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"Ma che strana la politica: sul porto non muove un dito, poi protesta"

Non si può proprio dire che ad alcuni nostri politici manchi l’iniziativa e l’ ingegno. Si deve senz’altro riconoscere ad alcuni di loro un decisionismo, che sarebbe senz’altro più apprezzato se provocasse decisioni, piuttosto che tenerle dietro

Non si può proprio dire che ad alcuni nostri politici  manchi l’iniziativa e l’ ingegno. Si deve senz’altro riconoscere ad alcuni di  loro  un decisionismo, che sarebbe senz’altro più apprezzato se provocasse decisioni, piuttosto che tenerle dietro. Tutti predicano il cambiamento della politica, è diventata una moda, ma poi, a ben guardare, ti accorgi che alcuni insistono ancora a celebrare gli stessi riti, ad usare  gli stessi mezzi, a riproporre  gli stessi comportamenti  che condannano.

Nella circostanza il senatore del Partito Democratico,  sta chiamando a raccolta tutte le istituzioni territoriali, tutte le forze sociali, tutti gli operatori, nessuno escluso, alla guerra santa contro tutti, per rivendicare un’unica autorità portuale in Puglia. Una soluzione apodittica, a suo dire lungimirante, per contrastare l’anacronistico e mediocre localismo di coloro che propongono soluzioni diverse.

Oramai non basta più dividerci fra di noi, adesso ci impegniamo per creare occasioni  di dissidio,  anche con chi  giuriamo di voler costruire un percorso comune nella grande visione di un comune interesse allo sviluppo di tutto il territorio.  E’ evidente che il suddetto senatore fa parte di quella schiera di politici che, pur essendo forza di governo, sono costantemente alla ricerca di continui riposizionamenti nel tentativo di accreditarsi contemporaneamente come forza di governo e di opposizione.

Una identica logica suggerì nel passato ad un ex  presidente regionale l’idea di proporre una petizione popolare per abrogare il decreto 56 del 2000 e a tanti parlamentari di firmare quella petizione,  che paradossalmente era rivolta a sollecitare se stessi, cioè il Parlamento, strumentalizzando di fatto  un problema, per via popolare, attraverso l’ incerto  strumento della petizione, quando avevano a  disposizione sedi, strumenti e mezzi, per sostenere autorevolmente la loro richiesta rivolgendosi direttamente al governo ed alla sua maggioranza di cui erano  autorevoli rappresentanti.

In questo stesso contesto si sviluppa l’attuale iniziativa del senatore PD sulla problematica relativa al  numero delle autorità portuali in Puglia. Infatti il suddetto senatore, che è autorevole rappresentante del PD in Senato, partito essenziale di maggioranza del governo in carica, in cui  ci sono diversi ministri  che fanno riferimento allo stesso partito, compreso quello che ha competenza in materia, senza perder tempo ad organizzare riunioni, ad elaborare documenti, ad organizzare zuffe, per lottare contro tutti e tutto, per rivendicare  un autorità portuale unica in Puglia, avrebbe potuto, a parer mio, più semplicemente bussare alla porta del ministro, direttamente o per mezzo del suo partito, non solo per sollevare la questione, ma soprattutto per tentare di risolverla nel senso auspicato.

E’ evidente che, in questa circostanza, ha prevalso  la voglia e la foga di visibilità, di mettere a tutti i costi la bandierina su questo problema,  per ritagliarsi un piccolo spazio di potere e di privilegio, senza avere in mente nessun progetto reale di lungo respiro sullo sviluppo del territorio, che non traspare dall’articolazione del suo intervento. A meno che non si voglia accedere ad una diversa lettura delle finalità  della sua iniziativa, volta essenzialmente ad ingaggiare una violenta zuffa contro coloro che ritiene nemici interni di partito suoi e dei suoi amici, contro il presidente della Regione, contro il ministro,  portandolo a  strumentalizzare, per questi fini,  i problemi della gente e del territorio, smarrendo completamente  il senso delle cose e del suo impegno. Quanta delusione! Quanta  tristezza!

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