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Mesagne, l'Autorità anticorruzione, e la legalità declamata

Ci risiamo. Nel mentre apprendiamo dagli organi di stampa che l’ Autorità Anticorruzione si interessa del sistema di raccolta dei rifiuti in Puglia, rilevando anomalie nei procedimenti di aggiudicazione delle gare di appalto

Ci risiamo. Nel mentre apprendiamo dagli organi di stampa che l’ Autorità Anticorruzione si interessa del sistema di raccolta dei rifiuti in Puglia, rilevando anomalie nei procedimenti di aggiudicazione delle gare di appalto (revoche di bandi, prolungamenti dei servizi senza alcuna gara pubblica) ed inviando gli atti alla magistratura penale ed a quella contabile, constatiamo, nostro malgrado che, ancora una volta, l’Autorità Anticorruzione si interessa di Mesagne.

Non del Castello di Mesagne, né delle sue altre celebrate bellezze architettoniche, neanche del solar cooling, (per intenderci, dei pannelli fotovoltaici sul tetto del municipio che non hanno mai funzionato e che avrebbero reso insicura l’aula consiliare) o di certe strane stabilizzazioni ritenute inutili per il Comune ma utili solo per i diretti interessati (parola di sindaco), ma della trasparenza dell’azione amministrativa posta in essere dall’amministrazione comunale.

L’azione amministrativa per essere trasparente deve risultare rispondente ai principi dell’efficienza, efficacia, economicità, correttezza e buon andamento della pubblica amministrazione. Se così non fosse non saremmo automaticamente nell’ambito di un sistema corruttivo o corrotto, ma, dice l’Anac, nel brodo di coltura di ciò che in tanti posti di Italia accade e che si chiama corruzione.

Nella adunanza del febbraio del 2013, l’Autorità Anticorruzione si occupò di Mesagne per via “dell’affidamento senza gara” del “servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani e differenziati …”. Esaminati gli atti, l’Autorità Anticorruzione nel ritenere irregolare quell’affidamento,  invitava “la stazione appaltante a rendere note, entro trenta giorni dal ricevimento della presente deliberazione, le eventuali iniziative assunte in autotutela”.

Uno schiaffo per mancata trasparenza che segnò l’amministrazione al tempo in carica, riportato nella storia di Mesagne come il primo caso di interesse dell’Autorità Anticorruzione. Le disastrose conseguenze politiche di quella esperienza amministrativa per il Partito Democratico, e le fortune politiche per altri, furono il risultato di tante cause; quella gravissima negligenza amministrativa appartiene alla storia di quella amministrazione che fruttò una medaglia di cui non andare fieri.

Di nuovo l’Autorità Anticorruzione si interessa della trasparenza dell’azione amministrativa del comune di Mesagne. Certe sviste amministrative pare che accomunino i soggetti politici in campo da allora ad oggi. Ancora una volta in tema di servizi appaltati, per la bella cifra di circa 485.000,00 euro, “Selezione ad evidenza pubblica per l’individuazione di un soggetto gestore dei servizi di accoglienza” dei richiedenti asilo, l’Autorità Anticorruzione ha detto che qualcosa non è andata secondo legge ed ha invitato “la città di Mesagne a verificare, nell’esercizio del potere discrezionale in sede di riesame, i provvedimenti adottati, effettuando la ponderazione tra l’interesse pubblico alla eliminazione degli atti, l’affidamento dei privati e gli altri interessi pubblici alla conservazione degli stessi provvedimenti”.

Esattamente quella stessa ponderazione tra interesse pubblico e interesse privato che, parola di sindaco riportata dagli organi di stampa locali, sarebbe stata verificata e ritenuta rispettata. Sollecitato ad intervenire in autotutela, è stato affermato che: “È  l’interesse pubblico l’elemento principale su cui bisogna fondare la ‘ponderazione degli effetti’ per decidere se applicare o meno lo strumento dell’autotutela. Sulla base di questo presupposto, non ricorrono, a mio avviso le condizioni per la revoca del provvedimento”.

L’Autorità Anticorruzione chiamata a dare un suo giudizio sulla regolarità della azione amministrativa, pare, non la pensi allo stesso modo. Neanche interessa l’esito finale di questa nuova vicenda, ma a questo punto una riflessione si impone: perché accadono queste forzature nell’ambito dell’azione amministrativa. Perché la politica, nell’ambito del suo potere di indirizzo, consente che accadano.

E soprattutto come è possibile che ciò accada in una città che ha fatto della legalità e del suo rispetto, una caratteristica identificativa della propria essenza di comunità viva, operosa e corretta. In effetti a pensarci bene, ciò accade quando la legalità si tira per la giacchetta e, a volte, si declama invece di applicarla. Tanti auguri di buon anno alla legalità! 

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