Provincia e Cittadella, altro strappo

BRINDISI – L’amministrazione provinciale diffonde nella prima serata un breve comunicato sull’esito della seduta odierna del consiglio, e come al solito l’immagine che se ne ricava è quella di una vittoria totale del presidente Massimo Ferrarese: 22 voti a favore e 6 astenuti (l’opposizione di centrodestra), alla proposta di trasformare la società di gestione di Cittadella della Ricerca da consortile per azioni, Scpa, a Srl, con accompagnamento di pesanti sospetti lanciati dallo stesso Ferrarese sull’operato dell’ex direttore generale, Angelo Colucci circa il presunto camuffamento del dissesto finanziario che lo stesso Ferrarese avrebbe individuato nei conti. Il comunicato non dice però che c’è stato uno strappo, e di non poco conto: quello del capogruppo del Pd, Damiano Franco.

Massimo Ferrarese

BRINDISI – L’amministrazione provinciale diffonde nella prima serata un breve comunicato sull’esito della seduta odierna del consiglio, e come al solito l’immagine che se ne ricava è quella di una vittoria totale del presidente Massimo Ferrarese: 22 voti a favore e 6 astenuti (l’opposizione di centrodestra), alla proposta di trasformare la società di gestione di Cittadella della Ricerca da consortile per azioni, Scpa, a Srl, con accompagnamento di pesanti sospetti lanciati dallo stesso Ferrarese sull’operato dell’ex direttore generale, Angelo Colucci circa il presunto camuffamento del dissesto finanziario che lo stesso Ferrarese avrebbe individuato nei conti. Il comunicato non dice però che c’è stato uno strappo, e di non poco conto: quello del capogruppo del Pd, Damiano Franco.

Non tutti sono dunque allineati e coperti. Franco, vicepresidente ai tempi della giunta Errico, ha preferito abbandonare la seduta: “L’ho fatto per ragioni di dissenso tecnico rispetto alla soluzione proposta da Ferrarese, ma soprattutto per ragioni politiche”, dichiara senza problemi il capogruppo del Pd. Ma nessuno del gruppo lo ha seguito: “Io non impongo nulla ad alcuno, ma questa scelta dei miei compagni di restare e votare non coincide certo con l’attenzione con cui hanno ascoltato le mie argomentazioni nella riunione che abbiamo tenuto in mattinata, che non rilevava alcun dissenso con le stesse. Anzi”.

Ma quali sono le motivazioni politiche della netta presa di distanza da parte di Damiano Franco rispetto all’operazione varata oggi pomeriggio? Bisogna guardare anche alla vigilia della seduta consiliare, per capire: “Io sono indignato dalla campagna di stampa diffamatoria contro gli uomini del Pd che hanno governato Cittadella della Ricerca. Il Pd ha risollevato le sorti di quella realtà, facendone un punto di riferimento per la ricerca, l’alta formazione e assicurando al territorio una ragione di giustificato orgoglio. Giudico invece  l’attuale consiglio di amministrazione inconsapevole di questa funzione svolta dai predecessori”.

“Il tentativo di scaricare i problemi finanziari su altri è inaccettabile. Se qualcuno pensa che vi siano responsabilità, prenda i libri contabili e li porti dal giudice. Perché non lo hanno fatto? Questa domanda meriterebbe una risposta”, dice chiaramente Franco Damiano. “E’ paradossale che di fronte a questa vicenda abbia mostrato maggiore equilibrio l’opposizione”. E Il centrodestra una proposta l’ha fatta: istituire una commissione d’inchiesta sulla situazione economica e sui bilanci di Cittadella della Ricerca, in maniera tale che emergano problemi e loro origini e responsabilità eventuali. Se saranno d’accordo i capigruppo, fa sapere il comunicato dell’amministrazione provinciale, sarà messa all’ordine del giorno della prossima seduta consiliare.

Il bilancio 2009 e quello 2010 sono stati infatti approvati dal presidente Antonio Andreucci e dal consiglio di amministrazione nominato su proposta di Ferrarese. Come mai questo cda e il collegio dei revisori non hanno ravvisato le dichiarate irregolarità e trucchi contabili? E perché non viene assegnata anche a loro la dovuta fetta di responsabilità obiettiva, se tali irregolarità esistono? Davanti a un giudice la faccenda ci finirà comunque, visto l’annuncio fatto a tutela della correttezza del proprio operato e della propria onorabilità sia dall’ex presidente di Cittadella, Vitantonio Gioia, che dall’ex direttore, Angelo Colucci.

“E’ stato ritenuto opportuno procedere alla trasformazione della forma societaria della Cittadella della Ricerca considerata l’obiettiva difficoltà economica di procedere alla copertura della perdita d’esercizio riscontrata o alla riduzione e contestuale aumento sopra il minimo legale del capitale sociale stante la riduzione delle disponibilità finanziarie derivanti dai continui tagli del Governo centrale nei confronti degli Enti locali nonché degli attuali vincoli derivanti dal patto di stabilità”, dice il comunicato della Provincia. Ben poco rispetto a quanto detto in aula.

E il Pd? Malgrado aumentino sempre più i segnali di un profondo disagio causato sia dalle procedure seguite per designare il candidato sindaco, che per il caso Cittadella (il documento pubblico di numerosi esponenti e dirigenti del Pd cittadino, la lettera aperta di Giuseppe Ferraro, responsabile provinciale dell’organizzazione, e adesso la reazione del capogruppo alla Provincia), da via Osanna nessun riscontro.

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