Lo strano caso dell’ingegner Rossi

BRINDISI – “Signor Rossi, lei a 200 metri dal seggio!”, giornalisti, fotografi e cameraman compresi. Solo così è consentito al candidato di Brindisi Bene Comune. Nessuno scatto fotografico e nessuna ripresa per Riccardo Rossi mentre vota. Mimmo Consales, Giovanni Brigante, Roberto Fusco e Mauro D’Attis, “di riffa o di raffa”, riescono a farsi immortalare nella tradizionale posa della scheda nell’urna. Un classico delle elezioni in tutta Italia, che a Brindisi, diventano confino per un unico candidato sui cinque in competizione. Solo a lui spetta l’applicazione alla lettera di tutte le prescrizioni previste, sulla carta, dalla legge elettorale, per gli altri la tolleranza è consentita. L’unico a restar fuori dai “giochi” è Riccardo Rossi.

Riccardo Rossi e la scheda elettorale

BRINDISI – “Signor Rossi, lei a 200 metri dal seggio!”, giornalisti, fotografi e cameraman compresi. Solo così è consentito al candidato di Brindisi Bene Comune. Nessuno scatto fotografico e nessuna ripresa per Riccardo Rossi mentre vota. Mimmo Consales, Giovanni Brigante, Roberto Fusco e Mauro D’Attis, “di riffa o di raffa”, riescono a farsi immortalare nella tradizionale posa della scheda nell’urna. Un classico delle elezioni in tutta Italia, che a Brindisi, diventano confino per un unico candidato sui cinque in competizione. Solo a lui spetta l’applicazione alla lettera di tutte le prescrizioni previste, sulla carta, dalla legge elettorale, per gli altri la tolleranza è consentita. L’unico a restar fuori dai “giochi” è Riccardo Rossi.

Che avrebbe dovuto fare sotto gli occhi dei riflettori? Semplicemente depositare una scheda nell’urna. Eppure questo non è consentito, al contrario di tutto il resto dei personaggi pubblici alle urne. Due pesi, due misure e addio alla par condicio, almeno, tecnicamente parlando in termini di informazione, al di là di bilancini e misurini.

Elezioni inedite per Brindisi, dove  giornalisti e telecamere sono stati bloccati dai carabinieri all'ingresso della scuola Salvemini quando è arrivato per votare il candidato sindaco della lista civica “Brindisi Bene Comune”, Riccardo Rossi, ricercatore Enea.

Erano circa le 10.30 quando alla stampa sono stati impediti sia l'accesso che le riprese nel seggio 55 della scuola Salvemini. A segnalarlo è lo stesso Rossi in una nota. A giornalisti e cameramen un carabiniere ha detto che non si poteva entrare e che anzi bisognava stare ad almeno 200 metri di distanza dal plesso scolastico, sede di seggio elettorale.

Poi, secondo quanto riferisce Rossi, ma è visibile anche da un filmato inserito sul web, a giornalisti e operatori sono stati chiesti i documenti di identità, che sono stati restituiti dopo circa 40 minuti.

Poco dopo è arrivata anche la Digos. Un funzionario delle forze dell'ordine ha detto ai giornalisti che per entrare e filmare occorreva fare apposita richiesta alla Prefettura di Brindisi. Più tardi Rossi è entrato per votare. «A quel punto - scrive Rossi - sono stato fermato dai carabinieri che mi hanno detto di votare rapidamente e di allontanarmi dalla scuola oltre i 200 metri.

Il tutto sempre mentre fuori i candidati tranquillamente sostavano». Rossi aggiunge di aver riferito allo stesso carabiniere di essere anche rappresentante di lista.

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«Mi ha risposto che non posso farlo - conclude Rossi - io gli ho detto che questo deve stabilirlo il presidente di seggio o l'ufficio elettorale del Comune di Brindisi e non certo lui». Spetta al presidente di seggio (che è sovrano) la decisione di ammettere o escludere telecamere e obiettivi la cui introduzione nel seggio è normalmente vietata a qualsiasi elettore. Ma perché non egualmente a tutti?

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