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Provincia cancellata, monta la protesta

BRINDISI - Per ora la rivolta è relegata alle pagine di Facebook: i brindisini non sembrano digerire l’accorpamento della provincia di Brindisi a quella di Taranto, e dopo le prime reazioni, per lo più di natura ironica, ora partono le prime petizioni e gli inviti ai parlamentari locali a bloccare il governo, affinché non si passi da “già Capitale d’Italia” e “ex comune capoluogo”.

BRINDISI - Per ora la rivolta è relegata alle pagine di Facebook: i brindisini non sembrano digerire l?accorpamento della provincia di Brindisi a quella di Taranto, e dopo le prime reazioni, per lo più di natura ironica, ora partono le prime petizioni e gli inviti ai parlamentari locali a bloccare il governo, affinché non si passi da ?già Capitale d?Italia? e ?ex comune capoluogo?.

Si muove anche la politica locale: il consigliere Roberto Fusco (Sì Democrazia) chiede un consiglio comunale monotematico sull?argomento: «Il nostro futuro non può essere deciso con il solito decreto ministeriale che, calato dall?alto, certamente non terrà conto della storia e della volontà popolare. Non si governa con decisioni ragionieristiche prese a tavolino».

Sull?argomento è intervenuto anche il consigliere comunale del PD, Salvatore Valentino: «Se la politica è l?arte del compromesso, il taglio delle province voluto dal governo Monti è un brutto compromesso. Infatti o un Ente è inutile per cui lo si abolisce ?tout court?o è necessario alla collettività per cui lo si mantiene. Invece si lasciano in vita ancora 43 province mentre 64 (tra cui la nostra) saranno cancellate o accorpate».

Secondo Valentino, «a rafforzare la convinzione che la soluzione più auspicabile sarebbe stata quella di cancellarle tutte è la profonda limitazione economica e decisionale che questo ente intermedio subisce. Infatti si ridurranno notevolmente i già esigui trasferimenti statali e le competenze future saranno limitate al solo ambiente, viabilità e trasporti lasciando il resto delle funzioni precedentemente esercitate ai Comuni. I presidenti delle provincie inoltre non saranno più eletti dai cittadini ma dai sindaci e dai consiglieri comunali del territorio di appartenenza. Insomma un ridimensionamento ai minimi termini di fronte al quale valeva la pena di essere coraggiosi fino in fondo e chiudere definitivamente la pratica».

Il segretario generale territoriale della Cisl Vitantonio Taddeo pone l'attenzione su alcune problematiche che sarebbero scatenate dall'accorpamento: « C?è qualcuno che si è chiesto come faranno i cittadini pensionati di San Donaci, ad esempio, a raggiungere Taranto, distante circa 100 chilometri, per il disbrigo di qualsivoglia pratica che comporti la necessità della presenza fisica dell?interessato? E che dire delle questioni economico-produttive che da sempre hanno messo in competizione il Porto di Taranto con quello di Brindisi, l?aeroporto di Brindisi con quello di Grottaglie, il sistema industriale-manifatturiero tarantino con quello brindisino? Quale equilibrio si potrà mai creare tra sistemi socio-economici per loro natura concorrenziali e che anzi di questa concorrenza hanno fatto una vera forza?».

Nei prossimi 40 giorni la Regione Puglia in collaborazione con l?ANCI e l?UPI dovrà formulare una proposta finale di accorpamento da trasmettere poi al governo. Il futuro della provincia di Brindisi si gioca in un?estate.

Intanto il presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, lancia una campagna contro la diaria dei parlamentari: «In questo momento di profonda crisi hanno il dovere di dare l?esempio. Non si può pensare di chiedere tanti sacrifici al popolo italiano senza rinunciare ad alcun privilegio. Invito, quindi, tutti i cittadini pugliesi ad apporre la firma per abrogare la spesa di 3.500 euro al mese di diaria. Il paradosso è che questa diaria la riceve sia il parlamentare piemontese o siciliano ma anche quello che vive a Roma e che magari abita a pochi metri dal Parlamento».

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