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Pd, il segretario dimissionario: "Troppi personalismi e tatticismi in questi anni"

Continua il dibattito fra le file del Pd di Brindisi dopo le dimissioni del segretario cittadino Antonio Elefante e la nomina della commissaria Sandra Antonica. Lo stesso Elefante interviene con ula lettera aperta agli iscritti che riportiamo di seguito. 

Continua il dibattito fra le file del Pd di Brindisi dopo le dimissioni del segretario cittadino Antonio Elefante e la nomina della commissaria Sandra Antonica. Lo stesso Elefante interviene con ula lettera aperta agli iscritti che riportiamo di seguito. 

Cari amici e compagni del Partito Democratico, con questa mia intendo ufficializzare le mie dimissioni da Segretario Cittadino del PD di Brindisi.
E’ inutile pensare di nascondere tra le parole e le righe di questa mia lettera l’emozione e la passione che hanno sempre contraddistinto - e sempre lo farà - il mio impegno da Segretario Cittadino del capoluogo.

Sono stati cinque anni, durante i quali il Pd di Brindisi ha lavorato, in uno spirito collettivo, riuscendo, con non poca fatica, a riprendersi da un decennio durante il quale ha dovuto pagare un prezzo troppo alto,  capace però, con il contributo di tutti voi, a creare un nuovo “collettivo intellettuale” nell’interesse e nell’impegno di donne, giovani e uomini che hanno creduto in quel che era un bellissimo progetto, un’affascinante sfida dai risultati elettorali  inequivocabili.

Sappiamo tutti, però, che i soli risultati rappresentano una piccola parte di quel progetto di Partito che tutti volevamo e di cui, questa città, ha necessariamente bisogno. Tanto abbiamo vinto, tanto abbiamo costruito, tanto abbiamo fatto;  ma è pur vero che tanti sbagli ho commesso…
Un Segretario deve essere cosciente di condividere con tutti voi le vittorie e di attestare a sè le sconfitte o meglio alcuni fallimenti che riguardano la evoluzione politico/culturale dello stesso  Partito che ha, orgogliosamente, rappresentato per due mandati.

Dopo un primo mandato da Segretario col Partito all’opposizione, siamo stati  chiamati, con successo, a vincere le Elezioni Amministrative del 2012; successo che, nel tempo, era più nei numeri che nella identità, più nella assoluta volontà a governare ‘a prescindere’ che nel fare politica attraverso quella discussione e condivisione di cui il nostro Partito - per quella che è la nostra storia - necessitava, di cui non poteva farne a meno ma che, alcune volte, scientemente così non è stato.

Se ciò fosse stato presente nella convinzione di tutti i protagonisti istituzionali, avrebbe determinato, a mio modesto parere, migliori risultati politici/amministrativi, scevri da quella arroganza e sfrontatezza cui abbiamo, invece, assistito ed avrebbe, forse, debellato quelle maledette follie rancorose, sostituite a quell’entusiasmo che le donne e i giovani ci hanno insegnato avere.

Lascio a voi il giudizio elettorale di quelle occasioni in cui il PD di Brindisi è stato protagonista, perché rinuncio per principio all’analisi politica che abbia come unico parametro i numeri e i voti. Entro con forza in quella che è stata, invece, l’evoluzione politico/culturale di questi ultimi 5 anni, durante i quali i numeri, soprattutto quando utili alla vittoria elettorale, nel tempo mi accorgevo che non avevano trasformato un gruppo di persone in una comunità di dirigenti e rappresentanti capaci di organizzarsi  e di sviluppare azioni in un più grande ed articolato progetto politico sociale, tipico di un Partito di centro sinistra.

Invece hanno prevalso, di fatto, i personalismi, i tatticismi e le logiche di gruppi di persone a quelle dall’essere dirigente di Partito;  ha prevalso il ‘nuovismo’ politico del dire le cose piuttosto che la responsabilità di farle; ha vinto il condizionare gli eventi, tra i pochi, all’insostituibile necessità del principio di condivisione e di partecipazione.

Oggi, da iscritto e rappresentante istituzionale del PD, passo la mano per fugare ogni dubbio e possibilità di indirizzare lo scontro su un livello personale e riportarlo, come sempre io ho cercato di fare, ad un livello di discussione politica.

Da protagonista passo a spettatore attento che mai si farà sfuggire alcun passaggio di questa delicata fase che dovrà portare il PD ad essere un Partito capace ancora di suscitare emozioni e di riportare lo stesso e il concetto di Politica in quella dimensione onirica, allontanandola per un po’ da una drammatica realtà sempre più diffusa. Un obiettivo che porrò come primario per far sì che tutti noi si torni ad essere convincenti e vincenti. 
Sempre ottimista per volontà e diritto, ma attento pessimista per intelligenza, darò e farò, al momento opportuno, le dovute analisi e le consequenziali considerazioni, nella speranza - come diceva Ernest Hemingway riferendosi  al mondo - di un Partito che torni ad essere “un posto meraviglioso” per il quale “vale la pena combattere”. 

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