Domenica, 17 Ottobre 2021
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La Puglia non ha nulla da guadagnare dalle ricerche petrolifere. Ministro Guidi, desisti

Anticipo di qualche giorno il mio articolo settimanale su “BrindisiReport” perché mi ha colpito la vicenda delle probabili trivellazioni al largo delle isole Tremiti. In primo luogo, al solito, mi colpisce la fumosità della questione

Anticipo di qualche giorno il mio articolo settimanale su “BrindisiReport” perché mi ha colpito la vicenda delle probabili trivellazioni al largo delle isole Tremiti. In primo luogo, al solito, mi colpisce la fumosità della questione. Non ho ben capito se ha ragione la ministra Guidi a dire che non si tratterà di vere trivellazioni ma di sondaggi a 12 km dalle isole o il presidente della Regione Emiliano che ha lanciato l’allarme assieme a tutte le associazioni ambientaliste.

Devo confessare che in senso tecnico non sono “ambientalista” ( e neppure pacifista h24, ma qui il discorso è più lungo). Chiarisco: ogni volta che mi trovo di fronte a obiezioni “conservative” per grandi o piccole, ma significative, opere mi chiedo che cosa sarebbe il mondo di oggi se fossero state sollevate le stesse obiezioni per le Piramidi, per la Grande Muraglia, per la Torre Eiffel o i grattacieli di New York, per non parlare del canale di Suez o dell’autostrada del Sole che, con le lezioni del maestro Manzi in tv, completò il Risorgimento unificando la Nazione.

Sono interrogativi così, alla buona, solo per dire che non mi innamoro del “non fare nulla”. I marxologi sanno che il nostro filosofo preferito immaginò che nell’ultimo stadio delle vicende umane, a comunismo realizzato e a uguaglianza ottenuta , a ciascuno secondo i propri bisogni eccetera eccetera, l’uomo avrebbe combattuto la sua battaglia con la natura. Nel senso di trovare il modo di convivere con essa strappandole qualche cosa.

Nel mondo di oggi il tema è drammatico anche per ragioni positive. Popoli, nazioni e stati si sono affacciati all’industrializzazione, e pagano oggi il prezzo delle prime ciminiere di Manchester all’inizio della rivoluzione industriale. Il mondo si allarma se piove troppo o troppo poco, non ho capito se i ghiacciai si stanno sciogliendo, se l’estate fa caldo o più caldo (da piccolo a Bari e a Taranto dove mi recavo da mia nonna faceva caldissimo). Insomma, credetemi, non si capisce una mazza.

Però le trivelle, no. O ci dicono che lì c’è la stessa quantità di petrolio dell’Arabia Saudita per cui potremo costruire scuole, ospedali, mettere a lavorare milioni di giovani con la cedola petrolifera oppure lasciamo perdere. L’idea di un mare sporco  di petrolio, l’idea delle trivelle come panorama marino fanno abbastanza schifo. Si dirà che dall’altra parte dell’Adriatico forse non saranno così attenti. Noi dobbiamo esserlo.

Leggo che dobbiamo farlo per Lucio Dalla. No, lasciamo stare Lucio dov’è. Facciamolo per noi e i nostri figli e nipoti. La ministra dica a Emiliano che cosa ci guadagniamo con le trivellazioni in formato mignon o alla grande. Credo nulla. Allora, cara ministra, come si diceva in Miseria e Nobiltà: desisti.

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