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La governabilità: uno dei concetti-trappola per la sinistra

Trionfò la Terza Via, cioè il reaganismo dal volto umano che finì prima nelle sabbie irachene e afghane poi nei crolli di Wall Street. Ma la sinistra non se ne accorse. Ve ne fu una istituzionale, addirittura rappresentata dal Quirinale, che sostenne che tutto andava fatto secondo le regole delle burocrazie di Bruxelles

Tanti anni fa, in un momento di scoramento nella mia stagione politica pugliese, ne scrissi ad Alfredo Reichlin, che con Gerardo Chiaromonte, era per me un solido punto di riferimento.  Mi colpì che nella sua risposta mi incoraggiò ad andare avanti dicendomi che stavamo vivendo un momento di tale modifica di equilibri che sarebbe stato poco intelligente sottrarsi e non cercare di capire ed agire.

Ora siamo in uno di quei momenti. Ci si può sottrarre, ma poi ti resta niente in mano, neppure la delusione perché in qualche modo ti senti corresponsabile di uno sconvolgimento che parla proprio a te. E’  tornato uno di quei momenti in cui una persona di sinistra fa i conti con se stesso, con ciò che ha imparato, con i propri leader. A me vengono in mente cose complicatissime che però vi racconto in modo semplicissimo.

Parto dalla principale, perché da lì è iniziato tutto. Dall’89, quando tutto di ciò che di male, ma anche  un po’ di bene, si era costruito per dare una prospettiva alle classi lavoratrici crollò e crollò per ignominia con popoli che vissero quella stagione come noi vivemmo la Liberazione dal fascismo.

Si aprì nel mondo, e nella testa e nel cuore di ciascuno di noi, una frattura insanabile fra le nostre intenzioni, quel che volevamo fare per cambiare in meglio il mondo, e questo brutto finale  per cedimento strutturale di uno dei luoghi di riferimento, sempre meno di riferimento ma sempre luoghi della nostra storia.

Alcuni entusiasti e alcuni superficiali dissero che la storia era finita, non ci credettero i capitalisti, ci credettero come babbioni tutti i dirigenti della sinistra che d’improvviso scoprirono che non erano mai stati comunisti o lo erano stati così per dire, che diventarono mercatisti, anti-statalisti, persino interventisti nelle guerre nel cortile di casa.

Trionfò la Terza Via, cioè il reaganismo dal volto umano che finì prima nelle sabbie irachene e afghane poi nei crolli di Wall Street. Ma la sinistra non se ne accorse. Ve ne fu una istituzionale, addirittura rappresentata dal Quirinale, che sostenne che tutto andava fatto secondo le regole delle burocrazie di Bruxelles scambiando l’Europa per la sua casta e non accorgendosi che quell’Europa castale stava sulle palle  non solo ai populisti ma anche alla gente nostra.

Questa corsa all’accaparramento delle idee altrui ha avuto anche i suoi lati comici come la folla di ex dalemiani che sono diventati rottamatori- renziani - liberisti. C’è sempre il momento della miseria. Oggi i giochi sono fatti. Avrebbe detto De Gaulle: la ricreazione è finita. Chi  crede che ci aspettino venti anni di Grillo non ha capito che ci aspettano molti decenni di destra se saprà unirsi.

A meno che… a meno che non si rifaccia viva una sinistra che sappia criticare il capitalismo senza pensare a società palingenetiche, che combatta le diseguaglianze, che costruisca formazioni politiche radicate, partecipate, democratiche. Una sinistra che, se è costretta, sappia rifarsi le ossa dall’opposizione. La governabilità è uno dei concetti-trappola che va  cancellato per non morire, come sinistra. Se si cambia si governa, res sic stantibus, governino loro. 

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