà molto più piccola. Nuotate, allora, “ricostruttori”. Nuotate.

Tuttavia a Luigi Vitali una dote va riconosciuta: non nasconde le difficoltà, non propina raffinate analisi ma neppure finzioni sullo stato del partito in Puglia. Qualcuno nel Pd, almeno da questo punto di vista (non da quello delle "esecuzioni" elettorali, per carità), dovrebbe imparare qualcosa. Anche perchè, risulta, anche nel regno di Michele Emiliano non sono tutte rose e fiori.

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