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Mauro D'Attis e Mimmo Consales

Mauro D'Attis e Mimmo Consales

Pisanelli e Pennetta non sfiduciano Consales

BRINDISI - Le opposizioni di sinistra e centrodestra presentano la mozione di sfiducia al sindaco Consales e alla sua giunta, ma mancano le firme di Antonio Pisanelli e Ilario Pennetta. L'ex senatore Curto invoca una inchiesta sulla compravendita di consiglieri comunali.

BRINDISI - Alla fine le opposizioni di centrodestra e di sinistra si ritrovano unite contro il sindaco Mimmo Consales: unica mozione di sfiducia firmata dai quattro candidati sindaci Mauro D'Attis, Roberto Fusco, Riccardo Rossi e Giovanni Brigante, con in calce le firme di altri cinque consiglieri di centrodestra. Mancano quelle di Antonio Pisanelli e di Ilario Pennetta: il primo non firmerà, ed è dunque da considerarsi migrato tra i pro-Consales, il secondo ha detto che lo farà, ma a quanto pare nemmeno i suoi compagni di partito ci credono tanto.

La mozione è stata presentata questa mattina, con una conferenza stampa che lo stesso D'Attis ha definito "anomala", perché convocata da espressioni politiche diverse. Evidentemente la situazione è altrettanto anomala.

«Consales è entrato nel tunnel», ha detto l'ex vicesindaco: «Ho vissuto l'era Antonino, quando si nominava assessore il papà di un consigliere comunale. Oggi il sindaco sta chiamando i consiglieri dell'opposizione per offrirgli il passaggio nella maggioranza: è disperato e cerca sostegno per coprire una maggioranza che non ha più».

Poi l'invito di D'Attis ai centristi di Ferrarese: «A quelli che si sono definiti "osservatori responsabili" dico che se sono davvero responsabili questa mozione di sfiducia reca degli spazi liberi. Se vogliono possono firmarla anche loro».

La mozione sarà depositata come puro segnale politico, perché non avendo il numero minimo dei due/quinti dei consiglieri richiesti dallo statuto comunale, non potrà essere discussa in consiglio. Ma in assemblea sarà comunque presentato un ordine del giorno per poter discutere finalmente di una crisi durata due mesi e mai spiegata.

Pisanelli, Cursi, Di Noi se ne sono strafregati di quello che i cittadini avevano chiesto loro di fare, vendendosi alla maggioranza.

Per Roberto Fusco si tratta di un atto dovuto, perché «in una situazione di confusione totale i cittadini hanno il diritto di sapere perché si è aperta la crisi, su cosa non sono d'accordo i partiti del "laboratorio", quali sono i veri motivi della divisione. Questa mozione serve a fare chiarezza e a capire chi sostiene questa maggioranza».

Anche Fusco non risparmia la battuta ai Ferrarese boys: «Fa piacere sapere che a Brindisi siano arrivati gli osservatori responsabili, noi lo eravamo già da un anno e mezzo».

Riccardo Rossi dice che la città è stata trascinata in una fiction, «ma è ora che la telenovela finisca. Bisognerebbe riconoscere il fallimento di un progetto politico, perché Ferrarese ha bisogno di ricostruire un centrodestra mentre il Pd ha altri obiettivi. Si poteva dare la parola agli elettori già a maggio, e invece hanno preferito firmare una tregua e continuare a trattare per la gestione delle poltrone».

Secondo il consigliere di Brindisi Bene Comune, «il rinvio del consiglio sull'energia dimostra che questa maggioranza non ha posizioni unitarie».

Tra i presenti in sala c'è anche Euprepio Curto, che si è perso per strada prima il consigliere Massimiliano Cursi e poi Antonio Pisanelli, e l'ex senatore va giù pesante: «Inviterò il prefetto a rivolgersi alla procura di indagare sulla compravendita dei consiglieri comunali».

Qualcuno prova a dare una spiegazione dell'ultima crisi. Per Rossi c'è stata «la volontà di Ferrarese di sostituire i suoi uomini, e dall'altra parte la necessità di costruire il futuro del Nuovo centrodestra. Ecco perché non possono stare in maggioranza, ma non possono andare nemmeno all'opposizione. Cosa che magari porterà alla frantumazione del suo gruppo».

Secondo D'Attis «c'è stata la volontà da parte di quasi tutti, tranne qualche elemosinante della maggioranza, di prendere le distanze da Consales. Non a caso la crisi è scoppiata dopo l'indagine di Equitalia. Siccome c'è odore di rinvio a giudizio del sindaco, i consiglieri comunali, che pure non vogliono andare a casa, comunque hanno preso le distanze. Per lo stesso motivo, mentre con Mennitti c'era la fila per fare l'assessore, qui oggi nessuno vuole entrare in giunta e Consales non ha nemmeno nominato l'assessore all'Ambiente».

Poi D'Attis rivela il contenuto di alcune telefonate con Maurizio Colella, consigliere della lista del sindaco (Progettiamo Brindisi): «Mi chiama e mi dice che se è disponibile ad essere il diciassettesimo firmatario della mozione di sfiducia. Mi parla male di Consales, dice "noi ce ne vogliamo andare", ma non so a chi riferisca». L'ex vicesindaco ne ha anche per Francesco Renna «che ha messo in giunta il vicesindaco Pino Marchionna e suo cugino Antonio Ingrosso. Quest'ultimo, la mattina della conferenza stampa di presentazione dell'esecutivo, siccome è stato sempre un uomo di centrodestra, mi ha chiamato dicendo che "a volte capita di essere nominato assessore" ma che lui rimaneva nel centrodestra ed ha chiamato Fitto per giustificarsi». Renna ha comunque smentito la parentela con Ingrosso.

Ce n'è abbastanza per capire che la mozione di sfiducia sarà pure un segnale politico, ma la piccola politica brindisina sembra più un problema di persone.

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