Giovedì, 28 Ottobre 2021
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L'indecisione di Fitto lo priva di strategie. E di appoggi nel partito

Prosegue la guerra civile nella destra berlusconiana e la Puglia con Fitto è in prima linea nello scontro contro il "padre-padrone". Il paradosso di Fitto è che, a leggere le dichiarazioni di molti seguaci dell'ex Cavaliere, oggi ad esempio l'on. Laura Ravetto su "Libero", non ce n'è uno che non gli dia ragione ma sono in pochi gli esponenti dell'establishment berlusconiano che lo seguono, almeno apertamente

Prosegue la guerra civile nella destra berlusconiana e la Puglia con Fitto è in prima linea nello scontro contro il “padre-padrone”. Il paradosso di Fitto è che, a leggere le dichiarazioni di molti seguaci dell’ex Cavaliere, oggi ad esempio l’on. Laura  Ravetto su “Libero”, non ce n’è uno che non gli dia ragione ma sono in pochi gli esponenti dell’establishment berlusconiano che lo seguono, almeno apertamente.

La piattaforma di Fitto è abbastanza confusa. Non si capisce dove è il problema con Berlusconi. Una delle ragioni dichiarate è il dissenso dall’atteggiamento “morbido” verso Renzi e il suo governo. Ma una delle ragioni vere è che Fitto ha gettato il sale sulla ferita, cioè è l’unico ad aver messo in discussione la leadership del fondatore di Forza Italia. Tuttavia l'assenza di strategia non consente a Fitto di egemonizzare il campo del centro-destra, tanto meno di fermare Salvini.

Dove nasce l’assenza di strategia? Fitto è un leader che ha seguito personale nella sua regione, che è stato a lungo considerato delfino di Berlusconi ma come Carlo d’Inghilterra non ha ottenuto le dimissioni della sua regina. Il suo berlusconismo era fondato più sull’avversione alla sinistra che su altro. Fitto per giunta non ha mai sopportato i suoi competitor pugliesi del suo stesso partito, da Quagliariello all’attuale suo commissario Vitali. In Puglia ha voluto restare un uomo solo al comando.

Se fosse stato un ex dc lungimirante si sarebbe fatto lui carico del dialogo a sinistra invece di farsi del male con due sconfitte consecutive alle regionali pugliesi. Ha scelto invece di acquattarsi nel grembo del suo leader e quando costui ha preferito l’anticomunista Renzi agli anticomunisti di casa sua si è sentito sfrattato. Ora però che il dado sembra tratto, che sia espulso o meno, che faccia liste sue nel Sud o no, Fitto non può più tirare il can per l’aia.

Ha tre strade. Una, quella del dialogo a sinistra, se l’è giocata. L’altra, quella del dialogo con la destra attuale, dovrebbe fargli schifo, visto le differenze che ha con Salvini. Può solo iscriversi al lungo elenco dei ricostruttori del famoso centro. Prima o poi un centro si farà. Non so se arriverà prima Renzi o prima questa carovana di Casini, Alfano, Tosi, Passera e chissà Alfio Marchini. Certo Fitto può essere quello che tira questa compagnia. Anche il quel caso, e si ritorna al punto di partenza, dovrà decidere da che parte stare, o con la sinistra o con la destra. In fondo Berlusconi ha consentito al giovane Fitto di evitare questo dilemma. L’adulto Fitto, invece, ci sta inciampando sopra.

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