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Michele Emiliano

Michele Emiliano

Dai "regali" di Emiliano al cadavere del Laboratorio: il Pd ora parli chiaro

Continua a non fare bei regali ai brindisini Michele Emiliano. E non mi riferisco soltanto all'attribuzione di una opacità mafiosa sul conto dell'ex assessore comunale Lino Luperti, per il solo fatto che il padre e lo zio furono uccisi per vicende di mafia

Continua a non fare bei regali ai brindisini Michele Emiliano. E non mi riferisco soltanto all’attribuzione di una opacità mafiosa sul conto dell’ex assessore comunale Lino Luperti, per il solo fatto che il padre e lo zio furono uccisi per vicende di mafia. Luperti è persona degnissima, mai neanche sfiorata da episodi di criminalità, campa di un lavoro alla luce del sole, ha una normale e bella famiglia. A furia di ricordarne le origini, alla fine si potrebbe anche farlo diventare un esempio, quasi da letteratura, di quel riscatto morale e civile che costantemente magistrati e istituzione vanno predicando nelle scuole alle nuove generazioni in tema di legalità.

Se Luperti, quindi, va giudicato il giudizio non può che essere esclusivamente politico, per quello che ha mostrato di saper fare in questi quasi quattro anni di permanenza in giunta comunale al fianco di Consales come inamovibile assessore dalle varie ed importanti competenze, prima tra tutte quella delicatissima dell’urbanistica. In alcune cose Luperti ha dimostrato grande dinamismo, ad esempi sulle sdemanializzazioni  di vecchie servitù militari, ha balbettato invece sull’urbanistica, non solo per oggettivi limiti culturali, ma soprattutto per una sorta di ansia da prestazione.

Il Pug è la rappresentazione della vita di una città, per l’oggi e per il futuro prossimo, e per realizzarla c’è bisogno di una sapiente e completa lettura. Solo dopo si tracciano le linee. Si è avuta l’impressione invece che la logica delle linee, dove si possono realizzare anche gli arricchimenti, sia stato l’unico interesse di Luperti e Consales. Non si spiega altrimenti l’ossessiva insistenza per la cementificazione della costa a nord della città, come unica occasione di sviluppo, come se il nuovo Pug della città non avesse da affrontare e ridisegnare altre realtà importantissime, altrettanto fondamentali per il nostro futuro: dall’industria all’agricoltura, ai trasporti.

Non averlo compreso, unitamente ai tanti conflitti d’interesse presenti sul campo, a cominciare da quello del dirigente dell’urbanistica (che poi era lo stesso dei rifiuti) titolare di una unità abitativa nel complesso di Acque Chiare sottoposto a sequestro giudiziario, e alle tante ville abusive mai sanate di vip della politica e delle istituzioni (forse c’era anche quella dell’assessore Luperti). E d’altra parte se nelle contestazioni che il Pd ha mosso a sindaco e assessori, oltre alla gestione dei rifiuti, c’era anche l’urbanistica, qualche dubbio questa situazione deve averlo fatto sorgere.

Dicevo dei non regali di Emiliano ai brindisini. Emiliano, quando s’incaponisce, si comporta ancora da pubblico ministero (ruolo dove a Brindisi non ha mai riscosso molti applausi) che vuole vincere le cause a tutti i costi. A lui, che tutta una intera città dica di no alla Tap, non gliene frega niente e neanche si pone il problema di andare ad un confronto, verificando le sue idee con quelle degli altri. E poi fare sintesi, per far prevalere però l’interesse di tutti, anche quello dei brindisini. Questa città è stanca di essere depredata, schiacciata e vilipesa.

Se il governo non ha scelto Brindisi per l’approdo dei tubi della Tap una ragione ci deve essere stata, e non si è trattato certamente di un dispetto ai cittadini di Melendugno. D’altra parte non si capisce, se l’obbiettivo di Emiliano – questo si meritorio!- è quello di decarbonizzare la Puglia, perché si possa realizzarlo solo facendo sbarcare il gas a Brindisi e non a Melendugno, visto che a trasportare in giro il gas sono delle tubazioni che comunque da Brindisi passano ugualmente secondo l’attuale progetto. Quindi c’è qualcosa che non quadra, Emiliano lo chiarisca il più presto possibile.

Emiliano si è congedato dal raduno dei militanti e simpatizzanti del Pd dell’8 febbraio scorso con un appassionato appello ai suoi a “fare la guerra” e a “vincere”. Fare la guerra a chi, al suo stesso partito che in questi quattro anni ha governato la città? E con quali proposte? E’ possibile che non abbia ancora capito che vincere, e poi governare, sono due verbi diversi, e qualche volta anche profondamente diversi? Consales in meno di quattro anni ha sfornato giunte come se fossero pizze da asporto, ed Emiliano stesso, licenziato un assessore dalle disinvolte decisioni, non lo ha ancora potuto sostituire per non alterare i precari equilibri del suo personale metodo Cencelli.

A Brindisi nel 2012 Consales si vantava di avere messo insieme, nel suo Laboratorio, dodici o tredici liste (che io definii una “zacalonga”). A parte che a lui andarono meno voti di quelli delle sue liste, ma più che un laboratorio la sua esperienza è assomigliata più ad una torre di Babele. Ed i risultati si sono visti. Emiliano, e con lui la signora Antonica, devono dire qual è la proposta del Pd per il futuro governo della città. La conferma del cosiddetto Laboratorio, quello che ha prodotto l’esperienza di Consales e dei suoi mallevadori (tutti con gli occhi tappati) Rollo, Ferrarese, Romano, Tomaselli, Bruno etc. o  una nuova classe dirigente, questa si finalmente rinnovata e progressista, che spazzi via un ceto politico di senza mestieri, parassitario ed affarista?

Se questo è l’obbiettivo Emiliano ed Antonica hanno il dovere di dirlo subito e di dimostralo con chiarezza. Rinnovamento significa che i vecchi consiglieri non si ricandidano, che se si rottama nel Pd lo devono fare anche gli alleati, che non  si candida chi ha macroscopici conflitti di interesse, che il candidato sindaco deve indicare al momento dell’accettazione della candidature, e prima delle elezioni, come si comporrà la sua giunta. Di questa rivoluzione oggi Brindisi ha bisogno, e per questa rivoluzione occorre battersi, anche a costo di pagare qualche prezzo, se  si vuole essere credibili. Altrimenti – per dirla alla Baudelaire - la monotonia è la metà del nulla.

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