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Carmine Dipietrangelo

Carmine Dipietrangelo

Nuove province, le autonomie al bivio

BRINDISI - Ieri sera presso l'Hotel Orientale di Brindisi, si è tenuto il secondo incontro organizzato dall'associazione politico-culturale Left dedicato al riordino delle province. L'incontro rivolto agli aderenti, agli amministratori, ai rappresentanti delle organizzazioni sociali, culturali e politiche, ha visto, dopo l'introduzione di Carmine Dipietrangelo, presidente di Left, gli interventi di un qualificato gruppo di relatori.

BRINDISI - Ieri sera presso l'Hotel Orientale di Brindisi, si è tenuto il secondo incontro organizzato dall'associazione politico-culturale Left dedicato al riordino delle province. L'incontro rivolto agli aderenti, agli amministratori, ai rappresentanti delle organizzazioni sociali, culturali e politiche, ha visto, dopo l'introduzione di Carmine Dipietrangelo, presidente di Left, gli interventi di un qualificato gruppo di relatori.

Gli interventi in programma erano quelli di Francesco Saponaro, direttore di Innovapuglia, di Michele D'Innella, direttore generale di Upi Puglia, di Alfredo Malcarne, presidente della CdC di Brindisi, di Anna Maria Attolini, funzionaria della Protezione Civile della Provincia di Brindisi, di Carmelo Molfetta, componente il consiglio direttivo di Left, di Damiano Franco, già capogruppo Pd alla Provincia di Brindisi, di Francesco Fistetti, già capogruppo Sel alla Provincia di Brindisi, di Riccardo Carone, componente il direttivo Funzione Pubblica Cgil e, a conclusione dell'incontro, quello dell'assessore Regionale alle Riforme, Marida Dentamaro.

Dipietrangelo, dopo aver ripresentato l'associazione, ha affermato che "a partire dal dicembre scorso" le province italiane non sono più elettive e da luglio, con la legge di revisione della spesa pubblica a queste province sono state tolte le funzioni amministrative e di gestione. A queste norme si è aggiunto il decreto legge del sei novembre per il riordino delle Province di Brindisi e Taranto, prive tutte e due dei requisiti individuati per le nuove province già a luglio scorso.

Quattro livelli istituzionali e tutti elettivi sono un intralcio alla efficacia e alla efficienza dei servizi erogati ai cittadini, al territorio e allo sviluppo. Uno Stato così articolato è troppo pesante, soprattutto in un'epoca di globalizzazione. Se la Corte Costituzionale confermerà che le province, quelle rimaste, sono enti di secondo livello e non elettivi con suffragio popolare, non ci saranno più elezioni per i consigli provinciali. Saranno i Comuni a dettare la composizione dei consigli provinciali.

Le funzioni delle nuove province quali enti di area vasta sono: pianificazione territoriale provinciale di coordinamento nonchè tutela e valorizzazione dell'ambiente; pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale; autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato; classificazione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad essa inerente; programmazione provinciale della rete scolastica e gestione dell'edilizia scolastica relativa alla scuola secondaria di secondo grado".

Dopo l'intervento di Dipietrangelo, Michele D'Innella ha affermato che "nel nostro Paese è in atto una recessione profonda e che le province incidono appena dell'1,7% sulla spesa pubblica". D'Innella si è chiesto quindi perchè se bisognava eliminarle non le si è invece soppresse e perchè non si è riformata la Costituzione considerando che secondo il Titolo V esse sono subordinate ai Comuni, alle città metropolitane, alle Regioni e allo Stato? La risposta che si è dato il Direttore di Upi Puglia è che siamo stati travolti dalla fretta di dimostrare all'Europa il processo di cambiamento.

Carmelo Molfetta ha parlato invece di "mancanza di requisiti che introducono il vizio di incostituzionalità nel decreto". Gli studiosi della materia infatti si sono chiesti se la normativa fosse compatibile con l'art.77 della Costituzione in relazione ai presupposti di necessità ed urgenza (requisiti necessari per l'emanazione dei decreti legge). Inoltre Molfetta si è chiesto se la qualità dei servizi resi ai cittadini rimarrà invariata.

Alfredo Malcarne ha invece indirizzato l'attenzione sul problema delle Camere di Commercio che, soppresse, porteranno a una situazione non semplice da gestire. Secondo il presidente della Cdc "avendo uno standard di servizi efficienti, abbiamo la necessità di essere autosufficienti. Mentre le piccole Camere chiudono di solito in disavanzo, noi chiudiamo con un avanzo di bilancio". Secondo Malcarne infine servono imprenditori con una mentalità nuova.

L'incontro di studio è proseguito poi con l'intervento di Annamaria Attolini che invece ha posto la questione delle funzioni svolte dalla Provincia riguardanti la difesa del suolo, la prevenzione delle calamità o in generale della protezione civile e che saranno trasferite alle Regioni e ai Comuni. La funzionaria della Protezione civile ha affermato che "una corretta valutazione dei problemi non è possibile solo a livello comunale e che il livello regionale appare distante per gli interventi efficienti ed efficaci".

Il direttore di Innovapuglia, Francesco Saponaro, ha parlato invece dello Stato ai tempi di Cavour e Minghetti per i quali era tacito che l'assemblea elettiva dovesse essere il Comune. Per Saponaro inoltre "le Province non hanno implementato gran parte delle funzioni di area vasta. Occorrerebbe stabilire gli ambiti dove non è necessario l'intervento dello Stato per snellire le procedure".

Secondo Fistetti "il riordino delle province porterà ad una ricaduta a cascata su Comuni e Regioni e che questo ridisegno sarà un processo lungo legato alle nuove classi dirigenti. Occorrerà quindi una programmazione tra i due enti altrimenti sarà solo un girare a vuoto". Riccardo Carone, dopo aver parlato degli anni Novanta e di quel processo che doveva portare ad una riorganizzazione delle autonomie locali, ha posto invece l'accento sui lavoratori che sono stati allocati nei servizi tanto quanto la politica ha voluto e che per essi il quadro è davvero preoccupante.

Infine gli ultimi due interventi, quello di Damiano Franco e dell'assessore Dentamaro hanno messo in evidenza rispettivamente il destino che spetta a tutti quegli enti di cui La Provincia è proprietaria o socia (Stp, Asi, Santa Teresa, Museo Provinciale, Biblioteca Provinciale) e alle relative alte professionalità che vi lavorano e il ruolo della Regione.

Per l'assessore Dentamaro "non si può escludere che il decreto possa decadere e se ciò accadesse non sarebbe un gran male vista l'improvvisazione e l'assenza degli attori fondamentali: la politica, il sindacato, le isituzioni. La Regione ha dovuto applicare una legge statale che non lasciava margini e non si è voluta assumere la responsabilità di formulare proposte al di fuori dei vincoli di legge. Il disegno salva Italia era un disegno di soppressione criptata delle province. Per limitare i danni alla Regione abbiamo pensato di far parlare quindi i territori, ma non so se le iniziative tardive dei comuni possono essere prese in considerazione" . L'assessore infine ha affermato che "le storie sono radicate nei Comuni e che non esiste un'identità provinciale".

Relazione introduttiva di Carmine Dipietrangelo

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