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Pd, direttivo di fuoco: un componente strappa la tessera. "Partito allo sbando"

Black-out nel Pd di Brindisi, scivolato nel vortice alimentato dalle correnti ad alto voltaggio, risultato delle continue tensioni interne. Tante, troppe, frequenti al punto da essere all’ordine del giorno e diventate quanto mai evidenti in occasione dell’ultimo direttivo, qualora non fosse sufficientemente chiaro a qualcuno che il Partito democratico non è più tale

BRINDISI – Black-out nel Pd di Brindisi, scivolato nel vortice alimentato dalle correnti ad alto voltaggio, risultato delle continue tensioni interne. Tante, troppe, frequenti al punto da essere all’ordine del giorno e diventate quanto mai evidenti in occasione dell’ultimo direttivo, qualora non fosse sufficientemente chiaro a qualcuno che il Partito democratico non è più tale. Contraddizione in termini, ma tant’è se a fronte di 31 componenti se ne sono presentati sette appena e c’è chi è persino arrivato a strappare la tessera per dire basta. 

Non ne poteva più Vincenzo De Blasi che il 20 luglio scorso, dopo aver fatto appello a tutta la calma e alla diplomazia possibile, ha chiuso con il Antonio Elefante-2Pd. E lo ha fatto davanti al segretario cittadino Antonio Elefante, anche se di fronte al clamore della notizia (facile immaginare l’eco)  ha precisato di aver strappato la tessera perché non si riconosce più nel partito a livello nazionale. Elefante, caso De Blasi a parte, è rimasto solo alla guida di un partito che in verità partito non lo è più stando a quanto raccontano gli eventi degli ultimi mesi, di fronte ai quali fa rumore il silenzio dei vertici locali. 

Nessuna azione, zero provvedimenti, se non dichiarazioni di circostanza, come se nulla fosse successo. Eppure il Pd è reduce da un risultato elettorale, in chiave regionale, che grida l’assenza di un rappresentante espressione del capoluogo inserito nella lista dei candidati, quindi la perdita di credibilità e il conseguente allontanamento dalle urne. E dovrebbe proiettarsi alle amministrative, appuntamento in vista del quale i primi a organizzarsi sono i rivoluzionari grillini. A dimostrazione del fatto che il voto d’opinione e il consenso dei partiti “storici” sono stati nettamente ridimensionati. 

Possibile che il Partito democratico a Brindisi non se ne renda conto? A leggere l’ordine del giorno della convocazione del direttivo, la risposta è sì, certo che ne sono consapevoli, se è scritto “discussione e nuova organizzazione del partito a Brindisi”. Dovrebbe, quindi, esserne a conoscenza Antonio Elefante, lui che neanche un mese fa ha azzerato la segreteria cittadina, giocando d’anticipo, avendo saputo che da lì a qualche ora buona parte dei componenti ne avrebbero chiesto le dimissioni.

Il segretario di fatto senza segreteria (altra contraddizione del Pd brindisino) è anche consigliere comunale ma non sembra avere feeling con il sindaco Mimmo Consales, peraltro auto-sospesosi dal Pd, in coincidenza del rinvio a giudizio a conclusione dell’inchiesta sulla vicenda Equitalia, per il pagamento di debiti tributari relativi alla vecchia società di comunicazione nel periodo in cui era giornalista. E il sindaco, a sua volta, non dialoga più con l’ex onorevole della Margherita Giovanni Carbonella, che pure lo aveva ritenuto personalità all’altezza per guidare Brindisi e rilanciare il Pd. O meglio: Carbonella si è ricreduto sulla sua stessa scelta e sembra che stia avviando le manovre per l’affondo, facendo leva su Elefante che, infatti, può contare solo sullo scudo offerto dal sempre verde deputato. Ufficialmente lontano dalla regia, ufficiosamente al lavoro. Almeno stando alle voci interne.

Poca se non inesistente anche l’intesa tra il segretario e gli assessori presenti in Giunta. Il motivo? Sarebbe da cercare nel metodo di lavoro dell’esecutivo, ritenuto dal segretario senza segreteria (altra contraddizione in termini), poco incisivo dal momento che il programma amministrativo non sarebbe coincidente con quello proposto alle elezioni nel 2012, sul quale i brindisini hanno espresso fiducia. Con l’aggravante che la squadra di governo – sempre secondo Elefante – sarebbe spostata troppo al centro, con l’ingresso di Ugo Poli alla Programmazione economica, presentato dal Centro democratico di Brindisi, salvo poi scoprire che a livello nazionale nessuno conosceva non solo l’assessore ma i due consiglieri che avevano fatto quel nome.

Praticamente rasa al suolo la vicinanza di Elefante al presidente del Consiglio Luciano Loiacono il quale in più occasione gli ha chiesto di fare un passo indietro in nome del partito: i due sono d’accordo solo sulla necessità di contenere gli interventi in Assise di Giampiero Pennetta, tanto che Loiacono cede il suo scranno ad Elefante, non appena il rappresentante delle opposizioni comincia a parlare.

Stando così le cose, il segretario a nome di chi parla? Chi rappresenta? Il Pd a Brindisi esiste? Resiste? Per i tesserati che hanno disertato il direttivo e ancor prima per gli esponenti dell’area Dem, la risposta non può che essere una: no, non c’è più il Pd. Non da oggi, ma da anni, tanto che nel 2011 scrissero una lettera dai toni accesi per chiedere una inversione della rotta: parlarono di “oligarchia sprezzante di ogni principio di democrazia interna” i firmatari, tra dirigenti dei circoli cittadini, componenti degli organismi provinciali ed ex consiglieri comunali di Brindisi. In segno di netta contrapposizione – tra gli altri – l’ex segretario cittadino Enzo Casone, così come Enzo Albano, Franco Massaro e Cristiano D’Errico.

Quella lettera non ebbe risposte. A quel testo oggi si aggiunge l’sos lanciato da due componenti del direttivo che mai prima hanno dato “grattacapi”, Alessandro Antonino e Umberto Ribezzi, ultimi arrivati in ordine di tempo, per di più coetanei di Elefante, espressione della nuova generazione: “Non ci sono dirigenti, c’è solo un gruppo sparuto e autoreferenziale”, hanno scritto anticipando che di fronte a un Pd alla deriva, avrebbero scritto al neo governatore della Puglia, Michele Emiliano, in qualità di presidente regionale del partito, dopo aver reiterato la richiesta di intervento  ai dirigenti provinciali, regionali e nazionali, ai consiglieri regionali Pino Romano e Fabiano Amati, nonché all’onorevole Elisa Mariano e al senatore Salvatore Tomaselli. La richiesta è secca: “Intervenire con celerità affinché questa incresciosa situazione non degeneri ulteriormente con grave danno per l’immagine del partito”.

“Abbiamo a che fare con chi ha deciso di continuare su di una strada che di certo non aiuterà il partito a crescere e che invece di cercare soluzioni condivise preferisce lo scontro frontale a colpi di statuto, concedendo la parola agli amici degli amici e negandola a chi dissente”, hanno scritto. “In occasione del direttivo abbiamo chiesto l’appello nominale nella convinzione che ci fosse una riflessione attenta sul perché amministratori e dirigenti da tempo non prendono parte alla vita dello stesso. E invece la nostra richiesta ha scatenato  le ire e le ironie del segretario cittadino”, sostengono.

“Quanto è avvenuto lunedì scorso, altro non è, se non la fotografia impietosa di un gruppo dirigente cortocircuitato in balia di se stesso”. Quando si dice, sbando totale.

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