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Sabato, 22 Gennaio 2022
Politica

"Legalità: questo Pd non vuole cambiare". Si dimettono in quattro dalla segreteria

Il Partito Democratico di Brindisi, il partito del sindaco Mimmo Consales, si divide sui problemi della legalità e della sicurezza, e con importanti distinguo rispetto alla linea che vuole affermare il segretario cittadino Antonio Elefante, ben quattro membri della segreteria si sono dimessi dalla carica

BRINDISI – Il Partito Democratico di Brindisi, il partito del sindaco Mimmo Consales, si divide sui problemi della legalità e della sicurezza, e con importanti distinguo rispetto alla linea che vuole affermare il segretario cittadino Antonio Elefante, ben quattro membri della segreteria si sono dimessi dalla carica. “Siamo convinti – scrivono i membri dimissionari della segreteria cittadina del Pd - si possano sviluppare realmente e con più efficacia e le nostre proposte ed azioni,  affinché il Partito Democratico torni ad essere lo strumento di comunicazione tra il popolo degli elettori e le istituzioni e per provare a riannodare i rapporti con i troppi iscritti delusi o allontanatisi dal Pd in questi anni”.

Mimmo TardioMa questa è solo la conclusione della nota diramata questa sera da Cristiano D’Errico, Alessandro Gianicolo, Mimmo Tardio e Manuela Buzzerra, che hanno sottoscritto un atto di denuncia pubblica del problema che coinvolge a Brindisi anche il PD, e che a loro avviso il segretario cittadino Antonio Elefante vorrebbe stemperare nei soliti rituali cui ricorre certa politica di fronte a problemi come quelli della criminalità. Ma se non si denunciano gli errori fatti anche dal partito democratico a Brindisi, e la disinvolta logica del potere legato ai pacchetti dei voti, nulla può cambiare (Nella foto, Mimmo Tardio).

“In occasione dell’ultimo direttivo aperto sulla sicurezza abbiamo avuto la conferma della impossibilità di capitalizzare esperienze e proposte diverse da quelle del segretario del Pd cittadino, come pure della sua attitudine a ritenere, chi non è in linea col suo pensiero, appartenente alla vecchia e deleteria politica. Sono state ignorate le istanze – dicono i quattro dimissionari - di chi ha chiesto, non una semplice condanna dei fatti criminosi, non sterili manifestazioni contro la criminalità, ma una catarsi riparatoria che porti il Pd  a prendere atto e misurarsi con gli errori fatti, connessi alle logiche clientelari ed allo sfruttamento elettorale del disagio sociale con il quale la città di Brindisi convive senza trovare soluzione”.

Cristiano D'ErricoE’ un atto di critica che segnala come all’interno dell’attuale establishment del partito nella città capoluogo manchi la volontà di fare piazza pulita di comportamenti che hanno trascurato ogni cautela e principio di osservanza delle regole che impongono una netta separazione tra la vita del partito e le pressioni esterne che a Brindisi hanno provocato estese infiltrazioni in settori dei servizi e della vita pubblica (Nella foto, Cristiano D'Errico).

“È mancato il coraggio e l’onestà della condanna ‘senza se e senza ma’ che solo un sistema di valori etici può garantire. Così come è mancata un attenzione a tutti quei temi e sofferenze che la città ci riporta con cadenza quotidiana. Non una parola, un documento, un’iniziativa su disoccupazione, sviluppo, ambiente e lavoro. Quest’ultimo tema, richiamato sovente in questi giorni, soprattutto a livello nazionale, dall’acceso confronto sul Jobs Act. Per questa latitanza su temi e questioni non più rinviabili riteniamo di rassegnare le nostre dimissioni irrevocabili quali componenti della segreteria cittadina del Pd”, dichiarano D’Errico, Gianicolo, Tardio e Buzzerra.

Antonio ElefanteUno strappo che qualcuno tenterà di minimizzare, ma potrebbe essere solo l’inizio di una più estesa reazione interna, legata al malessere provocato dalle indagini sul sindaco, dagli attentati, dalla mancanza di dibattito e approfondimenti sulle vicende inquietanti degli ultimi mesi, sulla caccia al voto che sta portando in casa Pd contraddizioni ed evidentemente anche fenomeni sempre più preoccupanti (Nella foto, Antonio Elefante).

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