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"No alla proposta del M5S sul registro della bigenitorialità"

Presa di posizione della Collettiva Tfq. L'argomento, al centro di polemiche, va in consiglio comunale giovedì

BRINDISI – Va in consiglio comunale giovedì a Brindisi anche una proposta del gruppo del M5S per l’istituzione del cosiddetto registro della bigenitorialità, tema su cui a livello nazionale è in atto un acceso dibattitto che vede la contrarietà anche del garante dell’Infanzia. Netta la contrarietà a Brindisi anche della collettiva Transfemminista Queer, che chiede la bocciatura della proposta.

“Abbiamo appreso che il 22 dicembre si discuterà qui a Brindisi in consiglio comunale la proposta del Movimento 5stelle sull’istituzione del registro della bigenitorialità. Si tratta di un registro al quale, anche solo uno dei genitori separati, potrà iscrivere il proprio figlio anche se l’altro coniuge vive in una casa diversa per cui, le comunicazioni riguardanti il minore dovranno fare riferimento a due indirizzi, ferme restando la residenza che rimarrà univoca e i limiti alla potestà genitoriale eventualmente imposti dalle autorità”, si legge in un comunicato della Collettiva Tfq.

“Sebbene l’istituzione di questo registro venga giustificata dal ‘legittimo diritto del minore a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori anche se questi sono separati o divorziati', è evidente che l’istituzione di un elenco di nomi e indirizzi non solo non ha nessuna influenza né sul tempo che un bambino trascorre con i suoi genitori, né sulla qualità del rapporto del minore con ciascuno di essi ma porta esclusivamente, visto che le istanze giungono nella maggior parte dei casi da genitori con pesante situazioni di conflittualità, ad acuirle”.

“Vogliamo far notare – prosegue il comunicato - che Il Tribunale decide prioritariamente per l’affidamento condiviso dei minori ad entrambi i genitori, limitando l’affidamento esclusivo alle situazioni di pericolo e pregiudizio per i minori stessi.  Non è dunque l’interesse del minore la priorità per i proponenti come ha chiaramente enunciato pubblicamente il garante dell’infanzia Luigi Fadiga di cui riportiamo parte delle dichiarazioni:

“…sembrerebbe più volto [a proposito del registro] a tutelare i diritti degli adulti che quelli dei minori coinvolti per i quali, ai fini pratici, non cambierebbe molto. Una tale ottica presenta infatti il rischio di contribuire ad aumentare il livello di conflittualità tra i genitori con ricadute sul minore stesso, che si vedrebbe così coinvolto in ulteriori dinamiche oppositive”.

“Criticabile sembrerebbe infine il fatto che alcuni dei Registri già istituiti prevedano che l’iscrizione possa essere richiesta anche da un solo genitore senza il consenso dell’altro e che la cancellazione possa avvenire solo su richiesta del primo, e che in taluni casi sia prevista la possibilità di comunicare i dati del registro anche a soggetti non pubblici quali gli Ordini professionali”.

“Molti altri sono gli aspetti che andrebbero approfonditi, avendo però sempre ben chiaro che rientra esclusivamente nella potestà dei giudici quella di stabilire le misure che assicurano l’esercizio condiviso delle responsabilità genitoriali prediligendo sempre, in sede di giudizio, l’interesse e la protezione del minore rispetto alle esigenze degli adulti.”

Pertanto, secondo la Collettiva Tfq di Brindisi, questa “manovra del partito di governo che sta proponendo tale registro nei Comuni di tutta Italia ci pare in linea col decreto Pillon che con la divisione a metà del tempo e la doppia residenza dei figli lede fortemente il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità e alla protezione, per quanto possibile, dalle scissioni, dalle lacerazioni e in molti casi dalle violenze sulle madri e i minori stessi”.

“Non risultano quindi chiare le modalità di utilizzo del registro, tanto da generare seri dubbi che lo stesso rispetti la legge in generale ed in particolare la normativa sulla tutela dei minori. Sicuramente ben altre sarebbero le iniziative da mettere in atto per incentivare la bigenitorialità e non ci pare si stia andando concretamente in questa direzione, vedi  l'eliminazione dei congedi di paternità. Dietro l’alibi della tutela del minore si cela sempre e comunque una penalizzazione delle donne. Per tali motivi chiediamo che la proposta venga rigettata”, è la conclusione.

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