Martedì, 26 Ottobre 2021
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"Tutto regolare? Il caso compensi Aro ai dirigenti comunali resta scottante"

Sulla vicenda dei compensi riconosciuti ad alcuni dirigenti del Comune di Brindisi per i ruoli ricoperti nell'uffico Aro Br/2, sottoposto dai revisiori dei conti alla Corte dei Conti, pubblichiamo un intervento dell'avvocato Massimo Ciullo che critica il parere sulla regolarità della procedura espresso dal segretario generale

BRINDISI - Sulla vicenda dei compensi riconosciuti ad alcuni dirigenti del Comune di Brindisi per i ruoli ricoperti nell'uffico Aro Br/2, sottoposto dai revisiori dei conti alla Corte dei Conti, pubblichiamo un intervento dell'avvocato Massimo Ciullo che critica il parere sulla regolarità della procedura espresso dal segretario generale, e indica i profili del caso che a suo avviso lo rendono tutt'altro che risolto.

In merito alla vicenda dei compensi liquidati ai partecipanti all'Ufficio comunale Aro Br/2 (Ambito Raccolta Ottimale dei rifiuti) sono finalmente pervenuti alla sindaca la relazione del segretario generale Salvatore Alemanno e il parere del collegio dei revisori dei conti.

Il primo ha concluso: “Appare evidente che il dirigente responsabile la struttura finanziaria dell'Aro non poteva che procedere, senza indugio, alla liquidazione dei compensi in favore dei componenti la struttura tecnica dell'Ambito”; e, riportando la nota di Mirella Destino nella qualità di dirigente del settore economico-finanziario, ha scritto:“Non muta il contesto il fatto che, per una delle posizioni da retribuire sussistesse decreto ingiuntivo, con provvisoria esecutività, del dirigente dott. Costantino Del Citerna, poiché per lo stesso decreto l'interessato ha prodotto formale rinuncia”, aggiungendo di suo “(notificata in data 16.02.2017, mentre l'opposizione al decreto ingiuntivo da parte del Comune di Brindisi è stata notificata solo in data 20.02.2017)”.

Tali passaggi della corposa relazione sarebbero, da soli, sufficienti a definire l'intera vicenda dando così ragione al segretario generale quando afferma che “sussiste, ed appare la regolarità degli atti”. È ovvio che in presenza di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, bene avrebbe fatto il Comune a pagare immediatamente. Di conseguenza, anche le otto fitte pagine della relazione del segretario Alemanno assumerebbero una valenza marginale, tanto più se fosse fondato quello che egli sostiene circa l'efficacia della rinuncia al decreto ingiuntivo rispetto alla notifica dell'opposizione avvenuta in data successiva.

Tuttavia, sia il segretario generale sia la responsabile del settore finanziario non hanno considerato due verità decisive: che il decreto ingiuntivo non era provvisoriamente esecutivo e che, trattandosi di processo del lavoro, l'opposizione all'ingiunzione prima si deposita e poi si notifica, con la conseguenza che la rinuncia agli atti non è giunta al Comune prima della costituzione in giudizio bensì dopo e che, pertanto, andava accettata dall'Ente prima di assumere ogni determinazione di liquidazione e disposizione di pagamento.

Le affermazioni della responsabile finanziaria, per come riportate dal segretario generale, non corrispondono a verità e Alemanno non le ha smentite, dichiarando piuttosto “la regolarità degli atti”. Infine, è arrivato il parere dei revisori dei conti comunali che ha rilevato “profili di illegittimità degli emolumenti corrisposti” ai componenti dell'Ufficio Aro, “tanto da ritenere opportuno richiedere parere scritto alla Corte dei Conti”.

Fermo restando che i revisori hanno ben inquadrato la fattispecie evidenziando che certi compensi non sono dovuti, tuttavia anche loro, come tutti gli altri, hanno trascurato ciò che senza ombra di dubbio avrebbe consentito di avere una definizione ordinata e davvero indipendente della vicenda: la sentenza del giudice dell'opposizione al decreto ingiuntivo, cioè il tribunale del lavoro.

Ed è proprio qui il nodo della storia. Se si fosse trattato di un cittadino qualsiasi, l'amministrazione avrebbe atteso il pronunciamento del tribunale o avrebbe stipulato una formale transazione corredata dai motivi che la giustificassero insieme all'abbandono del giudizio. Invece nel caso del dirigente comunale componente dell'Aro è andata diversamente.

La sensazione è proprio quella che in tanti volessero evitare il responso del magistrato del lavoro. Altrimenti, quando mai si è visto che il titolare di un decreto ingiuntivo rinunci allo stesso prima ancora di essere pagato e senza che vi sia un accordo scritto tra le parti che obblighi una a pagare l'altra.

Quindi, piuttosto che rendere ancora più ingarbugliata la matassa con pareri su pareri, perché chi ha preso i soldi intanto non li restituisce e tutti insieme, nelle rispettive contrapposizioni, visto che la rinuncia al decreto ingiuntivo non ha sortito alcun effetto processuale, non affrontare il processo ancora pendente dinanzi al giudice del lavoro del Tribunale di Brindisi? Ma perché tanta paura di questo giudizio?  

Ed ancora, come è possibile sostenere, dal punto di vista strettamente contabile, che i pagamenti siano stati regolari, quando allo stato non risultano sussistere dei formali provvedimenti di liquidazione bensì solo delle semplici mail che certamente non possono costituire, né sostituire, i necessari atti amministrativi di liquidazione?

Inoltre, sarebbe opportuno conoscere – approfondimento che i revisori dei conti non sembra abbiano effettuato – se precedentemente al 2014 siano state corrisposte altre somme al personale interessato all'Ato/Aro a mezzo mandati di pagamento o direttamente in busta paga. È evidente che se venisse appurata una tipologia di pagamento con apposito mandato, magari eseguito pure a parte rispetto allo stipendio ordinario, la vicenda diventerebbe ancora più scottante e la posizione di chi oggi afferma che tutto è in regola si aggraverebbe ancora di più. 

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