Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Politica

«Ora un Pd più aperto»

BRINDISI - Continua il dibattito sul PD brindisino, sulle sue debolezze e sulla possibilità di farne il perno di una vasta alleanza aperta a tutto il centrosinistra. In questo dibattito a più voci, si inserisce anche il senatore Salvatore Tomaselli, che vede nelle riflessioni finora ospitate da Brindisi Report «spunti critici per alcuni versi ingenerosi e per altri assolutamente fondati e condivisibili».

BRINDISI - Continua il dibattito sul PD brindisino, sulle sue debolezze e sulla possibilità di farne il perno di una vasta alleanza aperta a tutto il centrosinistra. In questo dibattito a più voci, si inserisce anche il senatore Salvatore Tomaselli, che vede nelle riflessioni finora ospitate da Brindisi Report «spunti critici per alcuni versi ingenerosi e per altri assolutamente fondati e condivisibili».

Lei lunedì in una assemblea del partito ha sostenuto che bisogna partire dal risultato delle recenti elezioni amministrative del capoluogo.

«Certo. L'aver conquistato la guida della città non equivale all'aver vinto una lotteria, il cui montepremi è costituito dalla distribuzione di incarichi o prebende a destra o a manca. Sicuramente vi saranno onori ed oneri da assegnare, come da copione, ma la sfida vera, che misurerà la qualità e l'utilità di questa esperienza di governo per i brindisini, sarà costituita dalla capacità o meno che avremo di viverla come una grande fatica collettiva, capace di allargare la partecipazione anziché restringerla».

Tutto il contrario di quanto accaduto negli ultimi anni, insomma?

«È una sfida che coglie la straordinarietà del momento che la città di Brindisi vive e delle aspettative di cambiamento che i brindisini hanno affidato al sindaco Consales e alla coalizione che lo sostiene. Partendo, innanzitutto, da un dato oggettivo: la profonda revisione della capacità di spesa pubblica, sia dello Stato che degli enti locali, mette in discussione uno degli architravi su cui storicamente (nel bene e nel male) nel nostro paese si è costruito non solo il "potere" ma la stessa funzione della politica e dei partiti: l'intermediazione nei confronti dei vari corpi sociali nell'accesso alle risorse pubbliche.

Bisognerà, quindi, fare di più (e magari meglio) con risorse fortemente ridimensionate e con vincoli di destinazione molto più stringenti, anche alla luce non solo dei vincoli comunitari ma anche del processo di riduzione della spesa pubblica su cui sono impegnati proprio in questi giorni Governo e Parlamento».

Bisognerà snellire anche la macchina comunale?

«Questo non lo so dire, ma di certo la macchina burocratico-amministrativa, come denunciato in campagna elettorale con coraggio e lungimiranza dal sindaco, si sta rivelando in alcuni suoi settori non solo un ostacolo, anziché un leale collaboratore dell'amministrazione, ma al tempo stesso un coacervo di interessi costituiti, spesso lontani dall'interesse generale. L'ignavia e la superficialità, quando non si configurano responsabilità di altra natura, con cui sono state gestite le finanze comunali negli ultimi anni sono un altro segno di una cattiva amministrazione che oggi condiziona gravemente il futuro stesso della capacità di erogare servizi e di programmare investimenti pubblici».

Ma la sensazione è che il problema non riguardi solo il Comune. Qui è tutta la città che appare immobile.

«In effetti nel settore industriale non si ricorda un solo significativo investimento produttivo negli ultimi dieci anni, se si esclude la Sfir, in buona parte anch'esso legato alla produzione energetica. Nell'ambito ambientale non c'è traccia della tanto invocata indagine epidemiologica, di una estensione ed ammodernamento della rete di monitoraggio e controllo delle emissioni e in tema di bonifiche dell'area SIN, dopo oltre dieci anni di discussioni, solo qualche settimana fa abbiamo finalmente promosso un "tavolo" di confronto con il Ministro Clini, propedeutico allo sblocco della vicenda».

Per non parlare del porto, in declino dl 1994, anno di costituzione dell'Autorità portuale brindisina?

«Il porto è il segno del fallimento totale di tutte le scelte fatte dalla istituzione dell'Autorità Portuale ad oggi. Ma anche per l'energia, al di là della litania delle convenzioni, da anni invochiamo un assetto definitivo del polo energetico brindisino, il più grande d'Europa. E, ancora, la gestione del territorio, dal piano della costa alla riqualificazione delle periferie, alla stessa questione sociale con livelli di povertà che si vanno acuendo sempre più. Insomma, da qui si parte».

Il PD finora non è apparso preparato ad affrontare queste sfide: troppi contrasti, poche idee.

«Voglio auspicare, anzi sollecito, che la discussione che da mesi attraversa lo stesso PD brindisino evolva verso una nuova fase, quella in cui parliamo meno di noi, tra di noi, e di più di quell'agenda per la città qui appena accennata e certamente parziale (compiutamente esposta nel Documento programmatico presentato dal Sindaco in Consiglio Comunale), in una sorta di gara delle idee e delle competenze, vero terreno di sostegno e stimolo al buon governo di questa esperienza amministrativa, oltre ogni deleterio rischio di "continuismo". Spero che anche l'opposizione possa essere coinvolta in questo dibattito. Ma la "rozzezza" di argomenti e toni con cui una parte dell'opposizione muove i primi passi "contro" la nuova amministrazione cittadina non mi lascia ben sperare»

Ma al PD si rimprovera di non saper coinvolgere le altre forze politiche e le nuove espressioni della società civile....

«Certo, non mi sfugge che tutto ciò debba essere favorito e promosso, anziché ostacolato come talvolta avviene, da una modalità di "lavoro" del PD, dei suoi organismi dirigenti, delle sue rappresentanze istituzionali, che sia inclusiva e non escludente. Così come mi è presente la necessità che quanto sostenuto non rimanga mera affermazione di principio ma trovi sedi e date concrete per poterne verificare la praticabilità politica: in tal senso, ad esempio, ho proposto due iniziative per dopo l'estate (una Conferenza programmatica e la Festa del PD) quali occasioni per sperimentare una nuova fase di vita del PD nella città di Brindisi, alla luce della delicata funzione di governo assunta. Non dovrebbe sfuggirci che siamo chiamati ad una prova di portata storica il cui fallimento sarebbe una sconfitta senza appelli e il cui successo sarebbe, innanzitutto, un bene per la città e, poi, un'occasione per promuovere una nuova classe dirigente».

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