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Mennitti e Consales

Mennitti e Consales

Mennitti, la città, le medaglie al petto

BRINDISI - «I riconoscimenti sono postumi. Abbiamo condotto sette anni di amministrazione senza andare a finire dove questa città era finita. Spero che nessuno lo dimentichi». Parole dell'ex sindaco, Domenico Mennitti. Che non risponde alle battute di Consales...

BRINDISI - La malattia che due anni fa lo costrinse a dimettersi ne ha debilitato il fisico, gli ha cambiato i tratti del volto, ma non ha intaccato la sua passione politica e la voglia di mettersi sempre in gioco quando si tratta di discutere di futuro, progetti, sviluppo. È, malgrado gli anni e gli acciacchi, il Domenico Mennitti di sempre, quello che sabato sera ha preso parte ad una conferenza stampa con altri ex sindaci della città, nell'ambito delle "Serate al porticciolo" organizzate dall'associazione Sviluppo e Lavoro presso il Marina di Brindisi.

È il Mennitti che parla pacatamente dei problemi cittadini, ma anche quello che alza la voce quando si prova a stuzzicarlo. Perché non c'è malanno o medicina capace di sopprimere la passione di una vita.

«Sono andato in consiglio comunale nel 1965. Ne ho viste abbastanza per poter dire, oggi, che questa città non ha avuto sviluppo. È stata sempre alla mercé di altre situazioni: politiche, economiche, sociali. E ancora oggi, se mi chiedono quale sia la vocazione di Brindisi, faccio fatica a identificarla».

Cos'è che non le va proprio giù?

«Esiste una dialettica che diventa subito polemica tra le parti. Nessuno sembra più avere pazienza, volontà di ascoltare le persone ed analizzare i fatti. Ecco, io non giudico nessuno. Non chiedo che tutti facciano altrettanto, però?»

È un po' il segno dei tempi. Anche molta stampa, me compreso, l'ha criticata ferocemente in alcuni frangenti. La città non parlava bene della sua amministrazione. Eppure mi capitava di parlare con baresi, leccesi e tarantini, e mi sentivo dire "avete un buon sindaco". È sempre questione del punto di vista da cui si guardano le cose?

«Non sarò io a mettermi medaglie al petto. Come sempre, sarà la storia a dire l'ultima parola. Di una cosa sono certo, ci siamo sforzati di immaginare una città che finalmente rispondesse agli interessi di se stessa, e non di qualcun altro».

Ma oggi potrebbe non bastare: da soli ormai non si fa molta strada?

«Brindisi non può andare avanti da sola, deve far parte di robusti sistemi. Così come non si può ragionare di cose nuove con schemi vecchi. Prenda il Piano regolatore generale, per esempio: è pensato per una città di 160mila abitanti, ma siamo soltanto 90mila. Ed oggi che si discute del nuovo piano regolatore non lo si può più fare come accadeva in passato, pensando solo alle case. Ora il Prg significa tutto: la casa, i servizi, le strade, la mobilità urbana...»

So che non criticherà nessuno, ma dica la verità: le rode un po' quando il sindaco Consales dichiara che il centrodestra negli anni scorsi non ha combinato nulla?

«Il sindaco attuale è libero di dire ciò che vuole. Il problema non è chi inaugura il nastro, ma chi mette in moto un meccanismo. Noi certe cose le abbiamo avviate, ma senza pensare a chi avrebbe un giorno avrebbe fatto l'inaugurazione. Se non fosse così, non si farebbe nulla. Ognuno fa la sua parte. E io certamente non mi sarei mai presentato all'inaugurazione del Cillarese dicendo "abbiamo inaugurato"».

Però, a pensarci bene, se oggi fosse ancora sindaco, dopo l'inaugurazione del Cillarese e del lungomare, forse il giudizio dei brindisini nei suoi confronti sarebbe diverso?

«I riconoscimenti sono postumi. Io, sotto questo aspetto, mi sento a posto. Abbiamo condotto sette anni di amministrazione senza andare a finire dove questa città era finita. Spero che nessuno lo dimentichi».

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